I processi

."Pagine corsare"
I processi
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Il processo
a Pino Pelosi per l'assassinio
di Pier Paolo Pasolini
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Introduzione
di Angela Molteni (1998)

Da quel tragico 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini non è più tra noi. Da oltre vent'anni la coscienza critica di un intero Paese tace. Ed è anche su questo silenzio che sono passati, inesorabilmente, gli avvenimenti più drammatici, inquietanti e atroci di questi ultimi venti anni. Molte di queste vicende si sono svolte nella totale "assenza" di un popolo, ormai "educato" a una indifferenza sempre più volgare ed esasperata. Intere generazioni si sono succedute crescendo nel cosiddetto "benessere" e nell'indifferenza, appunto; con un'unica preoccupazione, pare: quella di "avere". È una umanità sempre più povera, in termini di valori, di idee, di creatività, quella che si avvia verso il terzo millennio... 
Oltre che in altri ambiti, Pasolini è stato bersaglio, per tutta la sua vita, di una vera e propria persecuzione giudiziaria. In queste pagine riguardanti i processi che egli dovette subire, vi è una panoramica significativa e illuminante di tutte le accuse che si trovò a contrastare anche nei Tribunali. Gli attacchi, anche e soprattutto quando si sono manifestati nelle aule giudiziarie, hanno rappresentato lo strumento del quale hanno tentato di servirsi tutti coloro che sostanzialmente intendevano contrastare o porre freno a ciò che di nuovo e originale veniva espresso in una stagione nella quale, in ambito sociopolitico oltreché di costume, molto alta è stata l'ansia di cambiamento di ampie fasce di popolazione. 
Pasolini aveva compreso, fin dagli anni Cinquanta – alla metà di questo secolo inquieto – ciò che stava accadendo nel nostro Paese. E, con straordinaria lucidità, preveggenza e una insistenza quasi maniacale non aveva risparmiato attacchi e denunce al Potere, non si era stancato di mettere in guardia dai risultati perversi che avrebbero prodotto la "mutazione antropologica" e l'ansia consumistica conculcata. 
Tutta la sua opera artistica, la sua produzione letteraria e saggistica sono tuttora testimonianza della sua lungimiranza e della sua profonda sofferenza per una situazione che vedeva irrimediabilmente compromessa. 
In questo senso, sono convinta che il patrimonio prezioso che Pasolini ci ha trasmesso è, ora più che mai, di una attualità, incisività e freschezza stupefacenti. È necessario quindi, oggi addirittura più di ieri, leggere la sua immensa opera, critica e poetica, per comprendere fatti e misfatti - filtrati dalla sua intelligenza e dalla sua sensibilità - succedutisi in questo Paese.
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In nome di che cosa Pasolini ha fatto tutto questo? «Lo dirà con parole fin troppo piane nella sua deposizione al Tribunale di Venezia, nel processo per Teorema, respingendo la tesi secondo cui l'autore di un film avrebbe obblighi di riserbo a cui sfugge, grazie al pubblico meno vasto e più selezionato, l'autore di un libro: 

