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"Pagine corsare"
Notizie

Cinema, teatro, spettacoli, libri,
CD e mostre In Italia e all’estero
2009

Cremona
Teatro “Il Filo”
Italiopoli
Oliviero Beha
13 gennaio 2009

Che Italia abbiamo sotto gli occhi? Meglio, peggio di trent’anni fa? E quest’Italia “scandalosa” riassunta in un neologismo atroce come 'Italiopoli', alla letterà “città Italia”, nello spirito e 
nell’accezione comune ormai “pasticcio Italia”, è figlia di quella di Pasolini?
Il "Filo" ospita "Italiopoli", interpretato da Oliviero Beha, Daniela Coelli (attrice cremonese) e Paola Cerimele, nell'ambito della rassegna "Quando la Storia è di scena. 
"Più di trent’anni fa, in effetti, per aver descritto l’Italia contemporanea Pier Paolo Pasolini venne infilato in una busta di cellophane quasi fosse il reperto di un delitto ed etichettato come decadente. Ebbene - a parlare è Oliviero Beha -  ho intenzione di lacerare quella busta non tanto dal punto di vista del poeta assassinato quanto dell’oggetto della sua descrizione di allora. Cioè l’Italia, ma di oggi. Vista dalla mia finestra, infatti, dalla finestra di una persona che fa comunque un lavoro pubblico pur essendo forse il “clandestino più noto in circolazione”, la realtà del mio paese mi sembra aver finalmente raggiunto e forse ormai superato Pasolini e le sue parole, aggiornandole quotidianamente in qualunque campo. Siamo in una palude, la palude di “Italiopoli”, lo scandalo di un Paese intero. Il confronto è tra l’Italia degli anni ’70 e questa, tra il modo di raccontarla di allora e quello di oggi..Per esempio il formidabile monologo pasoliniano sul potere e l’informazione,”Io so chi sono i responsabili…” ecc., va modificato oggi in un altrettanto forte “Io so, ma anche voi sapete se solo volete”, ecc., dal momento che è ormai centrale in Italia e sul pianeta la questione dell’accesso alle notizie, all’apparenza molto più semplice di prima ma controbilanciata da una sempre minore consapevolezza. Non si sa di sapere, insomma. E questa impostazione vale per l’intera ricognizione delle nostre macerie. E’ l’Italia del basso impero, della regressione culturale, della prostituzione accettata, promossa e valorizzata come forma di realismo cinico, della mercificazione più spinta in cui lavoro e denaro non hanno quasi più nulla a che fare l’uno con l’altro. L’Italia di Berlusconi, ma soprattutto della berlusconizzazione, in cui due schieramenti si affrontano con le armi tra i denti ma in un sentore di oggettiva complementarietà che rende sempre più spesso la politica quasi indistinguibile sbiadendone il senso. L’Italia che vive della tv ormai come fine - di comunicazione di massa - e non come mezzo, palcoscenico che tende a sostituire la realtà e a far ritenere una vita degna di essere vissuta solo se “pubblica”. È in una parola un’Italia che Pasolini prefigurava tentando di esorcizzarla e che invece ci ha travolto. Metto dunque in scena il mio malessere per una degenerazione che ha decisamente oltrepassato il concetto pasoliniano di mutazione antropologica: allora lui lo trasfigurava poeticamente, oggi è la didascalia di ogni tipo di cronaca quotidiana. Ma poiché si tratta pur sempre di noi come materia prima, prima di essere ingoiati dalla palude forse va tentata qualche operazione di bonifica. Almeno a teatro.

Parma
Teatro alla Corte di Giarola
La notte delle lucciole
Marco Baliani e Roberto Andò
21-22 febbraio 2009

Bari
Teatro Kursaal
Marco Baliani e Roberto Andò
La notte delle lucciole
7 marzo 2009

Napoli
Nuovo Teatro Nuovo
La notte delle lucciole
Atto unico di Roberto Andò da 
Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini
Roberto Andò e Marco Baliani
dal 13 al 22 marzo 2009

Avellino
Teatro Carlo Gesualdo
La notte delle lucciole
Roberto D’Andò e Marco Baliani
13 marzo 2009

Chiasso (Svizzera)
Cinema-Teatro di Chiasso
La notte delle lucciole
Roberto Andò e Marco Baliani
1° aprile 2009

Rivoli (Torino)
Teatro di Rivoli
La notte delle lucciole
Roberto Andò e Marco Baliani
2 aprile 2009

