"Scugnizzo", bronzo
(cm 52) dello scultore Giovanni De Martino (Napoli, 1870 – 1938)
Il brano seguente di
Pier Paolo Pasolini è un omaggio che rivolgo a tre miei
"amici scugnizzi-napoletani"
* * *
Gennariello. Paragrafo primo:
come ti immagino
Poiché tu sei il destinatario
di questo mio trattatello pedagogico, che qui esce a puntate - rischiando
naturalmente di sacrificare l'attualità all'esecuzione progressiva del
suo progetto - è bene, prima di tutto, che io ti descriva come ti immagino.
È molto importante, perché
è sempre necessario che si parli e si agisca in concreto.
Come il tuo nome immediatamente
suggerisce, sei napoletano. Dunque, prima di andare avanti con la tua descrizione,
poiché la domanda sorge impellente, dovrò spiegarti in poche parole perché
ti ho voluto napoletano.
Io sto scrivendo nei primi
mesi del 1975: e, in questo periodo, benché sia ormai un po' di tempo
che non vengo a Napoli, i napoletani rappresentano per me una categoria
di persone che mi sono appunto, in concreto, e, per di più, ideologicamente,
simpatici. Essi infatti in questi anni - e, per la precisione, in questo
decennio - non sono molto cambiati. Sono rimasti gli stessi napoletani
di tutta la storia. E questo per me è molto importante, anche se so che
posso essere sospettato, per questo, delle cose più terribili, fino ad
apparire un traditore, un reietto, un poco di buono. Ma cosa vuoi farci,
preferisco la povertà dei napoletani al benessere della repubblica italiana,
preferisco l'ignoranza dei napoletani alle scuole della repubblica italiana,
preferisco le scenette, sia pure un po' naturalistiche, cui si può ancora
assistere nei bassi napoletani, alle scenette della televisione della repubblica
italiana. Coi napoletani mi sento in estrema confidenza, perché siamo
costretti a capirci a vicenda. Coi napoletani non ho ritegno fisico, perché
essi, innocentemente, non ce l'hanno con me.
Coi napoletani posso presumere
di poter insegnare qualcosa perché essi sanno che la loro attenzione è
un favore che essi mi fanno. Lo scambio di sapere è dunque assolutamente
naturale. Io con un napoletano posso semplicemente dire quel che so, perché
ho, per il suo sapere, un'idea piena di rispetto quasi mitico, e comunque
pieno di allegria e di naturale affetto. Considero anche l'imbroglio uno
scambio di sapere. Un giorno mi sono accorto che un napoletano, durante
un'effusione di affetto, mi stava sfilando il portafoglio: gliel'ho fatto
notare, e il nostro affetto è cresciuto.
Potrei continuare così
per molte pagine, e, anzi, trasformare questo intero mio trattatello pedagogico
in un trattatello dei rapporti tra un borghese settentrionale e i napoletani.
Ma per ora mi trattengo, torno a te.
Prima di tutto tu sei, e
devi essere, molto carino. Magari non in senso convenzionale. Puoi anche
essere un po' minuto e addirittura anche un po' miserello di corporatura,
puoi già avere nei lineamenti il marchio che, in là con gli anni, ti
renderà fatalmente una maschera. Però i tuoi occhi devono essere neri
brillanti, la tua bocca un po' grossa, il tuo viso abbastanza regolare,
i tuoi capelli devono essere corti sulla nuca e dietro le orecchie, mentre
non ho difficoltà a concederti un bel ciuffo, alto, guerresco e magari
anche un po' esagerato e buffo sulla fronte. Non mi dispiacerebbe che tu
fossi anche un po' sportivo, e che quindi fossi stretto di fianchi e solido
di gamba (quanto allo sport, preferirei che tu amassi il pallone, così
ogni tanto potremmo fare qualche partitella insieme). E tutto questo -
tutto questo che riguarda il tuo corpo, sia ben chiaro - non ha, nel tuo
caso, nessun fine pratico e interessato: è una pura esigenza estetica,
un di più che mi mette meglio a mio agio. Intendiamoci bene: se tu fossi
bruttarello, proprio bruttarello, sarebbe lo stesso, purché tu fossi simpatico
e normalmente intelligente e affettuoso come sei. Basta, in tal caso, che
i tuoi occhi siano ridarelli: come, del resto, se anziché essere un Gennariello,
tu fossi una Concettina.<
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Qualcuno potrebbe pensare
che un ragazzo come quello che sto descrivendo sia miracoloso. Infatti
tu non puoi essere che un borghese, cioè uno studente che fa la prima
o la seconda liceo. Sarei disposto ad ammettere la miracolosità nel caso
che tu fossi un milanese, un fiorentino o anche ormai un romano. Ma il
fatto che tu sia napoletano esclude che tu, pur essendo borghese, non possa
essere anche interiormente carino. Napoli è ancora l'ultima metropoli
plebea, l'ultimo grande villaggio (e per di più con tradizioni culturali
non strettamente italiane): questo fatto generale e storico livella fisicamente
e intellettualmente le classi sociali La vitalità è sempre fonte di affetto
e ingenuità. A Napoli sono pieni di vitalità sia il ragazzo povero che
il ragazzo borghese.
