
|
|
|
Saggistica Condanna a morte per
il poeta delle stragi
Ed ecco che in queste due sconvolgenti paginette del capitolo scomparso (Lampi sull’Eni, rubato, sottratto, da chi?) il “sunto” di Pasolini passa dalla “maschera” alla “persona”: da Aldo Troya a Eugenio Cefis. Forse che l’etimo di “persona” non è “maschera”, dall’etrusco? Maschera teatrale, figura di incerta e sfuggente identità, davanti al volto della poesia socratica. Pasolini svela la struttura occulta del Potere. Prima ci viene detto di un “I Blocco Politico” e poi di un “Il Blocco Politico”, in cui la maschera di Troya e la persona di Cefis sono centrali e intercambiabili. Nel primo momento (“in questo preciso momento storico”: ottobre 1974) il caso Mattei viene “cronologicamente spostato in avanti” (dal 1962 al 1974): «Troya (!) sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore». Nel secondo blocco politico, «la stessa persona (Troya) sta per essere fatto presidente della Montedison». n 2. Il primo sbaglio
(e correzione)
Da Mattei a Pasolini? Ebbene, nel “sunto” di Petrolio si dice che Troya, prima e dopo identificato con Cefis, «con la cricca politica ha bisogno di anticomunismo (’68): bombe attribuite ai fascisti». Evidentemente, le bombe della prima fase sono da attribuire agli anarchici, come è stato fatto dal Potere: l’anarchico Pinelli defenestrato, l’invenzione del mostro Valpreda, eccetera. Ecco l’errore di “battitura”: bombe messe dai fascisti, sì, con la copertura dei Servizi, ma attribuite agli anarchici, e non ai fascisti, dal ’68 al 1972, con la strage di Piazza Fontana al centro (1969). Questo errore della stesura del romanzo viene implicitamente corretto nell’articolo di un mese dopo, sul “Corriere”: «Per creare in concreto la tensione anticomunista... per creare la successiva tensione antifascista»: la tensione contro i comunisti si crea dando la colpa agli anarchici, visti come una sineddoche della Sinistra: la parte per il tutto della contestazione operaia e studentesca italiana. E, nello schema di Pasolini, la maschera del potere economico (Cefis) ha il volto della “cricca politica” (Fanfani, e Andreotti per Monti), e viceversa. n 3. Il secondo sbaglio
(e correzione)
È evidente che la “verginità” da ricostituire sia quella “antifascista”, e non quella “fascista”, come ha scritto nel “sunto” di Petrolio, che qui esplicitamente viene corretto nell’articolo. Essi, infatti, sono «fascisti putrefatti» e «castrati morali». Dunque, le bombe della prima fase, «per creare in concreto la tensione anticomunista», non potevano (per quanto messe da loro, e con la complicità dei Servizi) essere attribuite ai fascisti, ai quali vengono invece attribuite nella seconda fase, quando, come ha spiegato la Commissione Stragi presieduta dal senatore Pellegrino, i fascisti cominciano a mettere le bombe in proprio, per vendicarsi dei Servizi deviati che li hanno “scaricati”, come prima usati e poi perseguitati, non avendo Mariano Rumor (allora presidente del Consiglio, democristiano) dichiarato lo stato di emergenza (dopo Piazza Fontana) promesso ai sicari. Dal 1973 (strage alla Questura di Milano) i fascisti faranno le stragi, i Servizi gliele lasciano fare, come scrive Pellegrino nel libro Segreto di stato (Einaudi, 2000), e poi gliele attribuiscono, per rifarsi il trucco “antifascista” sulla maschera di stato, che sta a sua volta sul volto “fascista” nascosto. n 4. Il delitto Pasolini