Marco BalianiEretici nell'Italia di allora, incredibilmente attuali nell'Italia di oggi: gli scritti di Sciascia e Pasolini sono tornati a vivere con lo spettacolo di Roberto D'Andò e Marco Baliani. La notte delle lucciole diventa un luogo metaforico dove due figure tra le più rappresentative della cultura nel nostro tempo sono poste l'una di fronte all'altra in un confronto di riflessioni e di pensieri; un dialogo immaginario sulla vita, sulla società e sul potere che logora gli uomini e li rende ciechi di fronte alla realtà. Lo spettacolo diventa una fonte ricca di pensieri acuti e intelligenti, frammenti intrisi di osservazioni sulla complessità dell'esistenza e sui meccanismi segreti della vita. Marco Baliani interpreta il ruolo di Leonardo Sciascia attraverso il suo corpo, la sua voce, e soprattutto la sua anima, creando una sorta di analisi all'interno del suo personaggio. L'azione si svolge in un'aula scolastica, dove un maestro - memoria degli anni in cui Sciascia fece il maestro elementare a Racalmuto - racconta ai suoi allievi, disorientati e disadattati, il senso della vita. In questo luogo viene rappresentata la tragedia della vita, della sofferenza e della sopraffazione, ma anche la voglia di riscatto di una società che per troppo tempo è stata lasciata nell'oblio, ed il riscatto può e deve avvenire attraverso il pensiero intellettuale che deve capire e parlare; "le lucciole" della ragione, dell'indignazione, dello spirito critico devono tornare a far splendere la propria luce. Uno spazio che di volta in volta assume, attraverso la parola e l'azione, le sembianze dolenti e allucinate della zolfara, o del Parlamento, o l'oscurità fantasmatica di un luogo squarciato dai lampi di un pensiero intriso di pena, ma inesorabile nel suo ragionare per l'uomo. In questo spazio metamorfico dell'aula, oltre al narratore - Baliani - un vecchio e sei bambini giocano il gioco eterno e immutato del boia e della vittima, del servo e del padrone, del candore e della follia. Ma è Sciascia, attraverso il racconto in prima persona, attraverso la parola testimoniale, a muovere in forma di veglia questa fuga su Pasolini (visto come un fratello), dando alle sue parole il carattere di una estrema riflessione sulla morte, sulla scrittura come inesorabile contestazione del potere della morte, del suo prestigio, formulando la più limpida intonazione dell'impegno, laicamente inteso. Teatro politico, dove la parola serve a stanare il pensiero nascosto e la menzogna, senza rinunziare all'interrogazione sul mistero esistenziale. Uno spettacolo poetico e politico che immagina una notte di veglia in cui Sciascia conversa a distanza con Pasolini, due protagonisti della parola e del pensiero che, attraverso un immaginario dialogo amicale a distanza, diventano messaggeri di una lucida investigazione. Marco Baliani è affiancato in scena da Coco Leonardi e da Andrea Martorano, Umberto Nesi, Felice Panico, Armando Pizzuti, Alexandre Vella. Le musiche sono a cura di Marco Betta, le scene, le luci e i costumi di Gianni Carluccio

Roma
Mocobo
Mostra: Martina Donati
Passaggi di tempo
6 marzo-3 aprile 2009

La mostra è un viaggio nella poesia e nel tempo dell’arte che Pasolini ha attraversato, un cammino visionario dentro una pellicola che respira di pittura, di vita, di reale. Vi sono rappresentate due fasi della poetica pasoliniana. La prima fase “citazionista” dove il poeta e cineasta riporta sul grande schermo citazioni e fermi immagine di dipinti e personaggi dell’arte medievale e manieristica, troviamo così “La deposizione” di Pontormo (La ricotta), “Il ragazzo con il cesto di frutta” di Caravaggio (Mamma Roma), “L’ultima cena” (Mamma Roma), “Cristo morto” di Andrea Mantegna (Mamma Roma), “La maja vestida” di Goya (Accattone) e molte altre. La seconda fase, “dei volti”, parte dalla frase di Pasolini in cui sostiene: "Prendo gli attori dalla strada, perché devono rappresentare quel che le loro facce esprimono", e in virtù di questa dichiarazione si attraversa la cinematografia e la ricerca antropologica di Pasolini e dei suoi ragazzi e uomini che col tratto dei loro sguardi ci riportano ad un tempo che non c’è più. 
Martina Donati, inoltrandosi in un territorio complesso e non certo facile da affrontare, riesce a riprodurre in modo magistrale attraverso il processo calcografico - di cui è visibilmente maestra - l’asprezza e la profonda umanità dei volti pasoliniani. Lei riesce a trasmetterci una sofferenza interiore disperata che da un lato ci rimanda alle vittime tutte della II guerra espresse da Khäte Kollwitz, ma a ben vedere da vicino in ogni singola incisione ogni fruitore può improvvisamente riconoscersi e rimanerne atterrito." [Marco Fioramanti]

