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Saggistica Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini raccontato da Enzo Siciliano (1)
Pier Paolo Pasolini raccontato da Enzo Siciliano (2)
Enzo Siciliano
Pasolini e il suo Petrolio;
Ma Siciliano ha fatto bene a lasciar correre, se è vero che, come scriveva Raboni qualche giorno fa sul "Corriere", "troppe volte, nella realtà del nostro Paese, le polemiche suscitano, in chi si trova ad affrontarle, un senso di disagio o addirittura di vergogna, tanto forte è l'impres- sione di muoversi nell'irrimediabile". Pasolini, si sa, aveva rotto coi figli della borghesia che a Valle Giulia giocavano alla rivoluzione, e più tardi scomunicò anche gli "squallidi criminali" che avevano già rivestito il ruolo di ragazzi di vita. Siciliano, per provocarlo, gli parlava di un concerto di Pollini affollato di giovani: "Ti sbagli - rispondeva Pasolini. Applaudono Pollini perché gli è stato detto dai discografici che bisogna applaudirlo". Poi, a un tentativo di replica, aggiungeva semplicemente: "Leggerai Petrolio". Il romanzo futuro si delineava come un giudizio universale che, attraverso il petrolio dell' Eni, avrebbe coinvolto tutta la corruzione italiana; che era poi un "bisogno di verità" senza confronto in quegli anni: "Sempre più sono convinto che la verità di Pasolini... sia da cercarsi nella sua solitudine. La sua gramsciana organicità era un fantasma. Era nella disorganicità caratteriale la sua forza: come è sempre in un poeta". Credo che Siciliano abbia ragione. Credo anche, però, che la parola poeta sia ambigua (e lo era già nell' uso che ne faceva Moravia): poeta come colui che sovrabbonda d' amore e lo riversa sugli altri. Petrolio, che è il documento di una totale disorganicità a un progetto politico, lo è anche di un totale disamore. E qui ci viene in soccorso, ad uscire dall'equivoco, un'altra conclusione: "... niente è più estraneo a Casarsa, e ai suoi lari, di Petrolio, dello spirito che lo anima". Sradicato da ogni mito dell' infanzia, è il libro di un espressionista: non in quanto mescidanza di lingue e di registri, come oggi generalmente si intende, ma in quanto grido, urlo che sovverte tutte le buone attese di un lettore di tradizione. È un libro anticlassico che tuttavia non si contenta, come usa oggi, di verniciature maccheroniche e offende tutti perché non cura l'interesse di nessuna parte. La vendetta che vi si compie nasce da un rimprovero radicale alla condizione di coloro che vivono senza "avere Cristo", mosso da chi sa di essere immerso in quello stesso vuoto. Petrolio non è più sorretto da laiche speranze: "Pasolini considerava il laicismo il volto friabile, anche ingannevole, della borghesia italiana", sebbene, da ateo quale si proclamava, credeva necessariamente che il mondo e la storia fossero soltanto il teatro dello scontro tra le forze sociali. In Petrolio questa contraddizione si estingue in nome di una scelta nichilistica, impopolarissima per il gusto italiano. Certo, Pasolini sapeva di essersi tagliato i ponti alle spalle: "Il sistema stilistico di questo mio libro - la chiusura alla pietà - mi impedisce ... di inventare un personaggio la cui definitiva partenza, o la cui morte, possa ... far nascere la divina voglia di piangere". E allora, osserva Siciliano, "l'unico vero romanzo possibile ... si rivela drammaticamente impossibile, condannato all'irrisione di se stesso". Ma è un'aporia solo apparente, che costituisce la stessa modernità di e in nome della quale ci è dato riconoscere all'oggettiva incompiutezza dell' opera "una completezza rigorosa". Però, quando sembrava che ci avesse concesso tutto, Siciliano si lascia un'uscita di sicurezza: "Ho anche un' impressione affatto diversa: che quanto ci è rimasto sia follia prefatoria al romanzo da scrivere, al libro che avrebbe dovuto esserci e non è mai stato". Fu un sogno? una fata morgana? Pasolini tornerebbe ad essere, anche in prosa, il poeta, e la sua immagine più consegnata (e piu' deperibile nei termini stessi di una funzione d' intervento) verrebbe a oscurare la sua splendida apocalisse. O forse questa è la soluzione piu' verosimile, cioè più accettabile e più naturalmente somigliante a una società intellettuale che si piccava di capire tutto, a cominciare dalla musica di Verdi, ma che non poteva accettare Petrolio? Lo sfondo si rimangia la figura, che peraltro era parte integrante di quel contesto. Resta comunque intatta la prima intuizione: che sia questo il libro piu' lontano da Casarsa, l' unico in grado di riaprire il bilancio anche quando dovesse sembrarci esaurito il discorso fatto finora. Quella lite del '63 di Paolo Conti, "Corriere della Sera", 9 luglio 1996 Per esempio Giulio Carlo Argan non perdonò mai a Renato Guttuso la sua
definitiva scelta, nel dopoguerra, a favore della pittura figurativa, insomma
per il realismo.
