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Saggistica RILETTURA:
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Francamente, mi pare scoraggiante che la conoscenza dell’opera letteraria di Pier Paolo Pasolini - o, per essere più precisi, la conoscenza che si rileva visitando molti siti e blog in internet - possa limitarsi sostanzialmente a due scritti pasoliniani che vengono massicciamente riprodotti o citati: "Io so" (ovvero “Il romanzo delle stragi”, pubblicato dal "Corriere della sera" del 14 novembre 1974 con il titolo "Che cos'è questo golpe?") e Il PCI ai giovani !! (poesia contenuta in Empirismo eretico) che genericamente e superficialmente viene il più delle volte indicata tour court “contro gli studenti” oppure “a favore dei poliziotti”. Su questa poesia, insomma, imperversano l'equivoco, la superficialità e il luogo comune. Ma non do per scontato che soltanto quel luogo comune rimanga nella memoria a illustrare i sentimenti che quello scritto ispira. Avevo già espresso qualcosa in proposito qualche anno fa: probabilmente è sfuggito, ma può essere messo in discussione sia quel mio commento, di cui confermo i contenuti, sia quelli, oltre al mio conclusivo, che qui propongo all'attenzione di chi legge queste pagine. Mi propongo dunque di approfondire ulteriormente gli intenti e i comportamenti che Pasolini assunse nei confronti degli studenti protagonisti di quella stagione di contestazione che è stata il Sessantotto. Un documento che mancava, nella sua versione integrale, sino a oggi in questo sito interamente dedicato a Pasolini, è l'"Apologia" che il poeta scrisse come seguito e ampio chiarimento agli Appunti in versi seguiti da una "Apologia si trova QUI. Con il supporto di questo scritto penso sia possibile eliminare gli equivoci e liberarsi degli stereotipi per meditare ancora sul significato reale della poesia indirizzata da Pasolini agli studenti del Sessantotto. Nel definire "borghesi" i giovani che lottavano nelle piazze, Pasolini tra l'altro riprendeva in parte la polemica già sollevata da Don Milani, il prete di Barbiana, che l'anno prima, nella sua Lettera a una professoressa, scriveva: "Tra gli studenti universitari i figli di papà sono l'86,5 per cento. I figli di lavoratori dipendenti il 13,5 per cento ... e i figli di papà li accolgono e gli regalano tutti i loro difetti. In conclusione: 100 per cento di figli di papà". La poesia di Pasolini aprì un acceso dibattito tra l'intellettuale e i protagonisti del '68 romano. In realtà, nella poesia c'è molto di più della polemica sugli scontri davanti alla facoltà di Architettura. C'è una polemica forte contro una rivolta, borghese e anticomunista. E una interpretazione anticonformista del Sessantotto, in cui Pasolini sapeva leggere alcuni segnali negativi che già trasparivano, ma che quasi nessuno era ancora in grado, forse, di interpretare: tali segnali si riveleranno prepotentemente, in buona parte, quando si assisterà, per esempio, alla confluenza di alcuni di quei giovani nelle fila di un partito - quello socialista di Bettino Craxi, nella seconda metà degli anni settanta - ferocemente anticomunista - o la loro "mutazione" in commentatori e inviati di giornali spesso conniventi o al servizio del potente di turno (da Giuliano Ferrara a Pierluigi Battista o a Paolo Liguori, per citare alcuni dei più noti). C'era, infine, come è spesso rilevabile in molti degli scritti pasoliniani, molta ironia.
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