Roma
Cinema Farnese
La rabbia di Pasolini
15 marzo 2009

La rabbia è un film ammazzato due volte: la prima volta da un produttore che, pentito del proprio coraggio, anziché togliere tre minuti alla versione originariamente ideata e montata da Pasolini (versione a cui non mancava che lo speakeraggio di un testo millimetricamente esatto), decide di toglierne cinquantatre. La sceneggiatura della versione martire di questo film è leggibile nei Meridiani Pasolini e da essa si evince senza ombra di dubbio che il testo è stato scritto dal poeta sulla falsariga della voce off del cinegiornale Mondo Libero e che siamo davanti alle carte di un film già montato, smontato e liquidato. Sul secondo assassinio del movie-movie, sulla sua troppa frettolosa scomparsa dalle sale, fioccano le ipotesi e le leggende. Ma una cosa è certa: che l’ideatore di questo modernissimo duello mediatico, il signor Ferranti Gastone (un vero Carneade), fu questa seconda volta vittima e non boia. Come testimonia implacabilmente il progetto di una terza versione del film affidata alla mediazione di Ugo Gregoretti e documentata nel dvd. Questa terza versione ideata da un uomo smaliziatissimo di tivù (Gregoretti era alla Rai fin dal ’55) ci appare oggi come un’apocalittica profezia d’autore della tivù della rissa. Il curatore di questo restauro è orientato a credere che la sinistra deplorasse “l’intrappolamento” di Pasolini, e auspicasse un frettoloso oblio su questa opera ritenuta autolesionista, ma che non avesse comunque il potere di far sparire le copie di questa pellicola contro il parere del suo produttore. Piuttosto, essendo la distribuzione de La rabbia affidata a una major company, la potentissima Warner Bros, è da quelle parti, forse addirittura in America o all’ambasciata, che plausibilmente va ricercato il mandante della scomparsa del film". [Tatti Sanguineti] 

Milano
Teatro Filodrammatici
24 febbraio-1° marzo 2009
Tutto il mio folle amore
di Alberto Astorri e Paola Tintinelli

Al Teatro dei Filodrammatici di Milano, uno s-concerto poetico per un profeta popolare, Pier Paolo Pasolini, realizzato da Alberto Astorri e Paola Tintinelli che lo interpretano. Lo spettacolo si intitola Tutto il mio folle amore e inaugura una rassegna, Gli arrabbiati del Naviglio, che il Filodrammatici dedica per un mese intero a quattro realtà teatrali formatesi artisticamente a Milano. Ogni settimana un debutto: il primo è diretto e interpretato dai giovani Alberto e Paola i quali, da quando si sono conosciuti al Festival di Santarcangelo nel 2002, fanno coppia e sono già considerati come artisti emergenti, in un panorama teatrale che non offre molti vantaggi economici ma solo tante soddisfazioni personali.
Da un’intervista a Alberto Astorri:
«Di Pasolini ci affascina il suo amore per la gente di strada. Lui aveva già avvertito il pericolo fortissimo derivante dal fatto che la società imponeva un modello che avrebbe schiacciato qualsiasi diversità, come accade oggi. Imporre un modello, come spiega in Uccellacci e uccellini, quando Ninetto Davoli dice a Totò: “Guarda che fra poco ci sarà il totofone”. “Ma che è?” dice Totò. “Quella cosa che tutti parlano, mangiano uguale, tutti sono uguali”. “Ma a te piacerebbe?” gli chiede Totò. “E che, so’ più stupido io?” risponde Ninetto. Ed ecco come il modello imposto dal sistema di potere è capace di cancellare le diversità e l’ingenuità viene usata per annullarne le identità con l’omologazione. Il lavoro è stato concepito un paio d’anni fa, quando io e Paola siamo andati a vivere sulla catena del monte Raut, ai piedi delle Dolomiti. Siamo stati ad Andreis, dove si parla una lingua autoctona e abbiamo conosciuto Federico Tavan, uno che ci ha lavorato, con Pasolini, e che oggi gode della legge Bacchelli, dopo che gli psicofarmaci che gli hanno somministrato nei manicomi lo hanno devastato per anni. Un tipo come Alda Merini, solo che lui sta peggio. Recitava i versi friulani di Pasolini e ora io e Paola stiamo portando avanti questo lavoro. Paola e io concepiamo il lavoro come un lavoro aperto. Non c’è drammaturgia: il tutto è concepito come un’opera aperta. Abbiamo un amico, "Cristo al Mandrione", che ha cantato con noi e cerchiamo di coinvolgere il pubblico come fosse una festa popolare. Lavorando con Pasolini vogliamo riagguantare il piacere dello stare insieme e soprattutto il piacere del dare gioia, che il popolo ha per sua natura e che secondo Pasolini la borghesia, nel suo essere seriosa, ha un po’ messo da parte. Una volta il panettiere o il garzone, lavorando, fischiettavano. Ora non succede più».

