| 1.
Persona
non grata - Inizio del radiodramma
All’inizio viene proprosto
l'annuncio in lingua ungherese. Poi si ascoltano spezzoni (in italiano)
di commenti giornalistici e di una intervista [alla signora Lollobrigida,
la persona che trovò il corpo di Pasolini sul litorale di Ostia] e contemporaneamente
i testi sono doppiati in ungherese. Viene poi recitata una poesia di Pasolini
il cui testo è qui di seguito riportato, con un accompagnamento musicale
composto da Molnár Csaba.
Vuei a è Domènia,
doman a si mòur,
vuei mi vistís
di seda e di amòur.
Vuei a è Domènia,
pai pras cun frescs piès
a sàltin frutíns
lizèirs tai scarpès.
Ciantànt al me spieli
ciantànt mi petèni.
Al rit tal me vuli
il Diàul pecioadòur.
Sunàit, mes ciampanis,
paràilu indavòur!
"Sunàn, ma se i vuàrditu
ciantànt tai to pras?"
I vuardi il soreli
di muartis estàs,
i vuardi la ploja
li fuèjs, i gris.
I vuardi il me cuàrp
di quan' ch'i eri frut,
li tristis Domèniis,
il vivi pierdút.
"Vuei ti vistíssin
la seda e l'amòur,
vuei a è Domènia
domàn a si mòur."
III.
Oggi è Domenica, domani
si muore, oggi mi vesto di seta e d’amore.
Oggi è Domenica, pei
prati con freschi piedi saltano i fanciulli leggeri negli scarpetti.
Cantando al mio specchio,
cantando mi pettino.
Ride nel mio occhio il
Diavolo peccatore.
Sonate, mie campane,
cacciatelo indietro! “Suoniamo, ma tu cosa guardi cantando nei tuoi prati?”
Guardo il sole di morte
estati, guardo la pioggia, le foglie, i grilli.
Guardo il mio corpo di
quando ero fanciullo, le tristi Domeniche, il vivere perduto.
“Oggi ti vestono la
seta e l’amore, oggi è Domenica, domani si muore.”
[Li letanis dal biel fì,
III, da Poesie a Casarsa (1941-43), in Bestemmia. Tutte le poesie,
a cura di Graziella Chiarcossi e Walter Siti, Garzanti, Milano 1993]
2.
Persona
non grata - Scena con Oriana Fallaci (Juli Básti), poi con Mauro Volterra
(János Bán) e il ragazzo (Zoltán Markovics)
[La scena si riferisce
alla controinchiesta condotta da alcuni giornalisti dell’”Europeo”
- si veda in particolare l’articolo di Oriana Fallaci riprodotto nella
pagina
qui collegata]
 
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Juli Básti
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János Bán
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Zoltán Markovics
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Il testo originale
è il seguente:
[Oriana Fallaci] La schermaglia
tra lui [il ragazzo] e Mauro Volterra [altro giornalista dell’”Europeo”]
durò circa mezz'ora, e cioè fino a quando il nostro collaboratore si
allontanò, deciso a ritrovarlo. Lo avrebbe ritrovato, infatti, due giorni
dopo. Il dialogo che segue si riferisce all'incontro di due giorni dopo.
[Ragazzo] «Ah, ma allora
nun ce semo spiegati! Nun hai capito che nun te vojo vedé, che nun te
dico gnente! Ma perché sei tornato? Lé, hai fatto un viaggio a voto.
Stai a perde tempo.»
[Volterra] Una cosa soltanto.
Lo sai dov'è la baracca di Pasolini all'Idroscalo?
[R.] «Sì che lo so. Te
potrei pure dì andove sta con esattezza. Ma nun te dico gnente. Capito?
Gnente! - Ma chi sa gnente! Stavo a scherzà!»
[V.] Sai anche chi erano
gli altri che l'hanno ammazzato?
[R.] «Ah! T'ho capito!
È questo che voj sapé: chi so' quell'altri.»
[V.] Si, gli altri due.
[R.] «Chi t'ha detto solo
due? Mannaggia, se te dicessi la verità fino alla fine, ce sarebbe de
fà un volume! Lé, io te saluto e me ne vado. Amici più di prima.»
[V.] Non andartene, via,
stai calmo... Non avere paura. Camminiamo un po'. Che t'importa se camminiamo
insieme per un po'.
[R.] «Vabbé... In fondo
mi sei pure simpatico.»
[V.] Dì, ma qui non si vedono
più quelli che hanno la motocicletta? Chi ce l'ha la motocicletta?
[R.] «Vuoi dire la Gilera
124? Quella ce l'ha il Roscio.»
[V.] Chi?
[R.] «Ma che me fai dì?
Me fai di quello che nun vojo dì! Te ne voj andà? Mo vedi come sono i
giornalisti? Te fanno le moine davanti e appena te revorti te fregano.
Te ne voi andà? T'ho detto pure troppo. Anzi nun t'ho detto gnente, capito?»
[V.] Senti, io non voglio
i nomi e i cognomi. Mica sono un poliziotto.
[R.] «Anche se nun sei
un poliziotto, come faccio a sapé che nun me voj mette in mezzo, che nun
me voj denuncià, che nun ciai quarcun altro appresso? E sai che te dico?
Come faccio a esse certo che nun sei un poliziotto, che sei un giornalista
peddavvero?»
[V.] Ecco la mia tessera
di giornalista. E, se non ci credi, vieni al giornale. Ci mettiamo in una
stanza e parliamo là.
[R.] «Manco pe' gnente!
Così da quella stanza nun esco più. Al giornale me vedono in troppi.
E tu... Ma tu me voj fa' ammazzà! Me voj fa' finì con na pistolettata
in bocca! Te lo voj mette en testa che se parlo m'ammazzeno?!? Ascoltame,
lé: io te la direi la verità. Te la direi tutta, perché me sta qui.
Però se la dico me pijo la pistolettata in bocca. E nun ce riesco! Nun
ce riesco!»
[V.] Provaci.
[R.] «Ora ciò da fà.
Vedemoce domani.»
[V.] D 'accordo.
[R.] «Però se parlo nun
te dico tutto, t'avverto. Te dico mezza verità e basta, capito? Perché
se te dico tutta la verità intera, poi te devo sparà a te. Te devo sparà
in bocca.»
3.
Persona
non grata - La fase finale del radiodramma
Vengono annunciati
i nomi degli attori e produttori del lavoro radiofonico, compresi i ringraziamenti
alla curatrice di “Pagine corsare” [che a sua volta ringrazia…].
La musica di sottofondo è del compositore ungherese di fama mondiale László
Hortobágyi.
IL
SITO WEB DELLA RADIO UNGHERESE
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