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"Il primo amore": "Riapriamo il caso Pasolini" La testimonianza di
Gianni Borgna
Era il giugno 2005 quando, l'allora assessore alla Cultura al Comune di Roma, Gianni Borgna, insieme al sindaco Walter Veltroni decise di costituirsi "parte offesa" nella morte di Pierpaolo Pasolini, avvenuta nel 1977. "I parenti più prossimi di Pasolini erano morti, e pensammo di seguire la stessa procedura avviata dal comune di Bologna per la strage del 1980 - spiega il presidente della fondazione "Musica per Roma" - io personalmente trovo scandaloso che non si sia mai fatta una indagine seria sull'omicidio". Borgna ricorda i dubbi della prima ora, la macchina dello scrittore lasciata all'aperto incustodita, il poliziotto che, dopo alcuni giorni, la rompe andandoci a sbattere contro un palo, e soprattutto la testimonianza, sul letto di morte, di Sergio Citti, il primo a girare un reportage all'Idroscalo nelle ore successive al delitto. "Anche la ricostruzione ufficiale della rissa sessuale non regge - dice Borgna - con Lucarelli siamo andati a rileggerci le testimonianze dei ragazzi che erano con Pelosi, e che affermano che Pier Paolo non era in vena di "adescare" nessuno: appena gli si avvicinarono si chiuse bene in macchina e disse che aveva un appuntamento importante". Un appuntamento, come aveva spiegato a Ninetto Davoli, che aveva preso con chi doveva restituirgli alcune parti rubate di un suo lungometraggio. "Citti mi disse sempre di aver manifestato apertamente di essere a conoscenza di alcuni particolari riguardanti quella sera maledetta. La cosa assurda è che in trent'anni a nessun magistrato è mai venuto in mente di interrogarlo - conclude Borgna - è ancora più inquietanti che alcuni quotidiani scrissero addirittura, mentendo, che Citti aveva incontrato gli inquirenti, e poi ritrattato".
Roberta Lemma in "Comincia l'Italia" Giorgia Catapano, Agenzia Internazionale Stampa Estera Sara Regimenti, Redazione di Roma One INOLTRE:
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