Bagnolo in Piano (Reggio Emilia)
Teatro Gonzaga Ilva Ligabue
Canto Popolare: parole e suoni
per Pierpaolo Pasolini
3 marzo 2009

Milano
Teatro Oscar
Tieffe Filodrammatici Teatro Stabile
Canto Popolare: parole e suoni
per Pierpaolo Pasolini
Dal 6 al 15 marzo 2009

Latiano (Brindisi)
Teatro Olmi
Canto Popolare: parole e suoni
per Pier Paolo Pasolini
17 marzo 2009

Manfredonia (Foggia)
Teatro Comunale
Canto Popolare: parole e suoni
per Pier Paolo Pasolini
20 marzo 2009

Brava, bella, intelligente, coinvolgente, intensa, Maddalena Crippa, interprete di Pasolini, è artista di grande forza espressiva. Canto popolare è una miscellanea di frammenti dell’opera di Pier Paolo Pasolini, pagine liriche ricche di acuta intelligenza, di grande umanità, di forte intensità poetica e di spunti premonitori. Il poliedrico artista, con le sue denuncie, la sua rabbia, la sua dolce ribellione, ha spiazzato il mondo della cultura e della politica. Scrittore profetico e quindi più attuale che mai, Pasolini svela pudicamente il suo dissidio interiore e stigmatizza senza pretese predicatorie la crisi dell’uomo moderno sequestrato dal mercato che gli impone come modello il solo valore del denaro, l’acquisto come rito, esercizio simbolico.
La scena è nuda: un palco, un fascio di luce, un leggio. E poi una voce che crea immagini: improvvisamente si materializza «la meglio gioventù» delle borgate romane, l'allegria spavalda della periferia, ma anche la diffidenza popolana nei confronti del potere. La voce è di Maddalena Crippa, le parole sono di Pier Paolo Pasolini. E in Canto Popolare, protagonista sarà la poesia. Anzi no. «È la parola poetica», puntualizza Crippa, che con lo spettacolo realizza un'ambizione personale: «Far sentire la voce di Pasolini, nella sua interezza, con poesie e spezzoni di interviste». Voce sottile, con una nota di friulano, che ogni tanto affiora in bianco e nero, nella tv della notte. Voce di denuncia, ma non solo. «Ho scelto poesie molto diverse - dice l'attrice -, da L'usignolo della chiesa cattolica a Poesia in forma di rosa. Non voglio che di Pasolini si parli solo come un provocatore. Il suo è stato un messaggio di amore, di rispetto reciproco». 
Ed eccolo l'intellettuale urticante de Le ceneri di Gramsci, il pensatore scomodo dello «scandalo del contraddirsi», dell'essere con Gramsci e contro di lui. Il Pasolini libero, che denunciava i poteri occulti ma che si schierava con i poliziotti nelle rivolte studentesche e che, nel 1960, difese Claudio Villa dalle critiche della sinistra: meglio lui che l'invasività violenta del rock americano. 
«Oggi abbiamo bisogno di Pasolini - continua Crippa - perché ci troviamo a un bivio: o cambiamo o scompariamo. Tutto il sistema dei valori economici, sociali e culturali deve avere il coraggio di voltare pagina». Lui ci riusciva. Camminò con i tempi, come raccomandava Musil. Volle guardare alle cose senza barriere ideologiche, con quel senso assoluto della verità «che ancora oggi ci affascina, colpisce, disarma». 
Con le parole, un contrappunto musicale, quello del giovane Paolo Schianchi, ideatore del metodo Octopus, sistema che permette l'utilizzo di due chitarre. «L' ho fortemente voluto - dice Crippa - perché è giovane e sperimentatore. Due qualità pasoliniane». Oltre alla poesia, pezzi delle famose interviste in cui a Pasolini bastava poco per innescare una polemica. Niente video, anche qui nuda parola. «Grazie a Tieffe Filodrammatici Teatro Stabile - conclude Crippa - porto in scena un lavoro in cui ho voluto mettere il cuore. Pasolini è uno da ascoltare col cuore prima che con la testa».

