I processi

."Pagine corsare"
I processi
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 Documenti relativi al
processo a Pasolini, reo di vilipendio alla religione di Stato
per il film La ricotta


Memoria presentata
per la difesa dagli
avvocati
Giovannini e Berlingieri
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1) Il grido di "Corona, corona" è la prima avvisaglia della superficialità incredula, scettica, plebea, del mondo che circonda Stracci e sarà testimone del suo martirio. Il tono noncurante, o poco inerente, non si riferisce però, qui, tanto alla "corona", quanto all'andamento tipico del lavoro del set; e, se vuole sfottere qualcuno, sfotte la spocchia del regista, monosillabico, paratattico e annoiato, nella sua veste impopolare di "superuomo" decadente, che tratta i subalterni dall'alto della sua coscienza di artista (il "gusto" con cui sceglie le squisitezze cromatiche del Pontormo, o quelle musicali del Biscogli) e di cui la troupe non sa e non vuole sapere nulla. La troupe considera infatti la "corona" un capriccio del regista, e col tipico tono ambiguo dell'ironia popolare romanesca, un po' gli tiene bordone, un po' lo prende in giro. 
Io, direttamente, come autore, intervengo, quando - spente le irriverenti grida - la corona viene alzata da due mani di operai, contro il biancheggiante panorama della città, dominandolo. 
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2) Non è Cristo che sbotta a ridere - è l'umile attore che interpreta il Cristo, che non è poi neanche Cristo, ma il Cristo profanamente raffigurato dal Pontormo
L'idea di far sbottare a ridere quell'attore, eè' stata suggerita da un fatto reale. Un giovane della troupe, sentendo leggere il Lamento della Vergine di Jacopone, evidentemente colpito dal linguaggio arcaico e per lui incomprensibile, che veniva a formare una specie di lagna rimata, si è messo a ridere, candidamente. 
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3) Il canto del Dies Irae che echeggia sulla famigliola affamata che mangia, vuole essere semplicemente un presentimento stilistico di morte: la quale morte è poeticamente legata al digiuno, alla fame, al pasto. 
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4) Sia ben chiaro che "comparsata" vuol dire lavorare come comparsa. E' una pura illazione pensare che significhi, in gergo, qualcosa altro, a smontare cioè il mito del Poeta con la p maiuscola, misticheggiante, irrazionale, ispirato, intoccabile, e a ridare al Poeta dignità di cittadino.
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5) Bivacco sulla croce: cialtroneria picara della troupe in ozio, ancora. Ossia descrizione, oggettiva, di come la religione è sentita dal mondo moderno, rappresentato, ai suoi vari livelli, nel mio film, appunto dalla troupe.
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6) Dies irae sul cagnolino che mangia il pasto di stracci, cfr. n. 3: è lo stesso motivo stilistico, che ritorna nella identificazione fantastica dell'appetito e della morte (il film finirà infatti con la morte per digiuno e indigestione). 
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7) L'espressione ironica che fa Welles alla fine della sua frase sul proprio cattolicesimo, è rivolta al giornalista (contro cui subito dopo l'ironia eromperà) quasi gli dicesse: "è inutile che faccia a te queste delicate confessioni, tanto tu non capisci nulla". 
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8) L'espressione "uomo medio" è usata dal regista Orson Welles nel senso che le danno i sociologi nei loro testi, ossia uomo condizionato, uomo massa (tutto il discorso di Welles, sia pure divertito ed ironico è infati di tipo sociologico). Non "medio" nel senso umano psicologico della parola. In tal senso tutti siamo uomini medi. I superuomini sono degli imbecilli: e tutta la polemica letteraria del Pasolini si è svolta negli ultimi dieci anni in questa direzione: Pasolini ha, per l'uomo medio cittadino, suo contemporaneo, suo collega, intellettuale o operaio, il massimo rispetto. E' per questo che Pasolini, per esempio, è contrario alla censura: essa sì presuntuosa e paternalista, presuppone cioè una inferiorità del pubblico rispetto all'artista o alla classe colta o dirigente. 
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9) L'incontro con i due agenti è una pura e semplice gag. Uno degli elementi stilistici del film, sono le citazioni charlottiane. Questa è una di quelle, una innocente allegria di comica. 
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10) Il rutto sulla croce non è un rutto, ma un singhiozzo. Il singhiozzo di chi, morto di fame come il buon Stracci, si è finalmente rimpinzato. 