È La regia occulta (Tropea, 1996) di cui ha scritto Giorgio Galli, storico e politologo, o la promozione (da fonte a prova) di Petrolio, come nella richiesta di archiviazione del giudice Calia sul caso Mattei, nel 2003, presso il Tribunale di Pavia: fonte storica e prova induttiva dei delitti Mattei e Pasolini, del loro logico e plausibile legame. n 5. Dal documento al
romanzo, dal romanzo al giornale
I due recenti libri di Gianni D'Elia su Petrolio di Pier Paolo Pasolini Per il trentennale dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini le edizioni Effigie hanno pubblicato L'eresia di Pasolini di Gianni D'Ella, una rivisitazione dell'opera di questo "fratello maggiore", considerato una "avanguardia della tradizione". Ora Gianni D'Elia è tornato sul suo pamphlet arricchendolo attraverso la sua lettura di Petrolio come uno strumento per leggere il nostro ieri e l'oggi. Pasolini non è stato ucciso da un ragazzo di vita perché omosessuale, ma da sicari prezzolati dai poteri, occulti o no, in quanto oppositore, corsaro, a conoscenza di verità scottanti. Motivo è stato Petrolio e trappole un "ragazzo di vita" e il furto delle "pizze" di Salò, l'ultimo film di questo poeta necessario. Profeta indifeso, disilluso e incivile, perché quella era l'unica forma possibile di coscienza civile, Pasolini si è esibito come testimone autentico dell'epoca in cui viveva. Questo scrittore scomodo si può rimuovere, svilire, calunniare. Gianni D'Elia fa rivivere invece Pasolini nella sua altissima integrità: il poeta dialettale e "poematico" in lingua, il saggista, il narratore e l'autore del "teatro di parola" e del "cinema di realtà". Gli ampi reperti di questa rilettura "totale" mirano soprattutto a distruggere l'opera di restaurazione o epurazione in atto. Si assiste così a una rivisitazione appassionata di testi e idee, accompagnata da una puntuale iconografia del "nini muàrt". Tutto parte dal libro iniziato e mai terminato di Pasolini: Petrolio. Un coraggioso giudice pavese ha dimostrato la lucidità di Pasolini nel ricostruire il degrado e la mostruosità italiana e ne ha indicato il burattinaio principale in Eugenio Cefis, affarista e "liberista" tanto quanto Enrico Mattei era utopista e "statalista". Nel libro Il petrolio delle stragi. Postille a "L'eresia di Pasolini" [Effigie, 2006] invece il lettore conoscerà il seguito della storia patria tra mafiosi, fascisti, servizi deviati, politici corrotti e totalmente privi del senso dello Stato. Gianni D'Elia è tornato sul suo pamphlet arricchendolo attraverso la sua letture di Petrolio. Pasolini non è stato ucciso da un ragazzo di vita perchè omosessuale, ma da sicariprezzolati dai poteri, occulti o no, in quanto oppositore, corsaro, a conoscenza di verità scottanti. * * * Gianni D’Elia (1953), libero docente e traduttore di Gide e Baudelaire, ha fondato e diretto la rivista “Lengua” (1982-1994), e collabora come critico a quotidiani e riviste. Ha pubblicato il romanzo “Gli anni giovani” (Transeuropa, 1995) e numerose raccolte di poesia, tra cui “Non per chi va” (Savelli, 1980; Marcos y Marcos, 2000), “Febbraio” (Il lavoro editoriale, 1985), “Segreta” (Einaudi, 1989), “Notte privata” (ivi, 1993), “Congedo della vecchia Olivetti” (ivi, 1996), “Guerra di maggio” (San Marco dei Giustiniani, 2000), “Sulla riva dell’epoca” (Einaudi, 2000), “Bassa stagione” (ivi, 2003). A Pasolini ha dedicato due importanti volumi, “L’eresia di Pasolini” (Effigie, 2005) e “Il petrolio delle stragi” (ivi, 2006). VEDI ANCHE IN "PAGINE CORSARE": L'eresia di Pasolini Dossier Petrolio |
. |
![]()
|
|
|