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L'omicidio di Pier Paolo Pasolini
Ricomincio da Accattone...
Obiettivo: leggere o rileggere Pasolini.
E naturalmente studiare, commentandole,
le sue opere cinematografiche
di Angela Molteni

Oggi [domenica 15 maggio] Bpath non funziona (si tratta del fornitore del Libro degli Ospiti nonché del Contatore di accessi di "Pagine corsare" http://www.bpath.com), così anch’io, come tutti gli altri visitatori, non posso vedere né gli accessi né il libro degli ospiti (quest'ultimo purtroppo utilizzato finora come forum non avendone le caratteristiche) che in questi giorni è diventato un vero e proprio tormentone, soprattutto grazie ad alcuni visitatori (in testa un certo Franco Boretti, presunto anonimo dal momento che non è dato conoscere alcun suo indirizzo di posta elettronica) [ora "il tormentone" è stato eliminato, con una correzione alle configurazioni del guestbook stesso].

Parto da tale notizia per tentare di fare un po’ di chiarezza su una serie di aspetti. 

"Pagine corsare" è un sito che si occupa di Pasolini e della sua opera; mi auguravo e mi auguro che vi siano sempre più persone che “prendano contatto” con lui, vedano i suoi film, leggano i suoi romanzi, le sue poesie, le sue riflessioni culturali e socio-politiche; persone che si arricchiscano e crescano tramite le sue idee e stimolate dalle sue analisi: questo rimane l'unico, vero obiettivo di "Pagine corsare". Perché Pasolini, secondo me, è tuttora vivo e attuale proprio per ciò che ha espresso con la sua attività artistica - e anche con la sua morte. Tutto il culturame attualmente trionfante nel nostro paese (scuola in testa), salvo qualche rara eccezione, dovrebbe far proprio tale obiettivo ma se ne discosta criminalmente e razzisticamente. Questo è uno dei motivi per cui, tra l’altro, ho ipotizzato che Pelosi sia stato pagato dalla Rai, e continuo a pensarlo anche se ovviamente “non ne ho le prove”. Mi ha confortato leggere che un'ipotesi del genere è stata formulata anche da Vittorio Sgarbi e dall'avv. Nino Marazzita. 

Da una settimana a questa parte tutto pare concentrato soltanto sull'omicidio di Pasolini, sulle ritrattazioni di Pelosi, sulle dichiarazioni di Sergio Citti, sull'apertura di una nuova inchiesta presso la Procura di Roma nonché sulla riscoperta di quel malevolo, vergognoso “se l’è cercata” di andreottiana memoria, rinnovellato i questi giorni nientemeno che dal cugino di Pasolini, Nico Naldini.  

Occorre stare all'erta: oggi come ieri Pasolini è inviso ai soliti noti, e non intendo enumerare nuovamente le motivazioni di una tale, feroce avversione, basterebbe leggere lo stesso Pasolini; forse sarebbe perfino sufficiente dare un’occhiata ai processi da lui subiti. Né occorre rievocare le numerose strumentalizzazioni nonché i tentativi di appropriarsi in qualche modo, maldestro o utilitaristico, della figura del Nostro: non sono novità, del resto, ne scrisse già all’indomani del delitto Rossana Rossanda sul “manifesto”.

Ridurre la complessità e profondità di pensiero di Pasolini alle modalità della sua morte a me sembra clamorosamente errato, riduttivo quando non deviante. Oltre a essere anche strumentale. Più ci penso più me ne convinco. Sembra proprio che gli unici elementi relativi alla vicenda umana e artistica di Pasolini presi in considerazione in questi giorni siano solamente le circostanze della morte dello scrittore (anche l’aumento consistente degli accessi a “Pagine corsare” ne sono una testimonianza, io credo) con un mix di falso giustizialismo e di voyeurismo che è decisamente inquietante. 

Eppure nei giorni scorsi, e fino a ieri, anch’io (webmaster dilettante e come sempre in assoluta solitudine) ho lavorato sino a undici ore al giorno (mangiando un panino messo a lato della tastiera del computer) per lavorare al sito, trattando nel modo più approfondito possibile l’argomento “morte del poeta” - con la rassegna stampa e non solo: ho scritto anche una sorta di cronistoria breve, facendo riferimento anche a ipotesi definite “esoteriche” e ho “fatto parlare” (effettuando una scelta non casuale) soprattutto alcuni scritti pasoliniani

Mi è parso corretto dare risalto alla vicenda della ritrattazione di Pelosi poiché l'avvenimento è oggettivamente rilevante e può suscitare speranze chiarificatrici, ancorché si sia coscienti che Pelosi è avvezzo alla menzogna e che tutta la vicenda della sua ultima intervista televisiva ha la fisionomia di uno di quegli asfissianti reality show che le emittenti di questo paese, di Stato e non, producono ormai a getto continuo (potenza della competitività in una Italia che a stragrande maggioranza si preoccupa ormai soltanto dello “sviluppo” a tutto scapito del “progresso”, a esclusione di un governo che - coerentemente con se stesso e con le sue componenti - non ha a cuore né l’uno né l’altro…). 

Ora, anche alla luce delle sollecitazioni ricevute, mi pare indispensabile esercitare un minimo di “buon senso comune della casalinga” ed affidarmi alla almeno presunta “saggezza degli anziani” riportando tutta la vicenda che parte dalle dichiarazioni di Pelosi entro i confini che gli sono propri, soprattutto in relazione ad alcune proposte inoltrate a "Pagine corsare".

