La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Come corsari sulla filibusta
Introduzione di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti
a Questo è Cefis, ed. Effigie 2010

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Nel 1972 arriva in libreria Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente di Giorgio Steimetz, una quasi biografia – non autorizzata – del presidente di Eni e Montedison, pubblicata dall’Agenzia Milano Informazioni di Corrado Ragozzino, di cui Steimetz è forse l’alter ego. [1] L’agenzia è finanziata da Graziano Verzotto, democristiano della corrente dorotea di Mariano Rumor, uomo di Enrico Mattei ed ex presidente dell ’Ente minerario siciliano. Fu anche l’informatore di Mauro De Mauro, il giornalista de “l’Ora ” di Palermo rapito e ucciso dalla mafia nel 1970. Così come era accaduto a Mattei sette anni prima. Così come accadrà a Pier Paolo Pasolini cinque anni dopo. Questo è Cefis vive solo pochi mesi, poi scompare. Dalle due sedi della Biblioteca Nazionale Centrale spariscono anche le copie d’obbligo; se ne trova ancora traccia nel registro di quella fiorentina, ma il volume non c ’è: «a ridosso della pubblicazione, gli uomini della Montedison si mossero efficacemente per toglierne dal mercato il maggior numero di copie possibile e scongiurare al Presidente l’eventualità di un ’inchiesta giudiziaria ». [2] Il libro, probabilmente pubblicato con l’intento di avvertimento o di minaccia nei confronti di Eugenio Cefis, racconta la spregiudicata avventura di uno dei timonieri del pubblico-privato, la mescolanza di poteri tra Stato e le mafie sommerse economico-finanziarie.
Pier Paolo Pasolini sta lavorando in quegli anni sugli stessi temi e, forse, sta utilizzando le stesse fonti. Proprio nel 1972 comincia a scrivere Petrolio, il grande romanzo incompiuto, che sarebbe stato pubblicato postumo solo nel 1992, diciassette anni dopo la sua morte. Un romanzo del quale la critica ha spesso enfatizzato l’aspetto erotico – la doppia vita di un ingegnere petrolchimico – mentre il suo vero tema è il Potere. È un romanzo che cerca di rendere visibile il Potere in tutte le sue forme, attraverso “Visioni ”. [3]  Vi si parla del Nuovo Potere che agisce sugli individui in forme capillari, attraverso imposizione di modelli, e che raggiunge anche i loro corpi. Vi si parla della banalità del Potere, quella che agisce attraverso la «col-lusione » innocente (dove “innocente ” sta per “nascosto alla coscienza”) degli individui, degli intellettuali, persino dei letterati, nel loro desiderio di carriera. Vi si parla anche del potere delle trame, quelle destinate a restare segrete. E anche di quello delle stragi. Si parla persino di una bomba fatta scoppiare alla stazione di Bologna [4] – quasi una profezia di quella che davvero sarebbe scoppiata il 2 agosto 1980.
Si parla anche dell’Eni, che Pasolini non considera solo un’azienda ma «un topos del potere ». E ovviamente della morte di Mattei.
Non potevano del resto mancare questi ingredienti in un libro intitolato Petrolio, l’odierno Vello d’Oro, per il quale si fanno guerre e viaggi in Oriente, come li fece Mattei, come un tempo li fece Giasone con gli Argonauti (altro tema del libro). Vi si trova quindi – come scrive Gianni D’Elia – anche il «rapporto terribile tra economia e politica, le bombe fasciste e di Stato, la struttura segreta delle società “brulicanti ”, come i loro nomi, in beffardi acronimi ».[5]
 

Le fonti di Petrolio

L’introvabile libro di Steimetz, che qui ripubblichiamo, è stato una delle fonti di Petrolio, da cui Pasolini riprende dati e notizie relative all ’Eni e a Cefis, e a volte anche intere frasi. Ma ad accorgersene non è stato un filologo bensì un magistrato, il sostituto Procuratore pavese Vincenzo Calia, mentre stava svolgendo una nuova inchiesta sull’omicidio di Mattei. L’aereo del presidente dell’Eni, in volo tra Catania e Milano, precipitò infatti la sera del 27 ottobre 1962, nella campagna di Bascapè, presso Pavia. La procura di Pavia aveva già svolto anni prima un ’inchiesta su quella morte, che però si era conclusa con una sentenza di «non luogo a procedere, perché i fatti non sussistono», avendo attribuito la caduta dell ’aereo a un incidente, dovuto all’errore del pilota Irnerio Bertuzzi. [6]
Calia riapre l ’inchiesta il 20 settembre 1994, sulla base di nuovi fatti, e la conclude il 20 febbraio 2003 con una Richiesta di archiviazione .
