Pasolini nei blog

"Pagine corsare"
Pasolini nei blog

"In sonno e in veglia", blog di Giorgio di Costanzo:
Lo scrittore vittima del consumismo?
Le lucciole di Pasolini
di Adolfo Chiesa
 "Paese Sera", s.d. [1975]

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Esattamente vent'anni fa, quando uscì «Ragazzi di vita», Pier Paolo Pasolini era un giovane intellettuale povero, tormentato, alle prese con la propria inquietudine, alla difficile ricerca di un lavoro, un ambiente, una individualità. Aveva insegnato alcuni anni in una scuola privata a Ciampino per venticinquemila lire al mese. Bassani gli aveva procurato qualche modesta collaborazione nel mondo del cinema, ma l'ambiente romano era per lui ostico, repressivo: «Nel Cinquanta - ha scritto in una sua breve autobiografia - ero un disoccupato, ridotto in condizioni di vera diperazione: avrei potuto anche morirne».

Poi venne il discreto successo dei libri (dopo «Ragazzi di vita», «Una vita violenta», «Le ceneri di Gramsci»): dal vecchio appartamento di Ponte Mammolo, Pasolini andò a stare con i suoi genitori a Monteverde, in via Fonteiana. Quando nel 1957 vinse uno dei Premi Viareggio per la poesia, chi scrive - se è lecito qui un ricordo personale - piombò in casa sua alla ricerca di una fotografia da pubblicare proprio su questo giornale. Pier Paolo non c'era, era andato a Viareggio per ritirare il premio; ricordiamo il vecchio padre, un anziano tenente di fanteria in pensione, dall'aspetto rustico e segaligno, che girava per il modesto appartamento alla ricerca di vecchie istantanee, frugava nervoso nei cassetti, timoroso, orgoglioso, dolcissimo... (Ma la realtà era più amara, come scoprimmo poco tempo dopo da uno scritto di Pasolini. Il padre era alcoolizzato e represso: «Era malato di fegato, e sapeva che era grave, che solo un dito di vino gli faceva male, e ne beveva almeno due litri al giorno. Non si voleva curare, in nome della sua vita retorica. Non ci dava ascolto, a me e a mia madre, perché ci disprezzava. Una notte tornai a casa, appena in tempo per vederlo morire» (cfr. «Ritratti su misura», Venezia 1960, pag. 321).

Raggiunta una certa notorietà, una qualche agiatezza, Pasolini abbandonò l'appartamento di via Fonteiana per un altro più grande in via Giacinto Carini (sempre a Monteverde) di proprietà di Attilio Bertolucci. E qualche anno dopo il salto all'EUR, la grande casa di campagna presso Orte, l'apice del benessere.

Ma perché andiamo ricordando tutte queste cose? Perché la lettura di ogni articolo di Pasolini - affronti il tema dell'aborto o quello dei giovani - ci riporta col pensiero a quegli anni, al tavolo stile fratino dietro al quale lo scrittore era seduto, nella casa di via Fonteiana, mentre ci parlava del mondo di «Una vita violenta»?

Forse perché intuiamo, o ci sembra di intuire, che quegli anni, quel «periodo glorioso» della vita dello scrittore sono sempre troppo presenti in lui ogni volta che affronti una tematica politica o sociale.

 

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