Zurigo
Museo Strauhof
Mostra: "Pier Paolo Pasolini - Chi sono"
18 marzo-1° giugno 2009

Il Museo Strauhof di Zurigo propone una straordinaria mostra dedicata allo scrittore, poeta e regista italiano Pier Paolo Pasolini. Nell'ambito dell'esposizione "Pier Paolo Pasolini - Chi sono" vengono presentati al pubblico manoscritti, lettere, articoli di stampa, fotografie, disegni e quadri. Dal 14 giugno al 6 settembre la mostra si sposterà al Centro Dürrenmatt di Neuchâtel. [vedi altra pagina per i dettagli e la presentazione in italiano e in tedesco]

Bologna
25 marzo 2009
Associazione Macchina da Presa:
due incontri

Nell'anniversario/ricorrenza della nascita di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922), l'associazione Macchina da Presa, con il contributo di Officina Teatro, propone un ciclo di due incontri: 
25 marzo: proiezione del film-documentario La Voce di Pasolini a cura di Matteo Cerami e Mario Sesti (Italia 2006). I testi del poeta, regista e scrittore, letti da Toni Servillo e accompagnati da immagini inedite d'archivio, ricostruiscono una sorprendente storia d'Italia dal dopoguerra agli anni '70: l'amore per il popolo, l'odio per la borghesia, il difficile rapporto con la contestazione giovanile. Ma la voce di Pasolini, nel film, non racconta solo idee, ossessioni, folgoranti notazioni su società e individui, ma anche una storia che non è mai diventata un film e sulla quale Pasolini stava già lavorando al momento della morte: Porno Theo Kolossal. È una storia che non vide mai la luce, i cui protagonisti dovevano essere Eduardo De Filippo e Ninetto Davoli, e che viene evocata da disegni e animazione e soprattutto dalla vera voce di Pasolini. Il film, infatti, utilizza una registrazione di Pasolini che detta il soggetto e la narrazione del film, conservata per tutti questi anni da alcuni suoi collaboratori dell'epoca e ritrovata dagli autori. Ridare di nuovo voce a Pasolini: una voce così emotiva, lirica, polemica, carica di amore e di sdegno, la voce di un autore che a trent'anni dalla sua scomparsa, nessuno può ancora permettersi di archiviare o dimenticare. Il film è anche una ideale introduzione all'opera, al pensiero, alle idee e all'arte di Pasolini per chi non lo ha mai conosciuto, e alterna i suoi testi alle immagini di un Paese che, dagli anni '40 fino alla sua morte, ha sempre disperatamente amato o detestato. 
1° aprile: a cura di "Officina Teatro", reading di poesie di Pier Paolo Pasolini. A seguire proiezione del quarto episodio del film RoGoPaG scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini: La ricotta (Italia 1963). Un altro film (dopo Accattone e Mamma Roma) fuori dagli schemi di una rappresentazione tradizionale e di una iconografia asservita, nel quale il fine primo dell'autore è quello di trasmettere messaggi politico-sociali.

Saviano (Napoli)
Auditorium comunale
Pasolini recitato dai minori del carcere di Airola
29 marzo 2009

I minori reclusi dell’IPM di Airola e gli alunni del Liceo Scientifico di Saviano, hanno portato in scena, sabato 28 marzo, presso l’auditorium comunale, un monologo tratto da Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, alcuni monologhi di Antimo Nicolò e una scena tratta da Rasoi di Enzo Moscato. Uno dei minori di Airola ha cantato "Vola cardillo" accompagnato dall’orchestrina della scuola media Ciccone. A seguire poi, gli alunni del tempo prolungato della scuola media Antonio Ciccone hanno portato in scena “Ragazzi di provincia”, libero testo scritto dai docenti della scuola media. Si è realizzato così il secondo step del progetto “Noi&Voi” promosso dal Comune di Saviano con le scuole del territorio, finalizzato a favorire i rapporti di integrazione e socializzazione dei ragazzi delle scuole del Comune di Saviano con i ragazzi presenti 
nell’Istituto minorile di Airola, sui temi culturali, artistici e sociali. 
«Abbiamo abbattuto il muro che divide le due realtà - ha detto il Sindaco Rosa Buglione - è stato bello durante le prove vedere i ragazzi delle scuole e dell’istituto di Airola discutere insieme, non solo del progetto. Vederli così impegnati a realizzare questa rappresentazione è già un successo per l’Amministrazione comunale, per le scuole e per l’Istituto che ha creduto nel progetto».

