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Che cosa mi dici, ora, Pier
Paolo?
E ora? ora che del
tuo pensiero
ben poco mi hai celato,
quale
strada, davvero,
mi indichi?
Su tutti, un messaggio
riconosco, condivido:
me ne approprio.
Lo urli, dal carcere
buio ove
giaci, con voce rotta
di pianto
(oh, la disperazione
di un suono giallo, disarmonico!),
a questa città
arida spenta muta vuota senza musica,
a questa città
priva di sentimenti, di
solidarietà,
cattiva desertificata barbara,
in cui solo una breve
bestemmia mormorata
tra denti verdi,
con lo spavento negli occhi, rende
uguali giovani e
vecchi
in un pari delirio
di solitudine e disamore.
Qual è il
messaggio?
"Solo l'amare, solo
il conoscere
conta, non l'aver
amato,
non l'aver conosciuto.
Dà angoscia
il vivere di un consumato
amore. L'anima non
cresce più".
Ho avuto fede in
te, dolce e crudele poeta.
Ho sciolto le briglie
alla rossa immaginazione.
Ho visto terre immobili
e soli rotanti.
Ho udito immigrati
poveri sfruttati maledire,
piangendo, chi, non
più uomo, sottraeva
loro anche la speranza.
L'anima mia è
cresciuta, come tu
pre-vedevi, è
esplosa, grazie al tuo
grande cuore, al
tuo dolore
profondo, alle persecuzioni
alle derisioni
che hai sopportato
con "disperata vitalità".
Dà angoscia
anche
un amore solitario
orfano impotente
ferito nelle viscere,
disperato perché senza speranza
tale che appare sempre
più cara amica
leale soltanto una
morte selvaggia, purché
selvaggiamente ignorata
e derisa.
E ora, poeta mentitore,
amatissimo poeta,
volteggiando immemore,
leggero, con ali candide,
e mani di velluto;
ora che ho raggiunto,
con
disperazione, la
tua dimora gelida spoglia,
ora, ora, subito!
che cos'hai da dirmi?
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