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Tutte le opere nei Meridiani Mondadori [Romanzi e racconti] . . È
la consacrazione a classico contemporaneo di uno scrittore scomodo e amatissimo,
un protagonista del Novecento italiano: con i due volumi di Romanzi
e racconti, in uscita contemporanea ma riuniti anche in cofanetto,
Mondadori ha inaugurato nel 1998 la pubblicazione delle opere complete
di Pasolini nei Meridiani.
Sono seguiti poi i saggi, i testi teatrali, le sceneggiature cinematografiche. Ora stanno per giungere in libreria i volumi dedicati a tutta la produzione poetica. L’impresa è coordinata
da Walter Siti, il massimo esperto di Pasolini, che firma la curatela di
questi Meridiani insieme a Silvia De Laude.
di Walter Siti a Romanzi e racconti «La gioia di vivere» Pasolini ha dichiarato più volte, a vari intervistatori, d'essere «ben attrezzato per la vita» - che il fondo del suo carattere era improntato alla lietezza o, come diceva con civetteria provenzaleggiante, alla «joy». «Io vivrei (oh, questo condizionale!) in uno stato d'inalterata gaiezza» - non credo si tratti di dichiarazioni tese a far risaltare per contrasto la successiva autocommiserazione; sia dalla memoria di chi l'ha conosciuto, sia dalle opere, emerge davvero l'immagine d'un uomo amico della vita. Uno a cui piace ridere, uno che crede che gli altri siano (fino a prova contraria) fondamentalmente buoni; uno ingenuamente persuaso di poter convertire gli avversari con la giustezza della causa. Uno a cui viene spontaneo il faccia a faccia diretto, aperto, con le persone e con le cose. Una tipologia psicologica a cui certo ha contribuito una salute di ferro: rievocando per un lettore di «Vie Nuove» la settimana passata al Forlanini nel '58, a documentarsi per Una vita violenta, Pasolini ci tiene ad aggiungere «in tutta la mia vita non avevo visto un ospedale se non per qualche visita»;e ancora nel '71, nei Versi del testamento, pur modulandolo tragicamente, rivendica con orgoglio che «bisogna essere molto forti / per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe / e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare / raffreddore, influenza o mal di gola».scrive a Silvana Mauri; nel Coccodrillo del '68 dice di sé defunto: «quelle notti erano notti estive, e il suo amore per l'estate / fu forse il sentimento più forte della sua vita».L'estate è la stagione delle lunghe camminate, della vita all'aperto, la stagione delle giornate che non finiscono mai. Una delle attrattive più forti dei suoi romanzi romani è proprio che nella pagina si avverte quanto sia lunga una giornata, e si prova il piacere fisico del camminare. [...] Uno dei più bei frammenti narrativi di Pasolini non si trova né in un suo romanzo né in un suo racconto, ma nella rubrica di corrispondenza con i lettori che teneva per il settimanale «Il Tempo»: «C'è il sole, l'estate, la domenica all'aria aperta. (Oggi girando con Ninetto lungo le rive del Trasimeno, tentando di avvicinarmi al lago attraverso i campi coltivati, mi sono imbattuto in alcuni alberi di melo, abbandonati al loro destino, perché evidentemente non danno più nessun utile. Chi avrebbe mai potuto trattenere Ninetto dal cogliere alcune di quelle mele? E anch'io ho ceduto alla tentazione: erano mele meravigliose, d'una bontà inesprimibile. Sotto quello slavato cielo estivo, nella pace ambigua della campagna, ho assaggiato l'ambrosia, sole e pioggia mescolati insieme. Era tanto che non sentivo un piacere fisico così acuto.)».Senza (forse) volerlo, la scena che racconta è una scena da paradiso terrestre, prima della colpa. [...] Pasolini lo si dovrebbe leggere nelle scuole insieme a Primo Levi, per esemplificare due facce opposte del coraggio: quello di Pasolini non era esente dalla sfacciataggine - vedi la franchezza, totalmente priva d'ipocrisie, con cui accetta la propria fame di successo - teorizzandola anche in una pagina della Divina Mimesis: «ciò che dà maggior piacere agli uomini è il successo. Chi, ideologizzando e codificando la propria impotenza, rinuncia ad esso, soffre naturalmente del più grande dispiacere».E vedi anche la candidissima risposta che dà ad Arbasino, dopo aver tanto elucubrato sulle ragioni del proprio passaggio al cinema: «fare un film è più facile che fare un romanzo, sei mesi invece di due o tre anni».La fretta, la leggendaria capacità lavorativa, il volersi occupare delle riprese personalmente con la camera a mano; ma anche, più in generale, il «buttarsi avanti» senza paura nell'interezza delle esperienze. Vivere le proprie azioni godendole una a una, senza lasciarsele bruciare dall'ipocondria della verità. [...] In effetti, alla base della gioia-di-vivere pasoliniana c'è una postura psichica che la nega, e la nega proprio portandone all'eccesso i presupposti; la spudoratezza infantile, l'arroganza adolescente, la sicurezza dell'amore materno non sono in realtà che pallidi eufemismi per alludere a una certezza ben più abbagliante e segreta - quella di essere onnipotente. Nell'intimo lago dell'anima, dove le contraddizioni non arrivano, Pasolini è convinto di poter fare tutto, di poter piegare tutti alla propria volontà, di poter essere il salvatore del mondo - ma anche un dio che basta a se stesso e che non ha bisogno di credenti. In "Pagine corsare" vedi anche:
Vedi anche il sito www. mondadori.com .
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