Roma
Teatro India
Le ceneri di Gramsci
Virgilio Sieni e Sandro Lombardi
dal 5 all’8 aprile 2009

Como
Le ceneri di Gramsci
Virgilio Sieni e Sandro Lombardi
Teatro Sociale
17 aprile 2009

Un incontro insolito tra recitazione e danza nel nome del suo testo Le ceneri di Gramsci. Scritto da Pasolini nel 1957, viene qui raccontato da due protagonisti indiscussi della scena teatrale italiana: Virgilio Sieni e Sandro Lombardi. Il coreografo e l’attore collaborano per creare un'opera dove danza e recitazione si rapportino in un dialogo continuo, dove la maturità delle rispettive ricerche si amplifichino l’una con l’altra. La struttura del poemetto offre il materiale su cui elaborare una trama drammaturgica dove l’oralità della recitazione, usata dal danzatore come base musicale su cui costruire la coreografia, si alterna a momenti di silenzio attraversati da una continua fisicità e figurazione. La parola e la danza si sviluppano insieme, originandosi
l’una dall’altra, mirando a cogliere le risonanze che l'una innesca nell'altra, e che emergono nel loro sovrapporsi o dissociarsi, senza mai dimenticare la necessità di sottolineare la ricchezza evocativa e il rigore del testo attraverso i linguaggi della parola e del corpo nel loro manifestarsi dialettico. 
Le ceneri di Gramsci, di Pier Paolo Pasolini - Uno spettacolo ideato ed eseguito da Sandro Lombardi e Virgilio Sieni, musiche di  Angelo Badalamenti, luci Vincenzo Alterini, suono Antonio Lovato, assistente alla regia Carlo Cuppini, costumi e oggetti di scena Giulia Pecorari.

Cosenza
Giuseppe Bertolucci riceve
il premio Federico II della critica
17 aprile 2009

Il regista Giuseppe Bertolucci ha ricevuto il Premio Federico II «della critica». Il giornalista cinematografico della Rai Pascal Vicedomini ha ricevuto il premio «Per la promozione del cinema Italiano nel mondo». Le premiazioni sono avvenute nell’ambito della manifestazione «La primavera del cinema italiano», che si sta svolgendo a Cosenza. 
Il premio, una statuetta che rappresenta l'ottagono simbolo della città di Cosenza, è stato consegnato a Giuseppe Bertolucci da Giovanni Ruffolo in rappresentanza della Banca Popolare del Mezzogiorno. «Il patrimonio dell’Italia è la cultura - ha sostenuto Bertolucci, presidente della Cineteca di Bologna che ospita la sede del Centro studi-Archivio Pier Paolo Pasolini - ed è necessario che tutti noi ci impegniamo a difendere questa enorme risorsa. La Rabbia di Pasolini è un film strano che ha avuto un percorso di realizzazione travagliato. Abbiamo tentato di restituire ciò che era stato tolto indebitamente a un grande genio come Pier Paolo Pasolini

Roma
Teatro di Tor Bella Monaca
23-24 aprile 2009
Bestia da stile
Regia di Martina Marone

Un’opera che ha rotto ogni regola e convenzione artistica per ritrovare l’essenza, la nudità del corpo nella parola. Bestia da stile è infatti uno spettacolo dove il Teatro è tutto ciò che non è. Non è messinscena, non è personaggi, non è attori, non è gesto, non è urlo: è spazio teatrale nella testa di chi ascolta, di chi guarda, di chi cerca l’anelito per una reale presa di coscienza. Il testo, pur se violento o provocatorio, assolve di fatto la sua funzione immediatamente culturale e critica, mentre le idee saranno i reali protagonisti. Il ritmo sulla scena sarà scandito da suoni, gesti e parole che faranno risaltare il loro significato più profondo. L’insoddisfazione del protagonista domina sul palcoscenico. Quel suo sentirsi un estraneo nella sua terra nativa, la difficoltà di adattamento. Ma non c’è differenza tra chi osserva e chi è osservato. "Attraverso le parole di Pasolini - racconta la regista Martina Marone - non voglio dare risposte, voglio porre domande. Bestia da stile è un testo che tende a modulare la forma-dramma secondo coordinate multiple, tra mito e contemporaneità, tra visione poetica e storia delle società, tra soggettività e populismo. Il drammaturgo, come l’attore, come il poeta, è colui che guarda 
nell’Ignoto il grande malato, il grande delinquente, il gran maledetto, e il supremo Sapiente! Lo stesso Pasolini nel suo “ Manifesto per un nuovo teatro ” ci ricorda che «…il Teatro che vi aspettate non potrà mai essere… il Teatro che vi aspettate. Perché se vi aspettate un nuovo teatro, è inserito necessariamente nell’ambito delle idee che già avete, quindi questo Nuovo Teatro, in qualche modo c’è già nella vostra mente».

