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"Pagine corsare"
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Alaluna
Una scultura di Nino Ucchino
dedicata a Pier Paolo Pasolini
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A Sant'Alessio Siculo, cittadina presso Messina, lo scultore Nino Ucchino ha posto nel 1994 una sua opera, "Alaluna" (vedi foto sotto), in onore di Pier Paolo Pasolini. Quella che segue è una nota del critico d'arte Francesco Gallo.
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Una scultura in omaggio a Pier Paolo Pasolini, un testimone messo lì a memoria perenne dell’intelligenza, della fantasia, dell’invenzione. Nino Ucchino chiamato ad interpretare l’opera di un artista di icone viventi si è ispirato all’epilogo di tutta una vita. Lo ha fatto seguendo il suo itinerario di sempre, seppure adattandolo al suo personale modo di vedere il mondo Un mondo titanico, fatto di modificazioni forti della materia, ottenute con una modellazione dì materiali resistenti, vigorosi per intima consistenza, espansivi per la capacità di acquisire una vita autonoma a contatto con lo spazio e con I’ambiente. L’opera dà forma e visibilìtà ad un’idea totalizzante del dramma, di cui riveste i panni metallici e dolenti.
Ucchino verso Pasolini, come incontro tra progettualità visibile e permanente, con gestualità e parole passate con la velocità di una vita spezzata. Ma, appunto per questo capace di essere rafforzata dalla testimonianza della tragedia, della carne e del sangue. Non si tratta, certo, per Ucchino di restituire nessuna immagine dì Pasolini, che sarebbe vuota e retorica, quanto di costruire un universo parallelo, capace di meno sfuggevolezze, di meno sfumature, di ergersi però a metatora della memoria, come antidoto ad ogni voluttà d’annientamento.
Pasolini rappresenta un odio e un dolore per lo spirito contemporaneo, un amore e una gioia, a seconda della prospettiva con cui si guarda all’uomo, all’artista, alla tempesta di una esistenza finita in tragedia, alla contaminazione di una poesia influenzata dalla durezza di una narrazione. E più s’allontana nel tempo del suo tempo e più si dilata nel campo delle incertezze seminate, appare ristretta la collocazione e la denominazione che gli è stata data.
Si propone ogni volta un Pasolini inedito, sia quando lo è veramente e un nuovo frammento appare dal buio per aumentare il nostro caos, combinando i punti cardinali e le rassicuranti certezze, sia quando Il cammino della nostra vita sconvolge i nostri idoli, ampliando o riducendo la caverna delle nostre ombre e dei nostri miti.
Nella veste dell’immaginario il suo nome si compone come un numero segreto, combinabile come il responso di un sibillino auspicio, che ognuno interpreta secondo il proprio umore, spostando le regole del sapere su questo o su quell’aspetto. Ed avviene così che tutto diventa simbolico o premonitore, e fa passare da un piccolo varco anche quello che non potrebbe mai passare, perché ingombrante o perché addirittura inesistente. Ognuno può costruire il proprio Pasolini, raccogliendo o inventando una reliquia da possedere e mostrare come autentica della propria interpretazione e come teoria (in senso etimologico) del proprio pensiero. Pasolini di tutti, di ottimisti e pessimisti, di progettisti babelici e nichilisti senza speranza, Pasolini come diletto e strazio di una cultura dello squartamento, perché ognuno ne abbia un pezzo e nessuno debba mostrare la propria squallida povertà.
Ucchino vede Pasolini come un puro riferimento concettuale, intercambiabile come uno spirito folle che non riflette la propria corposità nello specchio. 
L’incontro avviene nella supposizione di un nome a cui accostare la propria opera in cui il riferimento è fatto nel nome della fantasia, della ricostruzione inventata di un senso dilatato dei valori tattili, dl quelli corposi, viscerali, tonali, fatti passare attraverso le venature calde che hanno saldata le gelide lamiere. E su questi si sono innestate le decorazioni di una lunarìtà che si rivolta ai richiami dell’astrazione e si volta alla seduzione di un sesso allusivo e di un erotismo simbolico. In una copula che unisce il basso con l’alto, un’idea del cielo con una realtà della terra, e tutto diventa un gioco entro cui le identità diventano cose, e le cose sembrano altro da quello che sono e fanno pensare ad uno scambio emblematico, ad una allusione oltre la lettera, ad una allegoria in lotta con lo stereotipo.
Ucchino si aggira intanto al fantasma di Pasolini, come potrebbe aggirarsi nei dintorni di un fIatus voci, senza restituire alcun credito e senza autorizzare alcun debito, scorrendo le rette e le curve di un proprio discorso che non è indifferente alle cose del mondo, ma non è disponibile ad un realismo positivo, ad una illustrazione del tema, ad una propria negazione di concettualità in nome del monumento.
Pasolini è visto in nome di una comunione di passato presente futuro, nel tempo reversibile dell’arte, della citazione, della trasgressione, della scrizione. Pasolini vive il mondo e muore alla vita come ad un grande copione scritto in precedenza, provato e riprovato nella pagina e nello schermo, per poi essere preso a calice pieno nel giovedì di passione e nel venerdì di morte. Da Mantegna a Caravaggio, da Sade a Boccaccio, l’itinerario delle approvazioni non conosce ostacoli di retorica e d’ironia,  attraversando nomi e lacrime, santità e coprofagie, tutto per connotare una grande contraddizione, grande come un vaso di frammenti sparsi come illusioni, ai quattro venti. Per mettere in scona la precaria condizione della lingua e dello stile, regredibili per tutto il percorso della civiltà, fino al rito della confusione, della dell’astrazione, dell’uccisione per amore, dell’annegamento nell’orgia furente, nell’odio. E poter dire di avere trasgredito ad ogni consegna, ad ogni performance, stando in un luogo sempre diverso, per perversione e imprendibilità, senza mai rinnegare l’essere se stesso tra le tante maschere. 
Ad Ucchino è toccato il compito della reductio ad unum, dell’impossibilità che si erge dal fondo, dallo squarcio che sale dal buio fino a dove arriva la luce e si stringono i legami tra l’invisibile dalle mille suggestioni e il visibile dalla poderosa espressione Con gli abiti della festa, per imporsi alla vistosità del paesaggio, dove s’alternano le decorazioni che danno pienezza alla gioia con le ossature scarnificate, connotano i costumi della morto, ma significano anche il trionfo della vita, attualità o memoria, corpo e spirito, attraversamento e contemplazione.
Francesco Gallo
 

Alaluna, una scultura di Nino Ucchino
 

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