Non considero un’ipotesi sensata e neppure realistica quella di “comprare una pagina sul giornale” promuovendo una “raccolta di fondi” [intanto: una pagina o un “piccolo spazio”? Poi: su quale giornale? dove? quando? per comunicare che cosa: che non tolleriamo lungaggini sulla riapertura da parte della magistratura della vicenda istruttoria? che sollecitiamo i giornali ad assolvere disinteressatamente i loro compiti informativi? (e da quando, con l’aria che tira, i giornali sono disinteressati, cioè votati a una informazione corretta e obiettiva?) e perché su un giornale (un’unica testata, si badi bene) e non su un’emittente televisiva?…]. Ha ragione da vendere tra l’altro chi sottolineava la velleitarietà di una simile proposta e metteva in guardia circa i costi di una tale operazione: per quanto ne so, al tempo delle “vecchie lire” acquistare una sola pagina di giornale corrispondeva a sborsare un bel miliardone tondo tondo. Chiaro? Francamente, se per assurdo una ipotetica sottoscrizione ci permettesse di disporre di una tale somma (tenendo conto ovviamente dei tempi necessari per effettuare la raccolta), non preferiremmo devolverne il ricavato a Emergency o similia

Ricordo en passant che per raccogliere circa trecento firme che appoggiassero la richiesta al ministero dei Beni culturali di assegnazione di un vitalizio a favore di Franco Citti sono occorsi tre mesi. E che tale assegnazione è stata alla fine decretata anche perché avevo contattato alcuni/e parlamentari del Prc, dei Verdi e dei Ds che si erano fatti parte diligente rompendo quotidianamente le scatole all’allora ministro Urbani (e inviandomi quotidianamente e-mail informative sullo stato della vicenda. Ricordo qui, in particolare, per rinnovare loro il rigraziamento, Elettra Deiana e Titti De Simone). 

“Pagine corsare” aveva anche promosso una raccolta di firme (ne furono raccolte solamente un migliaio tra maggio e dicembre 2000 poi inoltrate all'allora sindaco di Roma, Rutelli, e alla ministra Melandri) per il riassetto dell’area dell’Idroscalo di Ostia dove fu ucciso Pasolini. La definizione di tale riassetto fu in seguito deliberata: a oggi, maggio 2005, il cosiddetto "Porto di Roma" e i servizi relativi sono stati realizzati ma la ristrutturazione della zona retrostante (monumento compreso - v. foto soprastante), affidato alla Lipu che deve realizzare il Parco Pasolini, è tuttora in corso.

I “colpi a effetto” sono una caratteristica che non mi appartiene: li lascio senza nostalgie a chi ha già iniziato a insinuarli nelle coscienze. Il confronto con altri casi giudiziari (delitto del Circeo e, più recentemente degli altri omicidi di Izzo), poi, è del tutto inappropriato. Brutalmente: i mass media ci seppellirebbero sotto una pernacchia degna di Eduardo, anche ammettendo che riuscissimo a pubblicare, dopo qualche mese di congrua sottoscrizione, e su un solo organo di stampa, qualche breve notizia (che affonderebbe inesorabilmente nel marasma di informazioni e gossip dei giornali, della televisione...). 

Lanciare una sottoscrizione è un’iniziativa seria, non un colpo a effetto. Mette in gioco tra l’altro anche le possibilità materiali di chi vi aderisce; non tutti sono in grado di disporre di somme più o meno consistenti. Chi l’ha proposta, anticipando la propria disponibilità a versare cinquecento euro, non si è neppure reso conto che nel nostro paese attualmente quella è una cifra che in molti casi costituisce l’unico reddito mensile di un gran numero pensionati. Se poi non vi sono possibilità concrete di porre in atto un’azione informativa efficace, se lo sbocco che si intravede è un inevitabile flop, occorrerebbe non insistere anziché trattare, in modo arrogante, come miserabili coloro che non sono d’accordo… 

L’inchiesta della Procura romana è in corso. Non penso proprio che a noi sia possibile esercitare pressioni sulla Procura, compiti del genere se li sono assunti in passato, anche a suon di mazzette, ben noti poteri con i quali per quanto mi riguarda non ho fortunatamente alcunché da spartire. Per quanto riguarda gli avvocati, Guido Calvi e Nino Marazzita, riterrei del tutto offensivo sollecitare il loro coinvolgimento: sono stati amici personali di Pasolini e dei suoi famigliari, sono assolutamente degni della massima stima e fiducia e sono soprattutto due tra i più capaci e preparati professionisti coinvolti da trent’anni nella vicenda dell’assassinio di Pasolini; erano presenti alle “confessioni” di Pelosi (quella di allora e quella attuale): ne andrebbe veramente del loro prestigio se non facessero il possibile - come hanno d’altronde dimostrato di avere già iniziato a fare - se non tenessero costantemente sotto controllo il lavoro della magistratura.

Resta intatta la possibilità di inviare messaggi agli organi di stampa - quelli più diffusi in sede nazionale oppure quelli locali, forse più sensibili alle classiche “lettere al direttore” (fax, e-mail, lettere, telefonate alle redazioni, ecc.) -, includendo nella nozione di “organi di stampa” anche quelli televisivi (nazionali e locali) e radiofonici. È incontestabile d'altro canto che anche la stampa non potrà, in tempi brevi, dar conto degli elementi, soggetti al "segreto istruttorio", che emergeranno dalla nuova inchiesta giudiziaria aperta dai magistrati inquirenti della Procura di Roma. 

Angela Molteni
15 maggio 2005

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