La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

L'intolleranza nell'epoca della tolleranza
di Enrico Campofreda
Su Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, Corriere della Sera,
1° agosto 1975 - "Fuori dal Palazzo"

Torna sul luogo d’un significativo incontro Pasolini, dieci anni dopo. In uno stabilimento di Ostia nel mese principe della balneazione. Stesso mare, sicuramente più inquinato e all’apparenza stesse persone. All’apparenza. Perché quello che era il popolo filmato dal poeta-regista in uno storico documentario di costume, un popolo con sue radici, proprie facce, accenti, battute e certi sorrisi genuini non è più lo stesso. È diventato la gente, tragicamente gente. Lui se ne accorge e dice: “La folla intorno a me anziché essere la folla plebea e dialettale di dieci anni fa, assolutamente popolare, è una folla infimo-borghese che sa di esserlo, che vuole esserlo“. Il poeta ne è deluso soprattutto per la componente giovanile che vive sulla pelle la confusione più angosciosa.

Di questo mondo sulla rivista che avidamente sta sfogliando in quel caldo agosto non c’è traccia. La rivista è l’Espresso che come ogni altro periodico pur “impegnato” rivolge l’attenzione solo alle vicende del Palazzo e ben poco a quel che accade nelle strade e nelle piazze. Perché la stampa italiana, quasi tutta, è attenta alla vita degli uomini di potere considerando il resto minutaglia. Che gli intellettuali italici fossero cortigiani non è una novità. Essi “sono stati anche populisti, neorealisti e addirittura rivoluzionari estremisti: cosa che aveva sempre creato l’obbligo di occuparsi della <gente>. Ora se ne occupano attraverso le statistiche di ‘Doxa’ o ‘Pragma’ “. La sferzata pur se non nominale riguarda personaggi dell’intellighenzia collocati dentro o nei paraggi del Pci, dei gruppi extraparlamentari oltre che dell’area radical-chic di cui negli anni a venire si constateranno carriere e in alcuni casi arricchimenti. Non necessariamente illeciti, certo in barba alla <gente> e in linea coi ben frequentati ambienti del Palazzo.

Anche un giornale popolare e di sinistra come “Paese Sera” sembra vivere piuttosto distaccato dalla realtà quando titola e definisce assurdo un fatto di violenza (una sparatoria mortale fra diciassettenni per futili motivi) che per il poeta, conoscitore delle periferie, assurdo non è affatto. “Assurdo forse nel ’65. Oggi è la normalità. Quel pezzo doveva essere intitolato - Normale a Ladispoli -. Non lo sanno i giornalisti di Paese Sera che l’eccezione è trovare nelle borgate romane un diciassettenne senza rivoltella?“  “La domanda reale è: perché questa diacronia tra la cronaca e l’universo mentale di chi si occupa di problemi politici e sociali? “. Fuori dal Palazzo l’autore intuisce che sta storicamente avvenendo un processo di trasformazione che segnerà indelebilmente l’esistenza futura del modo di vivere, pensare, essere. 

‘Fuori dal Palazzo’ si ricade in un nuovo ‘dentro’ definito il penitenziario del consumismo, di cui i giovani sono le principali vittime, loro pagano il prezzo più elevato del falso progressismo e della falsa tolleranza. Sempre più e ampiamente diffusa è l’immagine di apparire con “un’ironia imbecille negli occhi, un’aria stupidamente sazia, un teppismo offensivo e afasico“. E l’atteggiamento che molti adulti, anche intelligenti e impegnati, assumono verso i ragazzi cercando di capirli non risolve la contraddizione. “L’accontentarsi di capire implica imparzialità e indifferenza. È l’agire che qualifica. E un padre che ama agisce“. Il richiamo di responsabilità verso uno dei vuoti creati dagli adulti è tagliente. C’è un corto circuito gravissimo che ha prodotto un falso rapporto fra generazioni sostituendo all’autoritarismo e all’incomunicabilità dei tempi andati le odierne assenza e falsa tolleranza. Egualmente deleterie, anzi forse peggiori perché creano l’equivoco della falsa felicità generando frustrazione o tendenza criminaloide “a cui non si può parlare in nome di niente. Gli unici che si battono ancora per una cultura e in nome di essa sono i giovani comunisti ma per quanto potranno difendere la loro dignità?” 

Per pochissimo, ci permettiamo di rispondere, non solo col senno del poi conferito dai decenni trascorsi da quelle illuminati riflessioni. Se è vero che taluni ex ragazzi della Federazione giovanile comunista che avevano frequentato Pasolini ben prima di raggiungere le attuali vette della politica (e del Palazzo) assumevano negli anni proprio quella linea di falsa tolleranza che finge di risolvere le questioni. Occupandosi dell’esteriorità, puntando alla facile fascinazione con cui  lanciare messaggi a effetto che eludono i problemi o illudono di non averne. Oppure hanno mascherato e mascherano per soluzioni fragili compromessi che scontentano tutti, comportandosi come quei padri criticati dal poeta che cercano di capire e finiscono per non agire. 


 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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L'intolleranza nell'epoca della tolleranza, di Enrico Campofreda

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