Nel caso di Enzo Siciliano, l'allievo prediletto di Giacomo
Debenedetti, la ferita si apre nel 1963. È l'anno in cui la letteratura
italiana si divide a metà: da una parte i romanzieri fedeli alla narrativa
tradizionale: Giorgio Bassani, Carlo Cassola ma anche Alberto Moravia,
e con loro il giovane Siciliano, che non arriva ai trent'anni. Dall' altra
le nuove generazioni: Alberto Arbasino, Nanni Balestrini, Renato Barilli,
Umberto Eco, Oreste Del Buono, Angelo Guglielmi, Giorgio Manganelli, Edoardo
Sanguineti. Sono mesi di scontri durissimi,
non si va per il sottile nemmeno sul piano della lingua. Anzi: il "Gruppo
''63" definisce Bassani e Cassola "le nuove Liale", paragona insomma Gli
occhiali
Di lì discende tutta la storia pubblica di Enzo Siciliano. Quell'anno esordisce con Racconti ambigui, il primo di una dozzina di romanzi, tra cui La principessa e l'antiquario che vince il premio Viareggio nell' 81. Con Moravia diventa inseparabile (Luciano Salce, regista satiro, in una sua fortunata rubrica radiofonica inventa un tormentone che imita le cronache mondane degli anni '70: "A quel punto entrò Moravia, seguito dal fido Siciliano...": tiene banco per mesi). Collabora con Pier Paolo Pasolini, per lui diventa anche attore nel Vangelo secondo Matteo [vedi fotogramma dal film sopra]. Cura saggi (Pirandello, Cecchi, Puccini) e nell'86 una Letteratura italiana. Scrive molto per il teatro, si cimenta con la regia, dirige "Nuovi argomenti" prima con Pasolini, Moravia, Bertolucci e Sciascia e poi (cioè oggi) con Dacia Maraini, Furio Colombo e Raffale La Capria. Nel '73 il capo dei programmi culturali della Rai Fabiano Fabiani (che oggi guida Finmeccanica) gli propone un'esperienza televisiva, lui accetta e con Francesca Sanvitale fa nascere "Settimo giorno", l' antenato dell' augiasiana "Babele", che finisce nel '76 sacrificato sull' altare della riforma. Da quel '63 passa insomma una vita, fino alla recente direzione del prestigiosissimo "Gabinetto Vieusseux" a Firenze, miniera culturale affidata in passato a Eugenio Montale e a Giovanni Spadolini. Ma la ferita del '63 resta ancora aperta e genera paradossi. Se un personaggio televisivo come Maurizio Costanzo giura che Siciliano non potrà che far benissimo alla tv ("Enzo è un uomo di cultura, ha frequentato il mondo dello spettacolo, sa muoversi e sono certo che saprà mediare tra le mille anime della Rai") e un altro narratore, Raffaele La Capria, ne tesse le lodi ("Per me rappresenta una garanzia, una persona sensibile, ha un rapporto autentico con la cultura") Edoardo Sanguineti lo boccia trentatré anni dopo come se fossimo ancora in pieno '63: "Se c'è un mezzo tipico della modernità quello è la televisione che ha bisogno di posizioni aperte e sperimentali per uscire da una situazione paludosa, e penso sia alla funzione culturale che all'intrattenimento. Siciliano ... be' , tutto è tranne che un uomo avventuroso o sperimentale, non penso proprio che potrà fare gran bene alla tv". In fondo risale appena al '92 un altro attacco di Siciliano al gruppo '63, quando riapre il baule dei ricordi e tira fuori un episodio: il cassetto forzato di Giorgio Bassani nella sede della Feltrinelli, in piazza Esedra, ai tempi in cui venne accusato di non voler pubblicare Fratelli d'Italia di Arbasino perché conteneva giudizi poco lusinghieri su Montale, Moravia