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Cinema Una maravillosa novatada:
Lo es más y más cuando se descubre cómo empezó todo. Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922- Idroscalo de Ostia 1975) llegó al cine casi de casualidad. Soñó en su infancia friulana con el Centro Sperimentale de Roma, pero la guerra y sus propios pasos le guiaron hacia la poesía, donde revolucionó el panorama italiano como posteriormente, mediados los años cincuenta, hizo con la narrativa, dando importancia al dialecto y presentando en sociedad al tercer mundo del primer mundo, la clase borgatara, que en español podríamos traducir como subproletaria, gente sin recursos, sin trabajo, que vivían en la ingenuidad del mundo capitalista, inconscientes de la transformaciones sociales, niños adultos con inventiva lingüística y desesperación vital a raudales. La Odisea narrativa de Ragazzi di vita (1955) y Una Vita violenta (1959) merecía trasladarse al cinematógrafo. Pasolini no tenía ningún tipo de experiencia técnica. Desde mediados de los años 50 trabaja en el séptimo arte como guionista. Cuando se asoma al plató es como un niño curioso. Pregunta y pregunta, quiere saber. Este pasado verano Carlo Lizzani, crítico y director de cine, me comentó que en el rodaje de Il gobbo ( 1960) donde contrató a Pasolini como actor este no paraba de pedirle consejo sobre ángulos, objetivos y otros aspectos técnicos. No sabemos si los consejos de Lizzani surgieron efecto. Pasolini pudo rodar Accattone, después de una negativa precedida de una prueba por parte de Fellini, gracias a la mano de Mauro Bolognini y del productor Alfredo Bini. Llegado el momento del rodaje, del que vamos a hablar profusamente, el joven Bernardo Bertolucci alucinaba. La relación de Pasolini con su padre, el grandísimo poeta Attilio Bertolucci, le permitió ser parte integrante del equipo en calidad de ayudante de dirección. El joven sintió, ante la inexperiencia y ordenada anarquía del director, que estaba asistiendo a un nuevo nacimiento del séptimo arte, como si Accattone fuera la primera película de la Historia y Pier Paolo Pasolini un Mesías. Este Jesucristo del celuloide inició su trayectoria fílmica supliendo sus evidentes carencias técnicas mediante un uso sobresaliente del arte. Al no dominar ni los objetivos ni los movimientos de cámara, el autor italiano se divirtió, y en eso damos la razón a Bertolucci, generando novedad tras novedad, como en el famoso travelling en arriere con Accattone y su ex mujer en el centro de la imagen, más granulosa que de costumbre -así se endurecían los rostros y el blanco y negro lograba ser perfecto- por el uso de película Ferrania. ![]() Al mismo tiempo, estos primeros planos frontales lograban, a través de objetivos cómo el 50 o el 70, perder materia corporal y acentuar el relieve, factor que, unido al uso de la Ferrania, lograba generar sensaciones rugosas en el rostro de los actores, que en algunas ocasiones parecen estatuas o trozos de madera, como si su inmortalidad, en la época de la imagen, sólo pudiera lograrse con la fotografía. ![]() Un hombre observa. Sabemos que siguen a los chicos de barrio a partir de una toma repetitiva de unos ojos al acecho, herencia de Eisenstein y simplicidad narrativa de gran efectividad. Por eso cuando Cartagine, después de un descanso mezclado con olor nauseabundo a pies, robe unos salchichones no nos extrañaremos por llegada de la policía, como tampoco lo haremos al ver que Accattone roba una motocicleta que hemos visto pasar, con su pobre conductor, varias veces (algo verdaderamente lleno de narratividad novelesca) antes del desenlace, ya contado, sacro del nuevo Cristo de las barriadas con sus dos amigos ladrones, como en la Biblia, como en la Historia, pero en 1960 y en Roma para avisar de los males futuros e intentar construir un futuro a partir de la nada.
