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"Pagine corsare"
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Addio a Silvana Mauri
testimone della cultura del Novecento.
Brani di una lettera di Pier Paolo Pasolini
Silvana Mauri - 10 febbraio 1950

Il 23 giugno 2006 è morta a Milano Silvana Mauri, aveva 86 anni ed è stata una delle testimoni della cultura milanese del secondo Novecento, come documenta il suo libro Ritratto di una scrittrice involontaria recentemente pubblicato da Nottetempo, a cura di Rodolfo Montuoro. 

Era nata a Roma nel 1920, ha lavorato, dal 1943, per quarant'anni anni per la casa editrice Bompiani e da oltre venti per la Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri. Nel 1950 aveva sposato lo scrittore Ottiero Ottieri, è la madre di Maria Pace Ottieri. 

Per tutta la vita i suoi innumerevoli amici l'hanno rimproverata per non aver scritto tutto ciò che aveva vissuto, da quando nel 1943 Valentino Bompiani, fratello di sua madre, la chiamò a lavorare in casa editrice. In realtà aveva sempre scritto, perchè Bompiani la costrinse da subito a tenere un diario, che è ora la parte centrale del suo libro. 

Sono pagine, quelle ora raccolte in Ritratto di una scrittrice involontaria, in cui si testimonia l'esperienza della guerra vista dalle stanze della casa editrice, le fughe di Vittorini, gli andirivieni di Antonio Banfi, i corpi fucilati per la strada, il 25 aprile vissuto ora per ora, prima di rivelarsi come il giorno della Liberazione, e, nell'ufficio dell'editore, la nascita del Piccolo Teatro di Milano. 

Il libro è diviso in tre parti: Ricordi, lettere e sogni; Diario editoriale (1944-'45);  Ritratti e conversazioni. E ancora, nel corso degli anni, tornano vivi in queste pagine ricordi, lettere, sogni, ritratti e conversazioni, la vicenda d'amore con Ottiero Ottieri, che diventerà suo marito, l'arrivo alla Bompiani di giovani promettenti come Umberto Eco, Mario Spagnol o Eric Linder, l'amicizia con Camilla Cederna, Franca Valeri, Ernesto Rogers, la collaborazione con Alvaro, Cesare Zavattini, Cathy Berberian: insomma gran parte della cultura del nostro secondo Novecento, che a Milano, specie nell'immediato dopoguerra, ha avuto il suo fulcro innovatore. 

Su tutti risalta comunque un nome particolare e ricordato con struggente affetto, quello di Pier Paolo Pasolini: ''Come è accaduto che io, ragazza borghese, senza radici paesane, eterosessuale, e lui allora, tutto pervaso e raccolto di poesia casarsese... studente diligente, omosessuale, ci siamo inseguiti per tutta la vita, scritti, raccontati, raggiunti... dentro la sua vita che sempre più si separava dalla mia?'' Di lui Silvana Mauri scrive: "Era onnivoro: di facce, di gesti, di paesaggi, di odori, del passato, del presente, di letteratura, di linguaggi e di azioni, di ciò che era compiuto e di ciò che era incompiuto, nel suo vitale divenire. Del sublime e dell’orrido dell’uomo". Ai tempi della guerra ricorda "Ci scrivevamo quasi ogni settimana o quasi ogni giorno. Le mie lettere sono andate perdute", mentre, annota con tristezza, le sue "non mi appartengono".

E poi la nascita e l'essersi dedicata a animare quella iniziativa particolare e di alto livello che è la Scuola per Librai Mauri presso la Fondazione Cini a Venezia. ''Non posso certo dire di avere una vecchiaia tragica'', concludeva recentemente i suoi ricordi Silvana Mauri, ancora nel nome di tanti amici, ''e anche i figli, i nipoti. Ora vivo d'amore per loro''. 

Ritratto di una scrittrice involontaria si addensa progressivamente in una scrittura diretta, riflessiva e colloquiale insieme, che per certi versi supera, annulla ogni astrazione artificiosa, tanto da disporsi sulla pagina come un rendiconto oggettivo (e, in parte, lo è per l'impostazione originaria nella forma di diario tutto contingente) e da sublimarsi in un racconto continuamente interrotto, ma anche puntualmente riaperto, continuato in un flusso di memoria che tutto ingloba, tutto testimonia con alacre, crescente schiettezza.

Brani da una lettera di Pier Paolo Pasolini
a Silvana Mauri, 10 febbraio 1950
 
[...] La vita sessuale degli altri mi ha fatto sempre vergognare della mia: il male è dunque tutto dalla mia parte? Mi sembra impossibile. [...] La mia vita futura non sarà certo quella di un professore universitario: ormai su di me c'è il segno di Rimbaud o di Campana o anche di Wilde, ch'io lo voglia o no, che gli altri lo accettino o no. È una cosa scomoda, urtante e inammissibile, ma è così: e io, come te, non mi rassegno. [...] Io ero nato per essere sereno, equilibrato e naturale: la mia omosessualità era in più, era fuori, non c'entrava con me. Me la sono sempre vista accanto come un nemico, non me la sono mai sentita dentro. [...] Aggiungerò ancora subito su questo argomento un particolare: fu a Belluno, quando avevo tre anni e mezzo (mio fratello doveva ancora nascere) che io provai per la prima volta quell'attrazione dolcissima e violentissima che poi mi è rimasta dentro sempre uguale, cieca e tetra come un fossile. [...] Tu sei stata per me qualcosa di speciale e di diverso [...] Da quando mi hai aperto la porta a Bologna, [...] e mi sei apparsa sotto la figura di una madonna del duecento [...] tu sei sempre stata per me la donna che avrei potuto amare, l'unica che mi ha fatto capire che cosa sia la donna, e l'unica che fino a un certo limite ho amato. [...] Nel mio ultimo biglietto ti ho scritto che tu eri l'unica, fra tutti i miei amici, con cui mi riusciva di confidarmi: e questo semplicemente perché sei l'unica che io ami veramente, fino al sacrificio. Per te, per esserti di conforto, farei qualsiasi cosa senza la minima ombra d'indecisione o di egoismo.

Pier Paolo Pasolini, Lettere 1940-1954 - Con una cronologia della vita e delle opere a cura di Nico Naldini - Einaudi, Torino 1986.

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IMMAGINI: Silvana Mauri nel giorno del suo matrimonio con Ottiero Ottieri; Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Ottiero Ottieri.
  


Addio a Silvana Mauri, testimone della cultura del Novecento
 

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