Calia legge Petrolio, titolo irresistibile per un magistrato immerso nell’indagine sulla morte del presidente dell’Eni e vi trova una sorprendente coincidenza. Venticinque anni prima di lui, Pasolini era giunto alla stessa ipotesi a cui lo stava ora portando la sua lunga indagine: Mattei fu eliminato da un ’oscura regia politico-istituzionale interna all ’Italia, di cui Cefis teneva le fila.

Ecco cosa scriveva Pasolini in uno schema riassuntivo di Petrolio intitolato Storia del petrolio e retroscena:

In questo preciso momento storico (I° BLOCCO POLITICO) Troya  sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei, cronologicamente spostato in avanti) [7] 
Calia commenta alcune pagine di Petrolio nella sua Richiesta di archiviazione. E per primo coglie le analogie tra Questo è Cefis e il romanzo di Pasolini, collegando tra loro i fili di questa intricata matassa. Fatica però a reperire il libro di Steimetz. Non sa che una fotocopia si può trovare al Gabinetto Vieusseux di Firenze [8], proprio tra le carte di Pasolini, il quale a sua volta l'aveva ricevuta nel settembre 1974 da Elvio Fachinelli, psicoanalista e animatore della rivista “L'Erba Voglio". Nella cartella dell'Archivio si conserva anche la lettera di Fachinelli a Pasolini, datata 20 settembre 1974: «Caro Pasolini, le faccio avere una conferenza di Cefis e una fotocopia del libro su di lui, ritirato. Forse le possono servire».
La “conferenza” di cui parla Fachinelli è il testo del discorso tenuto da Eugenio Cefis all'Accademia militare di Modena il 23 febbraio 1972 (pubblicato sulla rivista “L'Erba Voglio”, n. 6).  Pasolini si riproponeva di inserirlo integralmente nel romanzo, a mo' di cerniera «a dividere in due parti il romanzo in modo perfettamente simmetrico e esplicito». [9]
Nonostante le comuni sintonie, Pasolini e Fachinelli non si conobbero mai di persona. Lo riferisce Riccardo Antoniani: 
A partire dal gennaio del ’74, Fachinelli scrisse diverse volte a Pasolini. Anche in virtù di quel comune muovere «da un’estrema sinistra non ancora definita e certo ancora non facilmente definibile» in cui si inseriva il discorso sulle pratiche non-autoritarie da lui condotto fino allora insieme a Lea Melandri sull’“Erba Voglio”.
Fu in questa rivista che venne pubblicato il celebre discorso La mia patria si chiama multinazionale tenuto da Eugenio Cefis all’Accademia militare di Modena nel 1972. Che con quelle parole rivolte a un pubblico di militari, in quell’accademia dove una volta fu cadetto, Cefis lasciasse presagire «un tintinnio di sciabole», come sostenne il Generale Folde alla commissione Anselmi, è fuori dubbio. In sostanza veniva invocata una riforma costituzionale orientata a un presidenzialismo autoritario, per cui di fatto si sarebbe precluso al Pci qualsiasi aspettativa di governo: il golpe bianco.
Come e dove Fachinelli riuscisse a procurasi i discorsi, anche quelli non pronunciati, dell’allora presidente della Montedison rimane ancora un mistero. Fatto sta che tentò di coinvolgere Pasolini nel progetto di un libro di “pronto intervento” su Cefis e il Nuovo Potere a cui il poeta avrebbe dovuto contribuire analizzando e recensendo alcuni di questi testi.
