|
|
|
Poesia Trasumanar e organizzar
Versi rifiutati
Giorgio Manacorda presentò nel 1999, in “Poesia ‘99” (Castelvecchi editore) - il sesto Annuario critico della poesia italiana -, alcune poesie pasoliniane “rifiutate” dall’autore stesso per la pubblicazione in Trasumanar e organizzar, (Garzanti, 1971). Nella fascetta editoriale che accompagnava l’edizione del volume, Pasolini stesso aveva scritto tra l’altro: «Chi è la persona che ha scritto questo libro? Non lo so bene. Comunque essa è stata certamente guidata da una mezza dozzina di "principi" dettati da chissà che istinto. Le
“poesie rifiutate” pubblicate da Manacorda sono contenute in una cartella
dell’Archivio Pasolini presso il Gabinetto Viesseux di Firenze che reca
l’intestazione Escluse e appartengono agli anni 1968-69 come tutte
le poesie di Trasumanar e organizzar. «Le loro caratteristiche
sono dunque le stesse di quel libro:», scrive tra l'altro Manacorda, «insistenza
sull’aspetto “fàtico” del linguaggio, presentazione in sequenza
di un testo e del suo rifacimento, paradossale esibizione di provvisorietà
(poesie su ordinazione, lacune nel testo provocate da incidenti materiali,
mimesi di “agenzie” giornalistiche, mancanza di punti fermi finali
eccetera).
Anche i minimi eventi biografici sono in comune: i viaggi in Etiopia (con gli inserti in amarico che troviamo anche in Trasumanar, nel Post-face di Propositi di leggerezza), il servizio militare di Ninetto ad Arezzo […], la ripresa dopo molti anni della voglia di dipingere […] Alcuni temi si inseriscono in catene tematiche di lungo periodo [...]. In altri casi ci troviamo di fronte a temi che saranno sviluppati in seguito: come l'elogio dell'ordine, o l'invettiva contro le barbe [...] Quanto alle ragioni dell'esclusione, sono piuttosto chiare per testi brevi come Logos o Appunto: la vecchia "dimensione lirica" deve essere assente da Trasumanar proprio perché la riflessione sul destino della lirica è uno dei temi portanti del libro. Su un piano più generale, è proprio l'architettura "politica" di Trasumanar che espunge necessariamente i testi più legati a emozioni momentanee, idee improvvise, intenerimenti lancinanti e privati, quando l'elaborazione non abbia saputo surdeterminarli emblematicamente. Non si tratta invece, quasi mai, di esclusioni per scarsa tenuta stilistica, poiché la poetica del non-finito attuata nel libro esclude una simile distinzione». Propongo qui di seguito alcune di tali “poesie rifiutate”, scusandomi per la qualità delle immagini che non è delle migliori. Inoltre, a seguire, un articolo di Francesco Erbani pubblicato da "la Repubblica" il 17 maggio 2000 e la poesia di Pasolini Comunicazione schizoide all'ANAC contenuta nell'Appendice a Trasumanar e organizzar.