Roma
24 aprile 2009
Lascito Citti su delitto Pasolini

Nel lascito di Sergio Citti alla biblioteca Comunale di Fiumicino c'è anche una pellicola di 305 metri sull'Idroscalo di Ostia. Le immagini risalgono al 2 novembre 1975, vale a dire il giorno dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini. Il lascito, per la prima volta esposto in pubblico per l'inaugurazione della biblioteca di Villa Guglielmi, ripercorre la carriera e l'esperienza umana di Sergio Citti, regista, autore di 12 film, scomparso l'11 ottobre 2005.

Roma
MADS, San Lorenzo
Elettronoir
Non un passo indietro
26 aprile 2009

Un suono sospeso tra Morricone e Cure, Warp e Labrador. Gli anni ‘70 delle pellicole italiane e le atmosfere della New Wave. Avanguardia e melodia. Pianoforte, Voce Maschile. Chitarra basso. Elettronica, campionamenti. Voce Femminile. ‘Storie di Malavita nell’Italia degli anni ‘70, quella grigia come il piombo e rossa come il sangue’. Autoproduzione romana attiva dal 2005, gli Elettronoir sono: Marco Pantosti (voce maschile, piano, organo, rhodes, sintetizzatore, testi), Nando Mattera (sintetizzatore, fonico, produzione artistica), Matteo Cavucci (chitarra basso), Davide Mastrullo (batteria elettronica e campionamenti) e Georgia Colloridi (voce femminile). Il loro ultimo lavoro ‘Non Un Passo Indietro’, è la seconda parte della trilogia noir ‘Tutta Colpa Vostra’ ispirata agli anni di piombo. Scaricabile gratuitamente dal loro sito/bandzine www.elettronoir.com, il nuovo album è stato accolto positivamente dal pubblico e dalla critica musicale underground: Blow up, Rumore, Rockit ed Il Mucchio Selvaggio, che già nel 2006 giudicò il loro debutto discografico 'Dal Fronte Dei Colpevoli', terzo miglior esordio italiano. Tutti gli album di Elettronoir sono intrisi di riferimenti letterari e cinematografici che scorrono sulle note di un raffinatissimo noir elettronico: ascoltando ‘Dal Fronte Dei Colpevoli’ si riconosce il Gian Maria Volonté di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e un brano tratto da C’era una volta in America di Sergio Leone, mentre in Non Un Passo Indietro la voce di Pier Paolo Pasolini rivive recitando Le ceneri di Gramsci.

Lerici
Cinema Astoria
Presentazione libro di Nico Naldini 
e proiezione di La notte brava
28 aprile 2009

Nico Naldini presenta il suo libro Breve vita di Pasolini (Guanda, 2009). Di seguito viene proiettato il film La notte brava (Italia, 1959, regia di Mauro Bolognini, con Jean-Claude Brialy, Rosanna Schiaffino, Franco Interlenghi) ispirato al romanzo Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini (1955).

Prospettiva Editrice
Sul «Petrolio» di Pier Paolo Pasolini.
Saggio di critica letteraria
di Simona Consoni

È stato un bene pubblicare Petrolio? Ha aggiunto o ha sottratto qualcosa alla dignità di Pasolini, della letteratura italiana moderna e contemporanea e della Storia di quegli anni? Le risposte a queste domande fanno parte integrante di questo saggio critico in cui scorgerete una tesi "nuova e sperimentale". Al termine del libro il lettore potrà incuriosirsi o dissentire. Convinta da sempre che il verbo dovere non "dovrebbe" mai essere accostato al verbo leggere, ho deciso di dedicarmi a questo saggio per due motivi: la mia forte passione per Pier Paolo Pasolini, genio corsaro, poeta, narratore, cronista e precursore storico, il motivo principe; poi per fare in modo che le persone tutte, espressione della società, abbiano la possibilità di continuare a fruire delle sue testimonianze, anche e soprattutto di quelle poco note e di continuare a scoprire e conoscere i messaggi lasciati dal "Corsaro". Un umile omaggio a Pier Paolo Pasolini ed al pensiero che smuove, che porta a chiedersi il perché, sempre, in perpetuo moto [S.C.]