Fu così che Pasolini entrò in possesso dei tre discorsi di Cefis e di una fotocopia del libro di Giorgio Steimetz Questo è Cefis. [10]
Petrolio non è scritto come lo sono normalmente i romanzi. Non c'è un narratore che racconta una storia, ma un autore che costruisce man mano il progetto di un romanzo da farsi, accumulando una serie di “Appunti”. Ed è in questa forma che Pasolini pensava di pubblicarlo. Egli aveva del resto già sperimentato questa peculiare forma-progetto in opere cinematografiche come Appunti per un film sull'India e Appunti per un'Orestiade africana [11]. E anche nella Divina Mimesis, data alle stampe poco prima della morte (che si finge l'edizione di un manoscritto ritrovato, il cui autore è morto, «ucciso a colpi di bastone, a Palermo, l'anno scorso» [12]. Questa struttura gli consente una grande libertà di scrittura e la possibilità di inserire, in fasi successive, materiali eterogenei, anche non letterari, presi dalla cronaca o da altro.
Ma una domenica pomeriggio, sopra una bancarella di testi usati, la fortuna incontra Calia, e Calia il libro. Finalmente ne può fare una comparazione con Petrolio – funzionale alle sue indagini – e ne espone i risultati  in una nota a margine della Richiesta di archiviazione. [13]
Anche Pier Paolo Pasolini (ucciso a Ostia il 2 novembre 1975) aveva dunque avanzato in Petrolio  sospetti  sulla morte di Mattei, alludendo a responsabilità di Cefis. Pur nella frammentaria stesura del romanzo incompiuto tali allusioni sono chiaramente rintracciabili. Il personaggio chiamato Troya non può che mascherare Eugenio Cefis «Aldo Troya, vice presidente dell’Eni, è destinato a diventare uno dei personaggi chiave della nostra storia» [14], mentre Bonocore è lo stesso Mattei. [15] La descrizione che Pasolini fa di Troya è del resto non solo inequivocabile, ma anche tale da rivelare la fonte usata: si tratta appunto di Questo è Cefis.
Lui, Troya, è un uomo sui cinquant’anni […]. La prima cosa che colpisce in lui è il sorriso. […] un sorriso di complicità, quasi ammiccante: è decisamente un sorriso colpevole. Con esso Troya pare voler dire a chi lo guarda che lui lo sa bene che chi lo guarda lo considera un uomo abbietto e ambizioso, capace di tutto […] Il linguaggio con cui egli si esprimeva era la sua attività, perciò io, per interpretarlo, dovrei essere un mercialista oltre che un detective. Mi sono arrangiato, ed ecco cosa sono venuto a sapere.[…] Troya emigrato a Milano nel 1943, fu colto non inaspettatamente impreparato alle proprie scelte, a quanto pare, dalla fine del fascismo e dall’inizio della Resistenza. Partecipò infatti alla Resistenza […]. Il capo di quella formazione partigiana era l’attuale presidente dell’Eni, Ernesto Bonocore. […] le madri: una certa Pinetta Sprìngolo di Sacile, per Troya, e una certa Rosa Bonali, di Bescapè per Bonocore. […] La cosa che vorrei sottolineare è la seguente: Troya nella formazione partigiana era secondo. E la cosa pareva gli si addicesse magnificamente fin da allora. […]. Sarebbe troppo lungo, e per me, poi, impossibile, seguire tutta la lenta storia (due decenni) di questa accumulazione e di questa espansione. Mi limiterò dunque a dare un panorama, […]. Dunque, Troya è attualmente vicepresidente dell’Eni. Ma questa non è che una posizione ufficiale, premessa per un ulteriore balzo in avanti dovuto non tanto a una volontà ambiziosa quanto all'accumularsi oggettivo e massiccio delle forze guidate da tale volontà. La vera potenza di Troya è per ora nel suo impero privato, se queste distinzioni sono possibili. Troya ha da sempre coerentemente agito sotto il segno del Misto. Dunque non c'è mia reale soluzione di continuità tra ciò che è suo e ciò che  è pubblico […] L’altro fondamento primo dell’impero di Troya era la Società Immobiliari e Partecipazioni (?), intestata a Amelia Gervasoni [….] sorella della moglie di Troya. [16]