Trasumanar e organizzar
Quei versi appartengono alla raccolta Trasumanar e organizzar, pubblicata nel 1971, due anni dopo la loro stesura avvenuta nel pieno di un turbamento fra i più laceranti della biografia pasoliniana: la scoperta di quanto sia perversa l'opera della borghesia italiana che, spinta dall'euforia neocapitalista, ha occupato ogni anfratto sociale, compresi quelli un tempo abitati dalle culture proletarie e sottoproletarie. Anche se non smetterà di scrivere versi, Pasolini considera che la lirica sia morta. E infatti in quella raccolta accoglie non solo la versione finale di alcuni testi, ma anche le redazioni originarie: supremo smacco alla poesia come forma assoluta. Da quel gruppo Pier Paolo scarta un consistente numero di versi che chiude in una cartellina con la dicitura "Escluse". Quelle poesie, finora inedite, vedranno la luce su Poesia ' 99, annuario a cura di Giorgio Manacorda in uscita presso Castelvecchi. Sul perché Pasolini le abbia accantonate è possibile avanzare alcune ipotesi. Secondo Walter Siti, curatore dell' opera pasoliniana nei Meridiani Mondadori, "il taglio è dovuto all'indole stessa di Trasumanar e organizzar, così tesa intorno ad un impianto civile da non ammettere toni intimistici o troppo legati ad occasioni o emozioni contingenti". In questi versi Pasolini si interroga sul futuro stesso della poesia. "Perché esiste la poesia lirica? Perché solo io / e nessun altro per me, sa quali lunghe tradizioni / ha il dolore nascente dalla tinta dell' aria che si oscura; / la sera e le nuvole annunciano, insieme, notte e inverno". Ma in essi risuona comunque il rombo di quegli anni. Dopo le contestazioni studentesche a Valle Giulia, Pasolini scrive la celebre Il Pci ai giovani, in cui striglia il conformismo borghese che permea la protesta. Gli umori si infiammano e il poeta prende fuoco. Fra queste poesie ne compare una, Esposto, in cui Pasolini replica con veemenza alle critiche rivoltegli su 'Paese sera' da Elio Pagliarani, poeta vicino al Gruppo 63 che lui vede come il fumo negli occhi (ricambiato di analoga considerazione). Scrive Pasolini in una nota al primo verso: "Ho esposto agli studenti ciò che andava esposto con vecchio amore al Partito comunista, ed essi mi hanno relegato tra gli Infrequentabili; ho poi esposto al Partito comunista ciò che andava esposto con inevitabile amore per gli studenti: e il Partito comunista mi ha relegato fra gli Infrequentabili". Nelle prime poesie torna un tema che talvolta ricorre nei versi pasoliniani, la masturbazione (La maculata concezione, Rifacimento, Frammento della Caina). "Rivendicar la sua dignità", scrive, "e il suo rango di peccato come gli altri / Anzi, perché non una riabilitazione: / quel gesto è il gesto inutile nel mondo dell' utilità / è azione che si nega / con l'encomiato coito". Ma è in ogni caso la dimensione pubblica che prevale. In questa stessa pagina pubblichiamo tre testi pasoliniani [qui è riportato integralmente Comunicazione schizoide all'Anac, ndr]. In quello intitolato Comunicazione schizoide all' Anac (che non riproduciamo integralmente: l' Anac è l' associazione autori cinematografici) si fa riferimento a varie denunce subite da Pasolini, a cominciare da quella per favoreggiamento per aver ospitato nella sua macchina due ragazzi dopo una rissa, fino all' accusa di rapina a mano armata ai danni di un giovane che lavorava in una pompa di benzina al Circeo. In questa poesia Pasolini rievoca anche un altro processo: glielo intentarono i produttori del film La ricotta, che gli imputavano di aver scritto un copione troppo scabroso e quindi di averli danneggiati. Leggere questi versi provoca la stessa impressione magmatica che, sostiene Siti, è la chiave per afferrare l'intera personalità letteraria di Pasolini. Anche nelle poesie rifiutate
Pier Paolo non fa che rimandare all' immagine totale di sé costruita nel
corso degli anni - con la sua figura, con il suo stesso corpo - e ormai
diventata imponente, al punto da ingombrare tutto lo spazio che altri occupano
solo con la poesia, solo con il cinema, o solo con la denuncia.
.
di Pier Paolo Pasolini È ora di finirla.
Più che di schizofrenia
è il caso di parlare
Le clausole conative son tutte nelle forme interne Restano appunto i perché
e i percome, bel tempo,
Questa lettera segue una
rapida decisione subito declinata
Dovete sapere
Stracci ejaculava fuori campo. Inoltre fui condannato
per essermi messo un cappello nero
Accennerò solo di sfuggita
Il produttore disse di non
aver potuto fare il suo film
Il Libro Bianco delle Sentenze
Per me è stata una tragedia:
|
. |
|
|
|