"Pagine
corsare"
Saggistica
Fiorella Infascelli:
il negativo rubato
e il finale perso
di Salò
di Mario Sesti
CinecittàNewsPaper
n. 4
Saggio già pubblicato
nel catalogo “Salò: mistero, crudeltà e follia. Una testimonianza
fotografica di Fabian” edito da l’Erma di Bretschneider, in occasione della
mostra
di fotografie di Fabian Cevallos ospitata all’Auditorium Parco della
Musica di Roma.
Andavo
spesso in produzione, alla Pea, all’Eur, dal suo aiuto Umberto Angelucci,
e chiedevo se mi potessero prendere come assistente. E mi dicevano: “assolutamente
no”, che non era possibile, che Salò era un film difficile
e che sicuramente Pier Paolo non avrebbe voluto una donna come assistente.
Ci andai tante volte perché ero assolutamente decisa a fare questo
film, ma loro mi dicevano sempre di no.
Allora mi sono detta che
non lo potevo fare. Poi loro sono partiti per fare dei sopralluoghi e io
continuai a chiamare perché avevo letto che c’erano tante ragazze,
delle scene difficili, cercavo di suggerire loro che forse avevano bisogno
di una donna che stesse vicino a queste ragazze, che potevo essere utile.
Un giorno mi ha chiamato
Umberto dicendomi che Pier Paolo voleva vedermi. Il giorno dopo presi il
treno. Quando ho incontrato Pier Paolo, ma anche durante il film, malgrado
fosse
spaventoso, lui era molto
allegro. Mi sorprendeva proprio questa allegria. Il tono del set non era
molto allegro, per niente. Ma lui riusciva ad esserlo.
Il clima di ciò che
accadeva sul set e l’atmosfera di ostilità generale che s’avvertiva
intorno al set, s’intrecciavano. Pasolini aveva questa capacità
di tenere tutte le persone insieme, unite. Non c’erano mai dubbi. Quando
si finiva di girare una scena, lui dava delle occhiate allegre, che smorzavano
tutto quello che stavamo facendo di angoscioso. È stato male solo
a Cinecittà. Molto male. Certamente nessuno lo sapeva. Lo sapevo
io perché me lo diceva. Le torture erano molto pesanti, molto “al
limite” e furono girate con due macchine da presa. Per tutto il film Pasolini
è stato in macchina. Il film lo ha girato tutto lui. Anche le scene
girate a mano. Tranne, ovviamente, il finale del ballo dove anche lui ballava.
Io non permettevo a nessuno di avvicinarsi alla macchina da presa.
Il film chiudeva con il
ballo di carnefici e vittime
Avevamo già girato
le torture e altre scene. Poi hanno rubato dallo stesso laboratorio il
negativo del film di Pier Paolo, di un film di Sergio Leone e quello di
un altro regista di cui non
ricordo il nome. Salò
e quello di Leone erano entrambi prodotti da Grimaldi. Hanno chiesto dei
soldi per avere indietro i negativi, ma Grimaldi ha detto di no.
Al
momento del furto, noi stavamo ancora girando in nord Italia. La notizia
uscì anche sui giornali. Ho sentito che di recente Pelosi ha detto
che chi ha ucciso Pasolini, ha a che fare con il furto dei negativi. Mi
ricordo che Grimaldi era molto impaurito. Aveva paura di essere rapito
in quel periodo. Forse in quelle pizze c’era proprio la scena del ballo
che poi non fu montata. Avevamo girato una scena che non c’è, e
che doveva essere il finale originale. Una scena in cui tutta la troupe
ballava, e anche carnefici e vittime ballavano insieme. Mi ricordo che
Pier Paolo ci teneva tantissimo a questa scena. Andavamo a lezione di ballo
alla fine delle riprese. Questa scena fu girata con tutti gli attori, i
macchinisti. Pier Paolo che ballava insieme a noi, tutti quanti ballavamo.
Era molto divertente e questo doveva essere il finale con i titoli di coda.
Forse questa scena del ballo faceva parte dei negativi rubati. Non so per
quale motivo non l’abbia montata e non ne abbiamo neanche parlato. E non
mi ricordo quando fu girato il finale attuale del film. Ricordo solo che
la scena, con solo i due ragazzi che ballano, fu fatta verso l’inizio delle
riprese.
La cosa straordinaria è
che Pasolini contemporaneamente faceva molte cose. Girava Salò,
scriveva il libro, scriveva gli “Scritti corsari”, andava a fare le partite
di pallone e pensava già al film successivo. Mi ricordo che la mattina
mi dava gli articoli e io li andavo a dettare al “Corriere della Sera”.
Dopo mi sono resa conto che io ho dettato gli “Scritti corsari” al telefono.
Ero terrorizzata perché avevo paura di sbagliare.
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Fiorella Infascelli
è nata a Roma nel 1952. Lavora dal 1973 nell'industria cinematografica,
prima come assistente di Emidio Greco, poi come collaboratrice di Pier
Paolo Pasolini, Giuseppe Bertolucci, Giacomo Battiato e Bernardo Bertolucci.
Passa alla regia nel 1987 con il lungometraggio La Maschera, seguito
nel 1991 da Zuppa di pesce.
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