Pasolini elenca una lunga serie di società tra loro collegate, amministrate da persone riconducibili al vice presidente dell'Eni. Come scopre Calia, si tratta di alcune delle società elencate da Giorgio Steimetz in Questo è Cefis:i cui nomi sono stati sostituiti da Pasolini con altri, ma assonanti. Ad esempio, alla “Immobiliari e Partecipazioni” di Pasolini, corrisponde la In. Im. Par. (Iniziative Partecipazioni Immobiliari) di Steimetz. Alla “Spiritcasauno” e “Spiritcasadieci” di Pasolini, che devono il nome «al fatto che presentemente Carlo Troya abitava in via di Santo Spirito, a Milano» (Calia), corrispondono, nella realtà, la Chioscasauno e Chioscasadieci, così chiamate perché Eugenio Cefis abitava in via Chiossetto a Milano. Steimetz cita la Ge. Da., poi Pro. De. (Profili Demografici s.p.a.) , Da. Ma. (Data Management s.p.a.) e System-Italia (la stessa società che aveva assunto la figlia del contadino Mario Ronchi di Bascapè), e Pasolini le elenca con acronimi assonanti:
Un anno dopo la “Am. Da.” viene incorporata dalla “Li. De.” (Lineamenti Demografici Spa), con oggetto “stampa e spedizione di lettere e corrispondenze, formazione di schedari ecc.”. […] Qualcosa insomma, tecnicamente, come un piccolo Sid […]. Poi la ‘Li. De.’ si trasferisce (appunto)a Roma […]. E la società prende il nome di “Da. Off.”, Data Office Spa. Ma per poco, perché ben presto […] la società si richiama di nuovo “Am. Da.”. E a questo punto […] la società ampliandosi, espandendosi, prende il definitivo nome di “Pattern italiana”[…] [17]
E così con le altre società, immobiliari, petrolifere, metanifere, finanziarie, del legno, della plastica. della pubblicità, televisive, ecc. tutto questo viene notato da Calia, [18] dando così una preziosa indicazione anche per la ricerca critica e filologica sulle fonti di Petrolio. Una più accurata comparazione tra i due testi è stata poi condotta da Silvia De Laude, che ne fornisce con grande precisione i risultati nelle Note all'edizione di Petrolio del 2005, da lei curata. [19] La studiosa mostra che Pasolini riprende quasi testualmente da Questo è Cefis «ampi estratti nella sezione su Aldo Troya e il suo “impero” (Appunti 22, 22a, 22b, 22c, 22d) ». Ad esempio, Steimez scrive:
Edito dalla Nuova Editoriale S. p. A. , l'“Avvenire” esce regolarmente a Milano ed è nato, come tutti sanno, dalla fusione tra il quotidiano cattolico bolognese e il confratello ambrosiano. […] Comunque sia, il quotidiano gode di particolare simpatia pubblicitaria Eni. […] Gli stipendi, rispetto alle tabelle e alle medie dell'ambiente, risultano eccellenti, abbastanza da far scattare d’invidia sottile il cast del “Corriere” dei Crespi. Non si è badato a spese per l'aumento delle pagine, delle rubriche dei servizi […] si sono ingaggiati – per un organo in precedenza clericale e codino – giornalisti del “Corriere” (Vice redattore capo dei servizi sportivi); […] redattori dell'Ansa e di “Panorama” […] l'ex direttore della giovanile e leggera rivista “Ciao Big”; alla cronaca nera, nientemeno che l'ex direttore di “Kent”, l'elegantissimo e frivolo mensile per uomini (soli); ancora, l'ex redattore capo di quello che fu per qualche tempo l'ignobile “Abc”; nonché l'ex diretore di “Sì”, rampollo di “Abc”[20]
Pasolini così lo riscrive in Petrolio:
Per esempio, edito dalla Nuova Editoriale Italiana Spa, usciva a Milano nuovo “Avvenire”, nato dalla fusione tra il quotidiano cattolico bolognese e l'omonimo quotidiano lombardo. L'Eni aveva una particolare predilezione per questo giornale, che non si limitava a pregi pubblicitari. Gli stipendi dei redattori e dei collaboratori vennero talmente aumentati da suscitare l'invidia del “Corriere della Sera”; vennero aumentate le pagine, le rubriche, i servizi, ecc. Si ingaggiarono addirittura dei giornalisti del “Corriere” – per esempio il viceredattore capo dei servizi sportivi – insieme ai redattori dell'Ansa e di “Panorama”; per non parlare di altri personaggi più eccentrici, come per esempio l'ex direttore di “Ciao Big”, l'ex direttore del mensile per uomini soli “Kent”, l'ex direttore di “Sì” (figliazione di “Abc”)e l'ex redattore capo di “Abc” stesso. [21]
