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Saggistica L'«impegno»
di Cassola
Nel primo numero del nuovo settimanale, Cassola avrebbe voluto affidare, con un editoriale, a Pasolini il compito di spiegare in quale modo andava intesa “questa abusatissima parola” che riecheggiava nel titolo della testata. Sono le carte di Pasolini (custodite nell’archivio del Gabinetto Vieusseux di Firenze), tra quelle dei vari interlocutori, a restituire in forma dettagliata le caratteristiche della “Proposta di un settimanale”, in coda al dattiloscritto inviatogli da Cassola in data 30 ottobre 1975, due giorni prima che il regista e scrittore venisse ucciso all’idroscalo di Ostia. Il dattiloscritto chiarisce le intenzioni di Cassola: «Qualcuno si stupirà che sia proprio io a proporre un’azione comune: io che passo per un solitario e per un disimpegnato. Non vi starò ad annoiare con le ragioni che mi hanno fatto cambiare alcune idee che avevo un tempo. Tra l’altro - scriveva Carlo Cassola agli intellettuali a cui sottoponeva il progetto del settimanale - mi sono convinto che solo un’azione comune della cultura, diciamo meglio, che solo il risorgere della cultura impegnata può risanare una situazione politica destinata a stagnare e alla fine a produrre il peggio. La politica lasciata a se stessa diventa solo una questione di potere. Solo una contestazione più ampia e profonda (che non sia esclusivamente giovanile; e che non sia esclusivamente marxista, per di più vincolata a una particolare interpretazione e applicazione del marxismo) può salvare l’umanità dalla rovina. Sia chiaro - conclude Cassola - che io non disprezzo il giornalismo, lo considero anzi un momento essenziale della cultura: quello della divulgazione. È da anni che penso a un settimanale di cultura: riempirebbe un gran vuoto e avrebbe quindi grande spazio».--------------------- Carlo Cassola (Roma, 17 marzo 1917 - Montecarlo, 29 gennaio 1987) è stato un importante scrittore e saggista italiano. Dal suo romanzo La ragazza di Bube (1960), che ricevette il Premio Strega, fu realizzato nel 1963, da Luigi Comencini, il film omonimo e, sempre nel 1963, dal racconto La visita, il film diretto da Antonio Pietrangeli. L'educazione scolastica del futuro scrittore fu regolare, anche se l'esperienza della scuola verrà in seguito considerata un fallimento, tanto da fargli scrivere, nel 1969, "Scuola di criminalità, ecco cos'è la scuola oggi, non solo da noi ma dappertutto. E la colpa risale alla cultura laica o religiosa che sia. A questa grande spacciatrice di droghe; a questo autentico oppio del popolo". Per scoprire il piacere della letteratura e sentirla come una cosa viva dovrà scoprire gli scrittori contemporanei da solo o con l'aiuto di qualche amico che frequenta quando, nel 1932, l'anno in cui muore Dino Campana, egli si iscrive alla prima liceo e si avvicina al gruppo dei novisti.da cui si allontanerà definitivamente nel 1936. Nel 1937 Cassola scrive i suoi primi racconti, che verranno in seguito raccolti in volume, e uno di questi, Paura e tristezza, uscirà nell'agosto su "Il Meridiano di Roma". Si laurea nel 1939 discutendo una tesi in Diritto civile, una scienza che non gli era mai piaciuta e che non lascerà nessun segno nella sua personalità culturale. Sempre nel 1939 Cassola inizia a frequentare un gruppo di fiorentini tra i quali Romano Bilenchi, Franco Fortini, Franco Calamandrei, Ferruccio Ulivi, Paolo Cavallina, allora direttore della rivista "Rivoluzione", e grazie a questi contatti riesce a pubblicare altri tre racconti, La visita, Il soldato, Il cacciatore su la rivista "Letteratura". Da quel momento, Cassola inizia a collaborare alle riviste "Corrente", "Frontespizio", "Letteratura" e presto riceve l'invito di Alessandro Bonsanti di fargli pervenire tutti i racconti che scriveva. I racconti inviati verranno poi raccolti e costituiranno nel 1942 il volumetto La visita, nelle edizioni di "Letteratura". Nel 1942 partecipa ad un concorso per la Cattedra di Storia, Filosofia e Pedagogia nei licei classici e scientifici e negli istituti magistrali e inizia la sua attività di insegnamento prima a Foligno e poi a Volterra. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Cassola inizia a prendere contatti con i gruppi comunisti più attivi nel volterrano e insieme a loro partecipa alla resistenza e di questa esperienza abbiamo testimonianza nel racconto lungo a carattere autobiografico, Fausto e Anna. Dopo la Liberazione, avvenuta in Toscana nel 1944, lo scrittore si iscrive al Partito d'Azione nel quale rimane fino al suo scioglimento nel 1946. Dal 1942 al 1946 la produzione scritta di Cassola si interrompe ma nel 1946 egli riprende a scrivere e nello stesso anno pubblicherà in quattro puntate su "Il Mondo", rivista quindicinale diretta da Bonsanti e Montale uscita a Firenze dopo la Liberazione, il racconto Baba, che contiene pieni caratteri resistenziali. Da 1945 al 1949 Cassola fa parte della redazione de "La Nazione del Popolo", rivista del Comitato Toscano di Liberazione, e collabora attivamente al "Giornale del Mattino" e a "L'Italia Socialista". Il 1949 è per lo scrittore un anno di forte crisi umana e letteraria. Muore la moglie e Cassola mette in discussione la poetica esistenziale sulla quale aveva basato, fino a quel momento, il suo lavoro di scrittore. Nasce, dal suo dolore e dai suoi ripensamenti letterari, un nuovo modo di scrivere che sfocerà in uno tra i suoi testi più validi Il taglio del bosco. Il testo incontra però difficoltà per trovare un editore, fu infatti rifiutato da "Botteghe Oscure", da Einaudi e uscì solamente nel 1950 su "Paragone" e in volume nel 1954 presso Fabbri. Nel periodo che va dal 1953 al 1957 la narrativa è ormai il centro della carriera di scrittore di Cassola che, desideroso di essere libero da ogni norma precostituita, si appoggia ad una poetica che nasce dall'esperienza, sempre in lui molto viva, dell'antifascismo. Nel 1958 Cassola con Il
soldato pubblicato da Feltrinelli vince il Premio Salento, esce la
seconda edizione riveduta di Fausto e Anna e nel 1959 Il taglio
del bosco che comprende tutti i racconti lunghi e i romanzi brevi.
