"Pagine
corsare"
Notizie
La terra vista dalla
luna
di Pier Paolo Pasolini
terzo episodio del film Le streghe
Domenica 18 febbraio
alle 3.15 !! (di fatto nella notte tra domenica e lunedì...) il
film a episodi Le streghe, il cui terzo episodio è La
terra vista dalla luna di Pier Paolo Pasolini.
Nel film La terra vista dalla
luna sono narrate le avventure donchisciottesche di un padre e un figlio
(Ciancicato Miao e Baciù) che, dopo aver pianto la morte della moglie-madre
Crisantema, deceduta per avere ingerito funghi avvelenati, partono alla
ricerca di una Donna ideale, che possa diventare l'anima femminile della
loro baracca, sperduta in una radura piena di altre catapecchie.
I due incontrano dapprima
una vedova isterica che li prende a ombrellate, poi una prostituta; a un
certo punto pare che, infine, dopo tanto girovagare, abbiano trovato la
donna perfetta, ma si accorgono che si tratta solo di un manichino. Disperati,
padre e figlio continuano un viaggio senza più alcun senso, finché
incontrano una donna bellissima (Assurdina Caì, nel film interpretata
da Silvana Mangano) che appare ai due come una vera e propria dea. La donna
non risponde ad alcuna domanda e Ciancicato pensa che sia sordomuta. Alla
fine, Ciancicato le rivolge una richiesta di matrimonio alla quale Assuntina
acconsente.
Tornati tutti nella baracca,
in breve, grazie alle "virtù femminili" della donna, tutto si trasforma
e in breve la baracca appare come una ordinata e graziosa casetta. Cedendo
alla logica consumistica, però, Ciancicato e Baciù architettano
un "lavoro" che consentirà loro di farsi una bella casa. Tale lavoro
consisterà in questo: Assurdina, dall'alto del Colosseo, minaccerà
di suicidarsi se non verrà aiutata a sopravvivere. Padre e figlio,
intanto, raccoglieranno quattrini fra coloro che stanno assistendo alla
scena. Tutto procederà in questo modo, fino a quando la donna, scivolando
su una buccia di banana, precipiterà nel vuoto.
Ancora disperazione per
Ciancicato e Baciù che, dopo aver sepolto la donna, tornano alla
loro bicocca: in essa ritrovano Assuntina, muta e sorridente, che li aspetta.
I due, felicissimi, constatano che Assurdina, anche da morta, può
così continuare a svolgere tutte le funzioni che già assolveva,
e gioiscono: "È la felicità, è la felicità!"
Appare a quel punto la didascalia finale: "Essere morti o essere vivi è
la stessa cosa".
"La morale del film", scrive
Serafino Murri (Pier Paolo Pasolini, Il Castoro, Milano), "che l'autore
ci dice essere tratta dalla filosofia indiana, non è, come parte
delle critica militante fu portata a scrivere, 'rinunciataria o nichilistica',
poiché non c'è nessun accenno di pessimistico consenso con
quella affermazione: semmai, con fin troppa ironia, vi si ritrova un malcelato
invito a non accettare la logica imperante, ad essere lunari quel tanto
che basta per prendere le distanze dai tentacoli mostruosi del nonsenso
sociale e dei suoi schematismi da marionette. La forma fiabesca stigmatizza
dunque la falsità della vita, una vita perduta, sepolta in un mare
di grotteschi comportamenti e necessità secondarie".
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