e la Morante. Pierluigi Battista de "La Stampa", nel gennaio del '92, gli chiede il perché di questo ritorno al passato. Risposta di Siciliano: "L' episodio rende bene quel fare un po' teppistico e nutrito di una certa ebbrezza avanguardistico dadaista...". E anche oggi lo scrittore Franco Cordelli, uscito da "Nuovi argomenti" dopo una lite con i collaboratori di Enzo (ma tornato in buoni rapporti con Siciliano nelle ore della morte di Dario Bellezza), dice: "La tv di Angelo Guglielmi rappresentava una logica innovativa e fragorosa, la scelta di Siciliano fa pensare alla "rinormalizzazione" della televisione attraverso la nobile tradizione umanistica italiana, dando alla parola "normale" un significato non negativo ma neutro". Guglielmi, gruppo '63. Ferite che lasciano il segno. Fino alle soglie della Rai.
Enzo Siciliano è stato uno dei grandi protagonisti della cultura italiana del Novecento. La sua eclettica personalità lo ha portato a operare in vari campi dell’attività creativa: è stato romanziere, saggista, critico, drammaturgo, regista e ha frequentato intellettuali del livello di Giacomo Debenedetti, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Bassani e Attilio Bertolucci. Laureato in filosofia, è stato a lungo tentato dalla carriera musicale. La sua passione per il canto non ebbe però possibilità di sviluppo pratico come ricorda lui stesso: ”Al tempo della mia vita di studente, ho studiato canto. Dopo un anno circa ebbi una vera e propria amara reazione psicofisica: la mia gola prese a coprirsi di placche senza che il mio corpo tradisse tracce febbrili. Le placche apparivano e sparivano. Andavo a lezione dal maestro Polverosi che di fronte a questo mio periodico impedimento scuoteva la lunga chioma bianca, il sorriso gli si tingeva di rammarico e con una pacca sulle spalle mi accompagnava alla porta … Comunque lasciai lo studio del canto, senza più dividermi fra piazza Cavour e le lezioni di Guido Calogero su Socrate alla Sapienza, all’Istituto di Filosofia” (Enzo Siciliano, Carta per Musica, Mondadori editore, Milano, 2004). Nel 1961 entra in Rai dove cura la rubrica di Geno Pampaloni “Conversazioni con i poeti” e in seguito collabora alla rubrica di attualità culturale “Zoom” (trasmissione che va in onda dal 1966 al 1969), e con Francesca Sanvitale si ocupa di cultura in “Settimo giorno” (in onda dal 1974 al 1976). Nel 1962 comincia a collaborare con la rivista letteraria “Nuovi Argomenti” fondata nel 1953 da Alberto Moravia e Alberto Carocci. Siciliano entra nella direzione della rivista alla seconda edizione (iniziata nel 1966), per poi essere direttore con Alberto Moravia e Leonardo Sciascia della terza edizione (iniziata nel 1982) e da solo della quarta serie iniziata nel 1994. Nel 1963 esce la sua prima opera di narrativa Racconti ambigui, alla quale fa seguito tre anni dopo il romanzo La coppia. Nel 1966, insieme ad Alberto Moravia e Dacia Maraini, fonda la compagnia teatrale “Il porcospino” che ha come sede il teatro di via Belsiana a Roma. Vengono portati sul palcoscenico anche lavori dei tre scrittori: L’intervista di Moravia, La famiglia normale della Maraini e Tazza di Siciliano. Dopo due anni però la compagnia viene sciolta. Per il palcoscenico scrive anche Tempesta (1968), La mamma com’è (1968), Basta il pensiero (poi si butta via) (1969) e Vita