11) Nessun secondo fine su Stracci che i compagni di lavoro rendono vittima di scherzi crudeli. Questa crudeltà è un aspetto della vita, della semplice vita di tutti i giorni, nei sobborghi delle grandi citta. Vivere, lì, è spesso una scommessa difficile, e fa parte dell'onore saper fare gli scherzi o saperci stare. 
Quanto al racconto, i traumi patiti da Stracci, degni di quelli di Tantalo, hanno la funzione di preparare e giustificare, naturalisticamente oltre che poeticamente, il suo malore finale, che, prima digiuno, e poi bestialmente saziato, lo conduce alla morte. 
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12) L'introduzione delle scene a colori, è una arbitrarietà poetica, un movimento di libertà stilistica, determinata da esigenze estetiche, se volete estetizzanti, nel senso di spettacolari. Si separa, così, il mondo del film da quello del film girato dal regista, quasi che non ci fosse possibile comunicazione tra i due, quasi fossero due realtà giustapposte ma estranee: con una frizione, appunto, di stupore spettacolare. 

13) Il "cornuti" è gridato dall'aiuto regista (doppiato dallo stesso giovane che l'ha interpretato, cioè Paolo Meloni) ai personaggi di una doppia finzione: 

  • non a Cristo e alle Persone della Passione, ma al Cristo e alle persone della Passione di Pontormo;
  • non a Cristo e alle Persone della Passione, ma al Cristo e alle persone della Passione di Pontormo che diventa un film. Il "cornuti" è gridato ai personaggi di una finzione nella finzione.

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    14) Il Dies irae su Stracci che mangia; vedi paragrafo 3 e 6. 

    15) E' difficile rendersi conto di ciò che si può vedere di male nel fatto che Stracci vada a nascondersi per mangiare in pace, dentro una grotta. 
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    L'accusa afferma, infine, di aver voluto sostituire il simbolo del Sottoproletariato a quello di Cristo. Sarebbe stata una pura idiozia che nulla potrebbe mai giustificare. 
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    Al Pasolini interessa soltanto mettere a fuoco il problema del sottoproletariato, senza falsi misticismi: quel sottoproletariato che, come ha ben dimostrato di capire il PM, sta morendo - storicamente - senza che nessuno sappia che farsene, se non forse come ha scritto altrove, in prosa e in versi, Giovanni XXIII e i cattolici che sono con lui.
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    SUL PROCESSO
    PER LA RICOTTA
    VEDI ANCHE

    PROCESSO PRIMO GRADO

    I protagonistI

    Il nullaosta della censura

    Decreto di sequestro del film
    e citazione in giudizio

    Citazione in giudizio

    Verbali di dibattimento

    Processo verbale di
    dibattimento, 5 marzo 1963

    Processo verbale di
    dibattimento, 7 marzo 1963

    Poesie allegate ai verbali

    Memoria presentata dalla
    difesa

    Recensioni al film RoGoPaG
    allegate ai verbali

    Sentenza di condanna
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    PROCESSO, APPELLO

    Richiesta di dissequestro
    parziale

    Tagli e rifacimenti al film
    La ricotta

    Ricorso in appello delladifesa

    Verbale di dibattimento

    Lettera a Pasolini scritta dal
    padre D. Grasso

    Memoria della difesa

    Sentenza di assoluzione
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    PROCESSO, CASSAZIONE

    Ricorso del Procuratore
    in Cassazione

    Sentenza di Cassazione
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    ALTRA DOCUMENTAZIONE

    Le vicende narrate nel film

    Pontormo, Deposizione

    Rosso Fiorentino, Deposizione

    La ricotta, Deposizione

    SUI PROCESSI
    VEDI ANCHE


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    per anno

    Cronologia, ordinata
    per imputazione

    Processo a Pino Pelosi
    per l'assassinio
    di Pier Paolo Pasolini

    Fonti di ricerca e
    documentazione

     


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