Uno scherzo meraviglioso:
Lo è sempre di più quando si scopre come tutto iniziò. Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922 - Idroscalo di Ostia 1975) arrivò al cinema quasi casualmente. Nella sua infanzia friulana sognò il Centro Sperimentale di Roma, ma la guerra e i suoi passi lo guidarono verso la poesia, dove rivoluzionò il panorama italiano come più tardi, a metà degli anni cinquanta, fece con la narrativa, dando importanza al dialetto e presentando in società il terzo mondo del primo mondo, la classe borgatara, che potremmo tradurre in spagnolo come sottoproletaria, gente senza risorse, senza lavoro, che viveva con ingenuità nel mondo capitalistico, incosciente delle trasformazioni sociali, bambini adulti con inventiva linguistica e una enorme disperazione vitale. L'odissea narrativa di Ragazzi di vita, 1955, e di Una vita violenta (1959) merita di essere trasposta nel cinema. Pasolini non ha nessun tipo di esperienza tecnica. Da metà degli anni ''50 lavora nella settima arte come sceneggiatore. Quando si affaccia al teatro di posa è come un bambino curioso. Domanda e domanda, vuole sapere. L'estate scorsa Carlo Lizzani, critico e regista cinematografico, mi raccontò che girando Il gobbo (1960), dove ebbe Pasolini come attore, questi non smetteva di chiedergli consiglio su angoli, obiettivi e altri aspetti tecnici. Non sappiamo se i consigli di Lizzani sortirono effetto. Pasolini poté girare Accattone, dopo una prova negativa con Fellini, grazie all'aiuto di Mauro Bolognini e del produttore Alfredo Bini. Arrivato il momento delle riprese, del quale parliamo profusamente, il giovane Bernardo Bertolucci ne fu molto impressionato. La relazione di Pasolini con suo padre, il grande poeta Attilio Bertolucci, gli permise di essere parte integrante della squadra in qualità di aiuto regista. Il giovane sentì, davanti all'inesperienza e all'ordinata anarchia del regista Pasolini, che stava assistendo a una nuova nascita della settima arte, come se Accattone fosse il primo film della Storia e Pier Paolo Pasolini un Messia. Questo Gesù Cristo della celluloide iniziò la sua esperienza filmica supplendo alle sue evidenti carenze tecniche mediante un uso eccellente dell'arte. Non dominando né gli obiettivi né i movimenti di camera, l'autore italiano si divertì, e in ciò diamo ragione a Bertolucci, a generare novità dietro novità, come nel famoso travelling in arrière con Accattone e la sua ex moglie al centro dell'immagine, più granulosa del solito - così si indurivano i visi e il bianco e nero riusciva ad essere perfetto - utilizzando una pellicola Ferrania. ![]() Allo stesso tempo, questi primi piani frontali riuscivano, attraverso obiettivi come il 50 o il 70, a perdere materia corporale e ad accentuare il rilievo, fattore che, unito all'uso della pellicola Ferrania, riusciva a generare sensazioni di "rugosità" nei visi degli attori che in alcune occasioni sembrano statue o pezzi di legno, come se la loro immortalità, nell'epoca dell'immagine, potesse riuscire solo con la fotografia. ![]() Un uomo osserva. Sappiamo che segue i ragazzi di quartiere dalle riprese ripetitive di occhi che stanno in agguato, eredità di Eisenstein e semplicità narrativa di grande effetto. Perciò quando Cartagine, dopo un riposo mischiato all'odore nauseabondo dei piedi, ruba alcuni salami non ci allontaneremo per l'arrivo della polizia, e non lo faremo neanche vedendo che Accattone ruba una motocicletta che abbiamo visto passare, col suo povero conduttore, varie volte (qualcosa realmente pieno di narrazione romanzesca), prima della conclusione, già raccontata, che ha la sacralità del nuovo Cristo dei quartieri coi suoi due amici ladri, come nella Bibbia, come nella Storia, ma nel 1960 e a Roma, per avvisare dei mali futuri e cercare di costruire un futuro a partire dal nulla.
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