Di alcuni personaggi cambiano i nomi:il presidente della Nuova Editoriale Italiana s.p.a Giuseppe Restelli in Petrolio è Ettore Zolla; al suo vice Angelo Morandi, Pasolini dà per nome Guido Casalegno. Ancora da Questo è Cefis:
Essendo infatti il Presidente Mattei preso dalle sue mille attività sino al punto di non trovare nemmeno il tempo di firmare montagne di corrispondenza ordinaria e limitandosi a porre il sigillo autografo sulle missive di un certo impegno, il Morandi funzionava da negro per la firma, siglando per esteso, con imitazione quasi perfetta dell'originale di Mattei e con fedeltà anastatica ammirevole, il corriere di poco conto, anche magari riferito alla posta  di  quell'Ente (non di Stato)che  il Presidente  proteggeva  e  di  cui si occupa pienamente, oggi, lo stesso Cefis. [22]
Così in Petrolio:
Il presidente Enrico Bonocore era intatti talmente preso dal vortice delle sue attività – fondatrici, appartenenti al tempo mitico – da non trovare il tempo nemmeno di porre la sua firma sotto le centinaia di lettere di corrispondenza ordinaria (per le lettere più importanti usava un sigillo autografo):era quindi Casalegno – ripeto, uomo sostanzialmente onesto – a firmare il corriere ordinario per Enrico Bonocore:siglando per esteso, con ammirevole imitazione della firma originale del Capo. In conseguenza di tale sua sconfinata pazienza manuale, Guido Casalegno, occupava presentemente la carica che abbiamo detto:oltre a essere Dirigente Amministrativo della Snam, e Direttore della Divisione Segisa, controllando così amministrativamente e finanziariamente il “Giorno”; ed era entrato a fare parte della piccola fluttuante oligarchia del cosiddetto impero dei Troya. [23]
Con ironia, Steimetz  titola  un suo paragrafo Il nababbo degli investimenti a vuoto, sulla moltitudine di infruttuosi investimenti Eni nel Sudan, in Somalia o nel Golfo Persico:
Nel ‘58 l'Eni investe in Marocco dai 12 ai 15 miliardi con la Somip, ma si sa come vanno queste cose. Pazienza, di oro nero nemmeno l'ombra. Nel Sudan (1959), altri pozzi inghiottono miliardi e non regalano un barile di petrolio. Dopo l'intermezzo libico, dieci miliardi in Somalia cinque milioni al giorno circa per azionare le sonde senza conclusioni migliori. Finalmente il Golfo Persico, con lo Scarabeo, la piattaforma galleggiante dell'Eni, e il petrolio si trova; profitto iniziale subito annullato dalle contemporanee, inutili trivellazioni nel massiccio montuoso dello Zagros, un anno di lavoro a quota 3350. [24]
Pasolini così lo riscrive nell'Appunto 54 (Il viaggio reale nel Medio Oriente):
L'Eni aveva investito in Marocco dai 12 ai 15 miliardi:ma non vi si era trovato neanche una goccia di petrolio. E ciò precedentemente al viaggio del nostro ingegnere. Nel viaggio in questione, le cose, appunto, non erano andate molto meglio. Nel Sudan […] un altro buon numero di miliardi e anche qui neanche una goccia di petrolio. In Eritrea furono investiti precisamente dieci miliardi – cinque milioni al giorno per azionare le sonde – senza il minimo risultato positivo. Nel Golfo Persico invece il petrolio – novello Vello d’Oro secondo il nostro idioletto – fu trovato:entrò così trionfalmente in questione lo ‘Scarabeo’, la famosa piattaforma galleggiante dell'Eni. Disgraziatamente però, esattamente nello stesso periodo, tutto ciò che venne guadagnato nel Golfo Persico, andò perduto nel massiccio montuoso dello Zagros: un inutile anno di trivellazioni a quota 3350. [25]