Dunque, come io ti ho scelto,
tu mi hai scelto. Siamo pari. Ci stiamo scambiando dei favori. Naturalmente,
se letto da altri, questo mio testo pedagogico è bugiardo, perché ci
manchi tu: il tuo dialogo, la tua voce, il tuo sorridere. Ma tanto peggio
per i lettori che non sapranno immaginarti. Se non sei un miracolo, sei
un'eccezione, questo sì. Magari anche per Napoli, dove tanti tuoi coetanei
sono schifosi fascisti. Ma cosa potevo trovare di meglio per rendere almeno
letteralmente eccezionale questo mio testo?
6 marzo 1975
* * * Gennariello, ovvero
un
omaggio a tre miei "amici-scugnizzi-napoletani"
Il volume postumo Lettere
luterane si presenta come la parte finale e conclusiva degli Scritti
corsari: raccoglie infatti gli articoli di Pier Paolo Pasolini che
vanno dal marzo 1975 all'ottobre dello stesso anno. Il titolo della raccolta
è stato scelto dall'editore. La prima parte del volume è composta da
un "trattatello pedagogico" destinato a Gennariello, un immaginario ragazzo
napoletano, scelto "perché in questo decennio i napoletani non sono molto
cambiati: sono rimasti gli stessi napoletani di tutta la storia". Nel "trattatello"
Pasolini analizza le "fonti educative" del ragazzo e ne mette in rilievo
gli errori e gli orrori, le armonie e le disarmonie, passando in rassegna
il linguaggio pedagogico delle cose, i compagni ("che sono i veri educatori"),
i genitori ("gli educatori ufficiali"), la scuola ("insieme organizzativo
e culturale della diseducazione"), la stampa e la televisione ("spaventosi
organi pedagogici privi di qualsiasi alternativa"). Il "trattatello" è
incompleto: gli argomenti di cui Pasolini si sarebbe occupato nel seguito
sono il sesso, la religione e la politica.
Mi sono fatta un'idea del
tutto personale di Gennariello. La prima associazione mentale che avevo
avuto dopo la descrizione pasoliniana era stata di identificazione del
"suo" ragazzo con uno scugnizzo napoletano. Ma non un qualsiasi stereotipo:
proprio quel nome che Pasolini gli assegnava, Gennariello, lo collegavo
istintivamente al ragazzino che fu ucciso dai nazisti durante le Quattro
giornate di Napoli (27-30 settembre 1943): Gennaro Capuozzo (1932-1943),
detto Gennarino, dodici anni, medaglia d'oro al valor militare. La stessa
decorazione assegnata alla città di Napoli, la prima tra le grandi città
europee ad insorgere con successo contro l'occupazione nazista. Forse ricorderete
un famoso film di Nanni Loy, Le quattro giornate di Napoli (1962),
che fu candidato all'Oscar nel 1962 come miglior film straniero e per la
sceneggiatura. Il film è dedicato proprio a Gennaro Capuozzo. Qui sopra
un fotogramma del film mostra il momento in cui Gennaro Capuozzo lancia
un ordigno contro un carro armato tedesco e quasi contemporaneamente viene
colpito a morte.
.
Il cantautore Eugenio
Bennato ha dedicato all'avvenimento ed in particolar modo
alla figura dello
"scugnizzo" la canzone "Canto allo scugnizzo", contenuta
nell'album "Musicanova"
del 1978. Canzone poi ripresa nel 1998 dal gruppo napoletano
24 Grana, col titolo
"Scugnizzi" e contenuta nell'album "Loop Live"
Durante la mia vita,
di "Gennarielli-scugnizzi-napoletani" ne ho incontrati parecchi.
Tra loro, oggi, vi
sono "amici", ancorché virtuali, nella grande baraonda costituita dai
blog
e dai social network.
E tra questi vi sono "i tre miei migliori amici napoletani" di cui ora
parlo brevemente:
Bruno
Esposito, professione operaio metalmeccanico. Purtroppo ha pagato duramente con
un infortunio grave il mancato rispetto delle misure di sicurezza da parte
di imprenditori che si comportano in disprezzo delle disposizioni degli
articoli 1, 2, 4, 32, 35, 41 della Costituzione Italiana. Imprenditori
il cui unico fine è quello di accumulare profitti anche a scapito della
vita stessa dei lavoratori: la prova di quanto affermo sta nello stillicidio
di incidenti sul lavoro che giornalmente si registrano nelle aziende e
nei cantieri del Belpaese. L'Italia ha purtroppo il triste primato in Europa
di tali incidenti, anche mortali, e nulla sembrano contare le denunce,
le proteste, e perfino le condanne penali. È ques'ultimo il caso della
Tyssen Krupp, che segna una cesura con la concezione arcaica (di un paese
altrettanto arcaico), che il lavoro è merce, e il lavoratore esiste solo
in funzione della produttività e del profitto. Una sentenza esemplare
quella nel processo ai padroni della Tyssen, che apre alla concezione che
chi dirige un'azienda deve avere nell'elenco delle priorità la
sicurezza dei lavoratori; che in una società democratica non si
può morire di lavoro; che la sottovalutazione dei rischi e il dolo
eventuale sono una responsabilità primaria; che chi fa impresa non
può fare profitto sulla pelle dei lavoratori.
