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Riflessioni balorde su una serata di verità balorde di Emanuele Di Marco 7 maggio 2005 Dopo trent’anni Pino, bontà sua, ha deciso di parlare, di dirci quello che già sappiamo. Già so tutto, ma aspetto il momento con i crampi allo stomaco e pian piano l’attesa diventa orgasmo, diventa insopportabile. Una brutta sigla.
No, bisogna attendere. Rivedo, rivediamo tutti, con un groppo duro da inghiottire in gola, la storia di quella sera, le immagini, Dio mio, del suo corpo. Sì, ti avevo già
visto morto
Sono scosso. Altri parlano. Il buon Marazzita e il mite Calvi. Un po’ ascolto e un po’ no. Infine eccolo “Pelosino”, ancora con la sua faccia da ragazzetto: non una ruga, non un dolore vero in una vita, che lui professa invece sommamente ingiusta. Comincia a parlare. “Non ero io”,
Pelosi, Pino, Rana o, maledetto, chi tu sei davvero, mi hai tolto, sì, un piccolo peso dal cuore. L’hai detto. Hai detto: “non l’ho ucciso io”. E hai confermato quello che abbiamo sempre pensato; ma poi hai ricominciato subito, ladruncolo da quattro soldi, ad affermare la tua storia sconcia, non credibile neanche per la più sprovveduta delle educande. Voglio la verità! Voglio la verità! Voglio la verità! Forse non servirebbe a niente sapere tutto per filo e per segno, forse non servirebbe. Ma tu, Pelosino, la sai la verità, e vogliamo saperla anche noi, e vuole saperla anche il povero Sergio Citti, che oggi, su tutti i giornali, dice la sua con l’ultimo filo di voce. Perché la verità, vedi, la conosco, la conosciamo, ma, in questo paese farsesco e fariseo, per una volta sarebbe bello sentirla la verità, sentirla tutta, e goderne per una volta sola il sapore. La trasmissione finisce:
Decido di passare il resto della notte bevendo e pensando: decido che domani comprerò tutti i giornali per vedere che si dice, che si pensa, che eco hanno avuto queste mezze verità sull’opinione pubblica, se sia possibile riaprire il processo. Poi, intronato di sonno, vino, stanchezza e dolore, me ne vado a letto: e penso che, forse, il giornale non lo prenderò nemmeno, che all’opinione pubblica, in realtà, non gliene frega niente di quale sia la verità di quella notte, che tutti hanno altro a cui pensare: a Milan-Juve, al “nuovo governo”, o più semplicemente a quale cellulare da comprare domani che ci sono i saldi nei centri commerciali. Caro,
* * * Emanuele Di Marco ha collaborato con "Pagine corsare" con alcuni suoi scritti: "Pier Paolo", "Una riflessione su Pasolini, la sua morte a Ostia e il processo al suo assassino", "A casa di Pasolini", "Riflessioni su Teorema" e con la sua tesi di laurea: "Squarci della città di Dio. I racconti romani dal '50 al '52 di Pier Paolo Pasolini" (comprendente una sua intervista a Walter Siti) |