Petrolio avanza dentro a una stratificazione di esibite citazioni. Addirittura clamorosa, nell'Appunto 129, la ripresa della festa narrata da Fëdor Dostoevskij nei Demoni [26], libro in cui Pasolini si specchia e specchia l'Italia dei primi anni Settanta («No, io parlo – come dice Dostoevskij, e come io non oserei dire – delle ‘mezze calzette’». Il riuso di materiali preesistenti, con riprese che non di rado sono alla lettera è insieme il risultato di un lavoro di documentazione e un’esigenza estetica. Per De Laude, così come per Calia, sono «poche, nel ritratto di Aldo Troya, le varianti rispetto al libro di Steimetz» [27]; cambia il luogo di nascita: Sacile, in provincia di Pordenone, invece di Cividale («ma di Udine quando egli era nato», scrive Pasolini). [28]

Scrive Steimetz:

Eugenio Cefis […] conta 50 anni […] non teme le Cassandre dei tumori, è un patito delle Marlboro che offre con larghezza all'interlocutore, non potendo né sapendo sacrificargli un sorriso per la quasi totale assenza di comunicativa. […] Cefis allora intensifica la propria verve ipnotica, giungendo sino al risolino allettante, astuzia sottile del proletario furbo […] Il barone del metano compresso, così come si mostra schivo davanti alle telecamere e ai paparazzi, così com’è allergico ad apparire in pubblico […] Colleziona con devozione (e profitto) gli ex-voto , investimento d’arte tra i più intelligenti. trova conforto e relax nella Citroën Ds 21 intestata alla segretaria. [29]
Pasolini:
Lui, Troya è un uomo sui cinquant’anni, ma ne dimostra meno. La prima cosa che colpisce in lui è il sorriso. Colpisce, prima di tutto, perché si sente subito che è un sorriso divenuto stereotipo. […] Troya, cioè, sorridendo furbescamente, voleva far sapere ininterrottamente, senza soluzione di continuità, e a tutti che lui era furbo. […] Non amava assolutamente nessuna forma di pubblicità. Egli doveva, per la stessa natura del suo potere, restare nell'ombra, e infatti ci restava […] Si sapeva che girava con una macchina, una Citroën verde, non intestata nemmeno a lui (che dunque non era possessore nemmeno di una modesta Citroën); e si sapeva anche che faceva raccolta di oggetti in ceramica bianca (cosa che dava l'aria di piccoli cimiteri a certi tavolini, non certo pezzi rari d’antiquariato, della sua casa e anche del suo ufficio). [30]
Analizzando l'Appunto 22a, Silvia De Laude riferisce che anche «l'“impero privato” di Troya, con i suoi vari “feudi” è descritto, in questo e  nei  tre Appunti seguenti (22b, 22c, 22d), sulla base del libro di Steimetz, che comprende fra l'altro uno schema grafico [31] costruito esattamente come il “grafico” con “rettangoli” in cui si allude in Petrolio». Scrive Pasolini:
Il lettore dunque osservi questo grafico. I rettangoli che rappresentano le varie Società o Enti dell'impero di Troya sono tratteggiati:il tratteggio significa cifra, cioè, nella fattispecie, capitale sociale, dichiarato e reale. L'ultimo rettangolino è tratteggiato solo a metà. Si tratta delle “Iniziative culturali” della Sig. ra F. , della cui consistenza finanziaria ci è nota solo una metà. [32]
Anche Ivan Troya, fratello di Aldo, ricalca la descrizione di Alberto Cefis, fratello di Eugenio, fatta da Steimetz:«il fratello Alberto, ingegnere, che amministra le piantagioni in Canada». [33]  E così Pasolini:«Un feudo assai lontano, oltre oceano, e precisamente in Argentina, nelle  immense  pianure presso Mar del Plata. Qui egli possiede una vera e propria piccola “regione”, il cui feudatario è, pare  da molti anni, il fratello Ivan». [34]  Adolfo Cefis (fratello minore di Enrico) in Petrolio corrisponde a Quirino Troya (o Arduino). La Trevalor trust Reg. di Adolfo diventa la Pentavalor trust Reg. di Quirino; la Sosvic, Sosmel; la Walchiria Établissement si trasfigura in Walhalla Établissement. De Laude elenca altre allusioni di Pasolini a nomi di società e personaggi registrati da Steimetz: la Lignea Sas di Quirino Troya e soci allude all'Arborea Sas di Adolfo Cefis; l'Am. Da. , Amministrazione Dati Spa, ricalca la Ge. Da.  