Penso che Bruno abbia molto
sofferto, ma che abbia fortemente saputo reagire: è molto impegnato politicamente
e ha una preparazione sindacale di prim'ordine, riferita alla sua lunga
e attiva militanza nella Fiom-Cgil (Federazione Impiegati Operai Metallurgici).
Si dedica anche ad alcune attività creative. Talora ha riservato generosamente
la sua collaborazione, molto apprezzata, anche a "Pagine corsare", per
cui ha prodotto una serie di video:
Cesare
Abbate, professione fotografo, scrive: "Ho sempre pensato che il mio
mestiere è come il navigare: contempla anche la tempesta, l'errore di
rotta e perfino il naufragio, e in questo c'è la sua possibile grandezza
e anche il gusto della scoperta e della avventura. Non esiste un'isola
sicura su cui sbarcare: vorrebbe dire vivere di conchiglie, di vascelli
in bottiglia, di carte nautiche ingiallite, ma senza più sentire il rumore
del mare...". Cesare collabora con le più note agenzie di stampa e fotografiche
(Ansa, Agi, AdnKronos, ecc.) e i suoi lavori appaiono spesso su quotidiani
e pubblicazioni periodiche.
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Clicca sulle anteprime
per vedere
gli ingrandimenti
di queste e
di altre foto di Cesare
Abbate
Salvatore
Salvatore
Scuotto è uno dei fondatori de "la
Scarabattola" laboratorio d'arte nato nel 1996 da una idea dei fratelli
Salvatore, Raffaele ed Emanuele Scuotto. Scrive Salvatore nel sito del
laboratorio: "Il suo nome ha un chiaro riferimento ai mobiletti di legno
e vetro, contenenti nel proprio interno la scena della Natività, che nel
‘700 arredavano le case dei napoletani. All’interno di questi preziosi
scrigni si organizza un impianto scenografico in cui sono disposti i personaggi
principali legati alla nascita del Cristo. L’intento del laboratorio
è quello di ripristinare sia la finezza plastica e coloristica del pezzo
singolo quanto anche di riprendere quell’impostazione scenografica e
teatrale in cui poter organizzare più pastori, concepiti sin dalla modellazione
in virtù di un accordo armonico con la scena".
La bottega vanta commissioni
di rilievo, nazionali ed estere, che spesso vengono registrate da giornali
e riviste, oltre che dalle televisioni nazionali ed internazionali. Di
assoluto rilievo culturale è il concorso vinto per il Palazzo Reale di
Madrid, Patrimonio Nazionale di Spagna, che nell’anno 2001/2002 ha scelto
questo laboratorio come fornitore ufficiale di 147 figure presepiali che
oggi vanno ad integrarsi con la preziosa collezione settecentesca di proprietà
della famiglia spagnola. Oltre alla produzione di figure presepiali, tutte
realizzate nel rispetto del pezzo unico da collezione, il laboratorio è
impegnato in commissioni inerenti alla scultura: legno, pietra, bronzo
sono materiali con cui gli Scuotto si cimentano spesso per le numerose
commissioni che ne impegnano la attività e le esposizioni.
Il 28 ottobre 2011 è stata
inaugurata Nea Artgallery, un nuovo spazio espositivo e polivalente nel
cuore del centro storico di Napoli con "Polis", collettiva di 27 artisti
napoletani che attraverso linguaggi espressivi diversi hanno raccontato
con le loro opere le tante direzioni in cui si sta muovendo negli ultimi
anni la creatività cittadina. La mostra è visibile fino al 10 dicembre
2011 con ingresso gratuito.
Salvatore, Emanuele e Raffaele
Scuotto, Luigi Solito, Bruno La Mura, Manuela Sorrentino, Claudia Oderino
e Alba La Marra, fondatori di Nea Artgallery, sono convinti che sia necessario
tradurre l’arte in un bene effettivamente accessibile; in oggetti, cioè,
che siano alla portata di tutti e che non rappresentino solo l'investimento
di un'élite o la gioia di pochi fortunati collezionisti.
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Pier Paolo
Pasolini, Lettere luterane, Gennariello. Paragrafo primo:
come
ti immagino Gennariello:
un omaggio a tre miei "amici-scugnizzi-napoletani"