Il 1960, con l'uscita del romanzo La ragazza di Bube che ebbe molto
successo e si aggiudicò il Premio Strega, segna il punto più
alto del successo dello scrittore.
La critica di Pasolini e delle nascenti avanguardie Proprio in occasione della presentazione dei libri per il Premio Strega, Pier Paolo Pasolini che presentava quell'anno Italo Calvino, in un epigramma La morte del realismo (nel quale è evidente il continuo richiamo a Cassola), sosteneva il sopravvento dei "neopuristi", dei "socialisti bianchi", della "elezione stilistica" e denunciava la "restaurazione nello stile" e ricordava con nostalgia "l'impuro Realismo/ sigillato col sangue partigiano/ e la passione dei marxisti", rammentava il Realismo e la sua ideologia "nella luce della Resistenza", "Quando il fascismo era vinto,/ pareva vinto il Capitale". Pasolini sostiene che al momento tutti si sentivano in dovere di dare il loro colpo al Realismo, ma che il colpo peggiore era stato proprio dato da Cassola perché era loro sembrato che egli fosse dalla parte del Realismo. L'epigramma di Pasolini è un anticipo della reazione antineorealista che verrà da Edoardo Sanguineti nel Convegno del Gruppo 63 a Palermo insieme alla critica di Giorgio Bassani che, in modo poco lusinghiero, parlava di "Liala '63" riferendosi a Cassola. L'accusa colpiva un Cassola già mutato rispetto allo scrittore di Fausto e Anna e della Ragazza di Bube ed egli iniziò, già dal 1961 ad operare una revisione nella sua visione letteraria ripudiando completamente tutto il periodo dell'impegno legato alla resistenza e ritornando alla primitiva poetica. In questo modo nasce un Cassola arricchito, ne è testimonianza Un cuore arido del 1961, che conserva ma nello stesso tempo allarga la misura del romanzo con tutte le tecniche di sviluppo dei fatti e dell'intreccio. Nel 1961 lo scrittore lascia l'insegnamento e, tranne la collaborazione con i Fogli di Diario del "Corriere della sera", egli si dedica solamente alla scrittura delle sue opere, dimostrando quello stesso disimpegno che aveva coinciso in gioventù con l'abbandono degli interessi politici. Uscirà così nel 1964 Il cacciatore, nel 1968 Storia di Ada, che comprende La maestra e Tempi memorabili. Nel 1971 lo scrittore è colpito da grave crisi cardiaca e si trasferisce a Marina di Castagneto dove, ripresosi, nella tranquillità del luogo continua la sua attività scrivendo e pubblicando molte altre opere. Carlo Cassola pur vivendo nel periodo del neorealismo non ne accettava completamente la poetica perché riteneva che l'utilizzo del linguaggio popolare e pertanto del dialetto fosse da condannare in ambito letterario. Lo scrittore si considera un realista ma rifiuta il metodo del Naturalismo e rifiuta la ricerca degli "spaccati sociali" tipici del Neorealismo. A questo proposito egli scriverà: "Mi ritengo uno scrittore realista nel senso che amo la realtà e non desidero evaderne. Nel senso che amo il mio tempo. Nel senso che non ho una mia mitologia o se la ho, è una mitologia legata al mondo moderno. Se poi mi ci si vuole proprio appiccicare un'etichetta, allora mi si appiccichi quella di sublimare. Qualsiasi altra, la rifiuto". I due temi fondamentali di Cassola sono la vita e la felicità. Nelle sue opere vuole rappresentare la vita e vivere vuol dire per lo scrittore e quindi per i suoi personaggi compiere i piccoli gesti di ogni giorno, intrecciare semplici rapporti, cercare di non perdere il dono della vita. Quindi la vita è legata alla felicità e vivere vuol dire essere felici e si è felici quando si riesce a cogliere la felicità in brevi attimi. Il linguaggio e lo stile che Cassola utilizza è semplice ed essenziale, così come lo è l'organizzazione dei contenuti dove si vede in che cosa consiste il suo antinaturalismo. [fonte: Wikipedia]
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