Gestione Dati Spa; «Evelyn Lane, l'uomo di Hong Kong»[35] nel libro di Steimetz lo ritroviamo come «Christopher Coleman, l'uomo di Singapore». [36]  E ancora:Amelia Gervasoni, cognata di Aldo Troya e sua prestanome, corrisponde ad Alessandra Righi in Furlani, cognata di Cefis, titolare della Società Immobiliari e Partecipazioni Pasolini: «L'altro fondamento primo dell'impero di Troya era la Società Immobiliari e Partecipazioni (?), intestata ad Amelia Gervasoni. […] Essa era la sorella della moglie di Troya […]. Dalla “Immobiliari e Partecipazioni” si figliavano, disponendosi per così dire su due file, altre otto imprese o enti, o non so come diavolo chiamarle. In prima fila, la Aronese, l'Inv. Imm. , la S. Floreano, la Dbdi; in seconda fila:la Spiritcasauno, la Spiritcasadieci, la Cen Mer, e la Sil». [37]Società dai nomi «alquanto ‘brulicanti’» scrive Pasolini. È dunque nel solco già abbozzato da Calia nel 200 , che la filologa De Laude – pur evitando sistematicamente ogni riferimento all'inchiesta del magistrato pavese – due anni dopo torna ad arare:
Anche i nomi di queste società riprendono nomi di società reali registrate da Steimetz: la Aronese corrisponde alla Arolo, l'Inv. Imm. esisteva davvero, la S. Floreano è il travestimento (con un toponimo friulano, caro a Pasolini) della San Sebastiano, la Dbdi ricalca palesemente la Fmi – le iniziali sono nel romanzo quelle della principale prestanome di Aldo Troya Donata Bandel Dragone (p. 108),  [38] come la Fmi, riferisce ancora Steimetz, era sigla ricavata dalle iniziali di Ambrogia Francesca Micheli, segretaria privata di Cefis. Lo stesso discorso vale per le società di seconda fila, elencate a p. 109: [39] i nomi Spiritcasauno e Spiritcasadieci ricalcano Chioscasauno e Chioscasadieci (Troya aveva il suo ufficio a Milano in via Santo Spirito, come Cefis in via Chiossetto, da cui Chioscasa); la Cen-Mer. (Centro Meridione) richiama palesemente la reale Immobiliare Centro Sud, e così via. [40]

SEGUE

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[1] Secondo  Riccardo  Antoniani,  «Il  libro  fu  scritto  in  realtà  da  Luigi  Castoldi,  un  ex  partigiano  della  Formazione  Di  Dio  operativa  nella  Val d’Ossola di cui fu comandante Cefis» (Contro tutto questo, in corso di pubblicazione in Francia).
[2] Antoniani, Contro tutto questo.
[3] Si veda, di Carla Benedetti, Quattro porte su Petrolio, in Autori vari, Progetto Petrolio, Cronopio 2003. Come si legge in Petrolio  «Il potere è sempre, come si dice in Italia,  machiavellico  cioè realistico. Esso esclude dalla sua prassi tutto ciò che può venir ‘conosciuto’ attraverso Visioni» (p. 461).
[4]  «La bomba è fatta scoppiare  un centinaio di persone muoiono, i loro cadaveri restano sparsi e ammucchiati in un mare di sangue che inonda, tra brandelli  di  carne,  banchine  e  binari.  […]  La  bomba  viene  messa  alla  stazione  di  Bologna.  La  strage  viene  descritta  come  una “Visione”» (pp. 542 e 546).
[5] Gianni D’Elia, Il Petrolio delle stragi, Effigie 2006, p. 22
[6] La prima inchiesta, condotta dal pm pavese Edgardo Santachiara, si era conclusa il 31 marzo 1966.
[7] Appunti  20-30. Storia del problema del petrolio e retroscena, pp. 117-18
[8] Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze, cartella V (materiali Vari)
[9] Appunti  20-30. Storia del problema del petrolio e retroscena, pp. 117-18
[10] Antoniani, Contro tutto questo. Il n. 6 di “Erba Voglio” fu curato da Fachinelli insieme a Giuseppe Turani.