Fabrizio Serra • Editore, Pisa • Roma
Pier Paolo Pasolini. Due Convegni di studio
Université Stendhal, Grenoble 3
23-24 maggio 2007/3-4 aprile 2008
a cura di Lisa El Ghaoui, 2009
Biblioteca di “Studi Pasoliniani”
diretta da Guido Santato 

Il volume raccoglie i saggi presentati in occasione di due manifestazioni organizzate dal centro di ricerca CERCIC (Centre d'Études et de Recherches sur la Civilisation Italienne Contemporaine) dell'Université Stendhal di Grenoble: due convegni internazionali svoltisi rispettivamente nel 2007 e nel 2008, promossi e coordinati da Cristophe Mileschi e da Lisa El Ghaoui. Il primo incontro, posto sotto il segno della provocazione con il titolo Pier Paolo Pasolini: Poète Prophète Provocateur, è qui rappresentato da sei studi, tre dei quali sono centrati sulla produzione poetica, due sul teatro e uno sulla saggistica. Nella seconda parte del volume sono poi raccolti i saggi relativi al convegno dedicato al tema Pays Paysages Passages. La symbolique de l'espace dans l'oeuvre de Pasolini. Gli articoli presentati permettono di ripercorrere l'insieme della produzione pasoliniana, esaminata dal punto di vista del paesaggio simbolico e della poetica dello spazio; partendo dal Friuli, essi ci fanno viaggiare dalla Grecia all'Africa, dalle periferie romane ai deserti, e ci consentono di ripercorrere gli spazi simbolici attraverso i quali si è sviluppata l'opera di Pasolini, nella sua ininterrotta ricerca di nuovi luoghi dell'immaginario. 

Nota Editore
Le canzoni di Pier Paolo Pasolini
Libro e CD - 2009

Era il 1956 e Pier Paolo Pasolini così dichiarava in un'intervista: "Non vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Anzi la sua opera sarebbe sollecitabile e raccomandabile. Personalmente non mi è mai capitato di scrivere versi per canzoni, non mi si è presentata l'occasione, credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tango o samba che sia". Il poeta che legge suoi versi (Meditazione orale), e le quattordici canzoni, testimoniano il ricco, vivo e variegato rapporto di Pasolini con la musica o, meglio, con la canzone. Canzoni scritte per il cinema, canzonette scritte tanto per divertirsi (ma non tanto), poesie messe in musica. Alcuni brani famosi, altri inediti, altri ormai introvabili, che portano la firma di musicisti quali Morricone, Umiliani, Piccioni, Endrigo, Modugno, Hadjidakis, Fusco e De Carolis, oltre a Roberto Marino che ne ha curato anche l'arrangiamento per le voci di Aisha Cerami e Nuccio Siano.

Napoli
Bibliopolis, edizioni di filosofia e scienze
Le visioni di Pasolini. Immagini di una profezia
M. Apice

Le visioni di Pasolini. Immagini di una profezia, oltre ad offrire un quadro generale sulla figura del celebre regista, si propone di fare luce su due aspetti chiave riscontrabili in alcune importanti pellicole realizzate tra gli anni '60 e '70 (La ricotta, Il Vangelo secondo Matteo, Edipo re, Che cosa sono le nuvole?, Teorema, Medea). Le tematiche affrontate dall'autrice si concentrano sul complesso e mai risolto rapporto tra il sacro e il profano e sul modo in cui la poetica di Pasolini abbia subìto l’influenza della cultura classica. Attraverso l'analisi dei film selezionati, inoltre, il libro vuole rendere omaggio alla grande capacità profetica di Pasolini che, con la sua attività di saggista, poeta e regista ha compreso con lucida intuizione, quando ancora era impensabile immaginarle, le future trasformazioni sociali, culturali e politiche della società. Egli ha saputo interpretare sia le pulsioni recondite dei ceti proletari fino a quel momento ignorati dai mass-media, sia le effervescenze letterarie e le aspirazioni di libertà e di cambiamenti epocali provenienti da più parti in un periodo particolarmente denso di eventi della nostra storia nazionale, esponendosi così al giudizio spesso impietoso dei suoi contemporanei e calandosi coscientemente in un ruolo senza dubbio arduo di scomodo pungolatore dei costumi e di irriverente polemista. 

Marsala
Primo Festival di giornalismo d’inchiesta
Tre giorni di incontri a Marsala
con giornalisti, scrittori, fotoreporter, attori, musicisti
“A Chiare Lettere”
8-10 maggio 2009

Nell’ambito di questo primo Festival di giornalismo di inchiesta, venerdì 8 maggio 2009, ore 17,30 si terrà presso la Sala Convegni del Complesso Monumentale un incontro - “Riapriamo il caso Pasolini” - con Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, autori del libro Profondo nero. Partecipano al dibattito:Oliviero Beha, Salvatore Cusimano, Salvatore Mugno, Andrea Purgatori. Modera: Paolo Cucchiarelli. A seguire, proiezione del documentario Profondo nero, regia di Paolo Maselli, con un’intervista a Pino Pelosi.

 

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Cinema, teatro, spettacoli, libri, CD e mostre In Italia e all’estero - 2009

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