"Pagine
corsare"
Saggistica
UN ARTICOLO STORICO DAL "CORRIERE
DELLA SERA"
Davoli: Pasolini fa
ancora paura
Il "Decameron" censurato,
in onda ieri sera, suscita le accuse d' uno dei protagonisti contro il
direttore di Raitre. Ninetto Davoli: "Il taglio del finale è uno
scandalo. Sono profondamente offeso e umiliato" . "Perché Angelo
Guglielmi s'è prestato a una simile pagliacciata, anzi oscenità?
Hanno tolto l'anima al film, che era una favola. Aveva ragione Pier Paolo
Pasolini: i più pericolosi nella società sono gli obbedienti
sempre allineati".
Giovanna Grassi
Corriere
della Sera, 14 marzo 1994
Pier Paolo fa ancora paura,
ma la considerazione non mi rende certo allegro e tantomeno mi consola
questo oscurantismo in cui, come diceva sempre Pasolini, "il futuro sembra
già finito", dice Ninetto Davoli, il censurato Andreuccio da Perugia
nel film "Decameron" in onda molto tagliato ieri su Raitre alle 22.50.
Commentando i tagli, dopo la visione del film, Davoli ha detto: "Mi vergogno
per chi ha preso questa decisione, sono profondamente offeso, umiliato.
Il taglio della scena finale, in cui io, in una splendida luce, me ne andavo
ballando contento, con il rubino in mano, è uno scandalo.
"E che dire della censura alla
frase 'sono cascato dentro la merda', quando la stessa parola, poi, è
ripetuta dai ladroni e dalle donne? E a chi ha tagliato la battuta 'Mortacci
tua, quanto sei brutto', che io dicevo vedendo l'arcivescovo nel sarcofago,
ribatto, con amara ironia, citando una frase del mio episodio: 'I morti
non mangiano gli uomini'. E ripeto una frase di Pier Paolo, sperando di
dare una lezione ai rozzi censori: 'Piove che Dio la manda. In fondo fare
cinema è una questione di sole!'. La tengano bene a mente, nel buio
delle loro coscienze, questi ridicoli oscurantisti in nome di una legge
che va cambiata in un Paese che sembra non avere più leggi".
Ieri nel pomeriggio, l'oggi
quarantacinquenne Ninetto aveva voluto essere presente al dibattito sui
tagli televisivi della trilogia al cineclub Azzurro Scipioni gestito dal
regista Silvano Agosti e dove erano presenti anche Laura Betti, il curatore
del ciclo Vieri Razzini e Mario Cipriani, ossia Stracci, il protagonista
dell' episodio "La ricotta", tratto da "Rogopag", diretto da Pasolini nel
'63. In quel film, a suo tempo censurato, l'attore moriva in croce per
un'indigestione, dopo che si era ingozzato di pane e pasta durante una
pausa della pellicola nella quale faceva la comparsa.
Nella
nottata l'attore ha dichiarato: "Oggi, di fronte ai vergognosi tagli al
film di Pier Paolo, tutti noi ci ritroviamo sconfitti: io, Stracci, Laura
Betti, gli amici di Pier Paolo, i giovani che cercano nei cineclub i suoi
film e che chiedono tesi di laurea sul regista e sul poeta. E al direttore
di Raitre, Angelo Guglielmi, che ha detto 'meglio così che nulla',
ribatto: "Lei con il telecomando avrà visto sulle altre reti le
sconcezze che vengono proposte. Come ha potuto prestarsi a una simile pagliacciata,
un'oscenità? Mi sento impoverito - prosegue - e perdono colore e
vita anche i fortissimi ricordi che conservo della preparazione del 'Decameron'.
Con Pier Paolo andammo in giro per Napoli per trovare i volti delle comparse
delle varie novelle. Napoli era stata scelta non contro Firenze, ma contro
tutta l' Italia neocapitalista e televisiva. Pasolini diceva sempre che
cercava a Napoli 'un'ascesa della lingua dal basso'. Girammo il mio episodio
a Caserta Vecchia e al nostro fianco c'era Sergio Citti. Quando il film
uscì fummo attaccati anche perché avevamo privilegiato volti
brutti, coi denti rovinati, con la fame e col desiderio del desiderio scritti
sui lineamenti. Pier Paolo aveva messo molta passione, molta attenzione
nello scegliere la 'fisicità' degli interpreti. Ai ragazzi che hanno
visto il film così snaturato, io grido: Pasolini aveva scritto con
immagini di sole e di festa una favola. Aveva voluto giocare con la vita
e fare una ricostruzione storica. Mi sembra ancora di vederlo - conclude
- col costume di Giotto, dopo che Sandro Penna gli aveva dato quello che
lui definiva 'il grande rifiuto' e mi sembra ancora di sentirlo recitare:
'Ninetto, ricorda che il tuo Andreuccio, scampato, torna a casa con un
rubino'.
"Sono triste per la visione
del 'mio', del 'nostro' film tagliato: gli han tolto l'anima. Aveva ragione
Pier Paolo a dire che la società deve temere più gli obbedienti
dei disobbedienti. Perché i primi sono tanti, sempre pronti ad allinearsi,
mentre i secondi sono pochi e c'è sempre qualcuno disposto a vietare
i loro giochi lieti. Come era e resta il 'Decameron' con il suo sberleffo
d'una lingua internazionale: il napoletano".
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INVITO
ALLA LETTURA:
BRANI
DI PIER PAOLO PASOLINI
TUTTI
GLI AGGIORNAMENTI
A
"PAGINE CORSARE"
DA
OTTOBRE 1998
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