[11] Si veda, di Carla Benedetti, La forma-progetto, in Pasolini contro Calvino, Bollati Boringhieri 1999, pp. 158-70
[12] La divina Mimesis, Einaudi 1975, p. 61
[13] Vincenzo Calia, Richiesta d'archiviazione, nota 1290, p. 416
[14] Appunto 20. Carlo – Come  in un romanzo di  Sterne – lasciato nell’atto di andare a un ricevimento, p.90
[15] Bonocore, che Pasolini chiama Enrico nell’Appunto 20, p. 100.
[16] Appunto 22. Il cosiddetto  impero dei Troya: lui, Troya, pp. 94-98
[17] Appunto 22c.  Il cosiddetto impero dei Troya: la ramificazione più importante del fratello Quirino,  p.  104
[18] Richiesta di archiviazione,  nota 1290,  p.  416
[19] Petrolio,  a cura di Silvia De Laude,  Oscar  Mondadori 2005,  pp. 595-615
[20] Questo è Cefis (Effigie),  p. 37
[21] Appunto 20.  Carlo – come in un romanzo di Sterne – lasciato nell’atto di andare a un ricevimento,  p. 90
[22] Questo è Cefis (Effigie),  p. 38
[23] Appunto 20.  Carlo – come in un romanzo di Sterne – lasciato nell’atto di andare a un ricevimento,  p. 100
[24] Questo è Cefis (Effigie),  p. 14
[25] Appunto 54.  Il viaggio reale nel Medio Oriente,  p. 199
[26] Dostoevskij  «La festa ebbe luogo,  malgrado tutte le perplessità della trascorsa giornata “spiguliana” Credo che se anche Lembke fosse morto in quella stessa notte, la festa avrebbe avuto luogo alla mattina  a tal punto Julija Michajlovna le attribuiva un certo speciale significato. Ahimè; era  rimasta  nella cecità fino all’ultimo momento  e  non  capiva  l’umore  della  società.   Nessuno  credeva  in  ultimo  che  il  giorno solenne sarebbe passato senza qualche colossale avventura,  senza uno ‘scioglimento’,  come si esprimevano taluni,  stropicciandosi anticipatamente le mani».  Pasolini «La festa ebbe luogo,  malgrado tutte le perplessità della trascorsa giornata “calda”.  Credo che se anche il vice-presidente Miceli fosse morto in quella stessa notte, la festa avrebbe avuto ugualmente luogo alla mattina  a tal punto donna Giulia  Miceli attribuiva ad essa una specie di significato.  Era commovente come ella fosse rimasta nella sua cecità fino all’ultimo e non avesse capito l’umore della  società. Nessuno credeva, a quel punto, che  il  giorno  solenne  sarebbe  trascorso  senza  qualche  eccitante  imprevisto,   senza  un vero  e  proprio  ‘scioglimento’  come  si  esprimevano  alcuni  (destinati  peraltro  a  essere  delusi, benché avessero  previsto  bene)»  (Petrolio, a cura di De Laude, p. 541.  Si veda Petrolio, a cura di De Laude, nota n. 79,  p. 613-4.
[27] Petrolio,  a cura di S.  De Laude,  p. 212
[28] Appunto 22.  Il cosiddetto impero dei Troya: lui,  Troya,  in Petrolio,  Oscar Mondadori,  p. 104
[29] Questo è Cefis (Effigie),  rispettivamente alle pp. 20,  6, 13, 81, 88
[30] Appunto 22.  Il cosiddetto impero dei Troya: lui,  Troya,  pp. 94-96
[31] Questo è Cefis (Effigie),  p. 172
[32] Appunto 22i.  Seguito del puzzle ecc.,  p. 115
[33] Questo è Cefis (Effigie),  p. 81
[34] Appunto 22a. Il cosiddetto impero dei Troya: le filiali più vicine alla casa madre,  p. 98
[35] Appunto 22c. Il cosiddetto impero dei Troya.  La ramificazione più importante del fratello Quirino, p. 104
[36] Questo è Cefis (Effigie),  p. 62
[37] Appunto 22a.  Il cosiddetto impero dei Troya: le filiali più vicine alla casa madre,  p. 99
[38] Petrolio Ed. Einaudi, p. 100
[39] Petrolio Ed. Einaudi, p. 99
[40] Petrolio, a cura di Silvia De Laude, p. 600
 

 

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Come corsari sulla filibusta, introduzione di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti a Questo è Cefis

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