"Non posso tener conto della minor preparazione o capacità a comprendere quello che una proiezione vuol dire, da parte dell'uomo medio, perché in tal caso compirei un'immoralità nei confronti della libertà espressiva, non solo nei miei confronti ma anche nei confronti dello spettatore". 
Pasolini spiega pazientemente queste cose al giudice "perito dei periti", volta a volta critico letterario e critico cinematografico, psicologo e armaiolo. E il giudice non rinuncia a servirsi del coltello che tiene dalla parte del manico (come sempre farà la polizia nei suoi rapporti): durante il dibattimento non si cerca tanto di accertare una verità, quanto piuttosto di far sentire Pasolini in una situazione di imbarazzo, di dimostrargli che ci sono interlocutori che possono tenergli testa proprio in quella materia artistica a cui l'imputato si richiama e in cui ha osato cimentarsi. [...] Questo atteggiamento non esprime soltanto una deformazione della magistratura, visibile anche al di là della lunga vicenda giudiziaria di Pasolini: a suo modo rispecchia una costante della società italiana, anche della meno conservatrice, che mai appare disposta ad accettare fino in fondo Pasolini, anche se è costretta a subirlo.
Proprio nell'aula di un tribunale questo conflitto latente si trasformerà nella richiesta di una sorta di giudizio di Dio. Nella sua requisitoria nel processo per La ricotta, il pubblico ministero [Di Gennaro] non chiede ai giudici di stabilire se Pasolini abbia vilipeso o no la religione, ma di scegliere tra lui e l'imputato. Anzi: "... in questo processo gli imputati sono due: Pier Paolo Pasolini ed io... Se voi condannerete Pasolini approverete me, ma se voi lo assolverete allora ineluttabilmente condannerete il mio operato"». (1)
Pasolini, come si vedrà dai resoconti dei processi qui forniti sinteticamente (esclusi il caso emblematico della Ricotta e il processo a Pino Pelosi per i quali la docuementazione è ampia) non ebbe condanne definitive, ma le sue battaglie processuali furono sempre aspre e attraversate da controversie di non poco conto.
«Ma non ci si può certo fermare alle vicende processuali, quasi che il mondo giudiziario fosse in sé concluso, non comunicante con l'esterno. L'atteggiamento della magistratura innesca un gigantesco processo di controllo sociale, di cui le reazioni e gli atteggiamenti della stampa sono la documentazione più evidente. Se manca la sanzione in forma di una condanna penale definitiva, ci sono sanzioni non formali più pesanti di mesi o anni di galera. Pasolini dovrà scontare pene durissime: ci sarà l'aggressione fascista, morale e fisica, contro la quale mai polizia e magistratura muoveranno un dito; c'è, alla fine, la pena di morte, eseguita una notte, dalle parti di Ostia. Una condanna verrà, nell'ultimo processo in cui Pasolini comparirà come protagonista, ma che, alla fine, non obbedirà a regole diverse da quelle puntigliosamente seguite in tutti i processi precedenti. Formalmente l'accusato è Pino Pelosi, l'assassino.» Così scriveva Stefano Rodotà.
In effetti, pare che nel Tribunale penale che processa Pelosi vi sia una preoccupazione prevalente: quella di "chiudere" al più presto. Così, nel processo all'assassino di Pasolini, si tiene conto solo marginalmente del "concorso di ignoti" nell'atto delittuoso: non viene disposta – né effettuata autonomamente da polizia e carabinieri – alcuna altra indagine  (mentre ve ne sarebbe stata necessità soprattutto tenendo conto delle inchieste svolte da giornalisti prestigiosi e degli indizi rilevanti che vengono minuziosamente descritti nel corso del processo a Pino Pelosi) e non viene riservata alcuna attenzione a una denuncia nella quale erano indicate le prime due cifre della targa di un'automobile che avrebbe seguito quella di Pasolini la sera dell'omicidio. Provvederà poi la Corte d'Appello a cancellare anche queste ultime tracce di sospetto nei confronti di "ignoti".
Lo scopo di riferire, ora e qui, i passaggi salienti del processo per l'omicidio di Pier Paolo Pasolini non è ovviamente quello di rimettere in discussione quell'evento infausto e doloroso, ma di fornire ulteriori motivi di conoscenza e riflessione su un altro dei "misteri", giudiziari e non, che costellano la storia del nostro Paese: perché la conoscenza è anche uno dei pochi strumenti che ci permettono di essere consapevoli e di non dimenticare.

(1) da AA.VV., Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte, Garzanti, Milano 1977

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SUL PROCESSO
A PINO PELOSI
VEDI ANCHE


Introduzione, di Angela Molteni

Cronologia degli eventi processuali

Un delitto politico, di Giorgio Galli (integrale)

L'interrogatorio dell'imputato Pelosi del 2 novembre 1975


La controinchiesta dell'«Europeo»
del 21 novembre 1975

L'incredibile reo confesso, di Paolo Berti

Pelosi e gli avvocati, di Paolo Berti

Non si escludono ipotesi diverse nella meccanica
      dell'uccisione di Pasolini, di Duilio Pallottelli

I sei errori della polizia, di Gian Carlo Mazzini

Il testimone misterioso, di Oriana Fallaci

E' stato un massacro, di Oriana Fallaci

 Perizia medico-legale sul corpo di Pasolini. Note di parte alla relazione peritale d'ufficio

La deposizione di Oriana Fallaci al processo istruttorio


L'arringa dell'avvocato
Guido Calvi

La parte civile ritira la sua costituzione

La personalità di Pino Pelosi

Ricostruzione dell'assassinio

La presenza di più aggressori

La personalità e il mondo ideale di Pasolini

"Il romanzo delle stragi"


LE SENTENZE

Dalla sentenza di primo grado, 26 aprile 1976

Dalla sentenza della Corte d'Appello, 4 dicembre 1976

Dalla sentenza della Corte di Cassazione, 26 aprile 1979

SUI PROCESSI
VEDI ANCHE


Cronologia, ordinata
per anno

Cronologia, ordinata
per imputazione

Documenti relativi al processo a Pasolini, reo di vilipendio alla religione di Stato per il film La ricotta

Fonti di ricerca e
documentazione
 

I processi - Pino Pelosi, Introduzione, di Angela Molteni

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