e morte di Cola di Rienzo (1973). L’amore per il cinema e il suo eclettismo portano Enzo Siciliano a misurarsi con la macchina da presa. Nel 1969 dirige il film La coppia tratto dal suo omonimo romanzo del 1966. La pellicola, interpretata da Christian Hay, Anita Sanders, Massimo Girotti, Nicoletta Machiavelli e Mario Carrara, racconta le vicissitudini di un giovane designer che vive una relazione sentimentale con la sua padrona di casa, una signora borghese sposata. Il tutto condito dalla ingombrante presenza del marito di lei che alterna un atteggiamento aperto a improvvise esplosioni di gelosia. Pubblica La notte matrigna (1975) e una serie di importanti biografie: Moravia (1971), Puccini (1977) e Vita di Pasolini (1978). Nel 1980 gli viene conferito il premio Viareggio per La principessa e l’antiquario mentre nel 1986 scrive il testo teatrale Jacopone che narra le vicende di un artista che si crede il fantasma del famoso frate e scrittore tudertino. Tra i suoi più recenti romanzi
ricordiamo Carta blu (1992), I bei momenti (1997, con il
quale vince l’anno successivo il premio Strega), Non entrare nel campo
degli orfani (2002), Il risveglio della bionda sirena (2004)
e La vita obliqua (2007). Nel 1993 è tra i conduttori di "L’altra
edicola”, programma culturale di Rai Due. È stato presidente della Rai
dal 1996 al 1998 e direttore del Gabinetto scientifico letterario Vieusseux
dal 1995 al 2000 (tra i direttori dell’istituto vi era stato anche Eugenio
Montale).
L'acquisizione, per volontà degli eredi e dell'amministrazione capitolina, del Fondo librario di Enzo Siciliano - scrittore, intellettuale e operatore culturale che ha vissuto a Roma permeandola del suo sapere e della sua passione - ha consentito l'istituzione di una Biblioteca Letteraria all'interno della Casa delle Letterature. Si tratta di una preziosa Biblioteca d'Autore, comprendente 18.749 volumi. È possibile consultare la sezione di Letteratura Italiana e, in progressione, dal gennaio 2008, saranno consultabili al pubblico le altre sezioni di Letterature Straniere, Teatro, Arte, Musica, Filosofia, Linguistica, Storia e Opere Generali. Aperta in collaborazione con Vivalibri all'interno della Casa delle Letterature, si affida a un criterio del tutto nuovo nella scelta di titoli da proporre al suo pubblico: la contemporaneità. Il catalogo è frutto di un'accurata ricerca che ha portato alla selezione di circa 3.000 volumi ripartiti tra narrativa, poesia, critica letteraria e fumetti, e pubblicati in prima edizione a partire dal 2000. Completa l'offerta una scelta di riviste e dei principali allegati culturali ai quotidiani, sia italiani che stranieri. Attivo anche un innovativo servizio di Biblioteca digitale, per la consultazione on line del catalogo, l'accesso a forum, banche dati e materiali multimediali. La Casa delle letterature dell'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma è un centro cittadino interamente dedicato alle letterature italiana e straniera del Novecento e del nuovo Millennio. Ha sede nel prestigioso complesso borrominiano dell'ex oratorio dei filippini a piazza dell'Orologio ed è stata la prima Casa del sistema culturale cittadino romano, fondata nel maggio 2000.
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e una nota biografica per ricordare Siciliano, scomparso il 9 giugno 2006 |