La saggistica

Pier Paolo Pasolini
Pensieri sparsi...
[da dichiarazioni e interviste]
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Il successo...
Il successo non è niente. Il successo è l'altra faccia della persecuzione. E poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo. Può esaltare in un primo momento, può dare delle piccole soddisfazioni a certe vanità, ma in realtà appena ottenuto si capisce che è una cosa brutta per un uomo il successo.

La cultura...
Quelle che che amo di più sono le persone che possibilmente non abbiano fatto neanche la quarta elementare, cioè le persone assolutamente semplici. Non lo dico per retorica, ma perché la cultura piccolo borghese, almeno nella mia nazione (ma forse anche in Francia e in Spagna), è qualcosa che porta sempre a delle corruzioni, a delle impurezze. Mentre un analfabeta, uno che abbia fatto i primi anni delle elementari, ha sempre una certa grazia che poi va perduta attraverso la cultura. Poi si ritrova a un altissimo grado di cultura, ma la cultura media è sempre corruttrice.

La televisione...
[...] la televisione è un medium di massa, e come tale non può che mercificarci e alienarci [...] non posso dire tutto quello che voglio. No, non potrei perché sarei accusato di vilipendio, uno dei tanti vilipendi del codice fascista italiano. Quindi in realtà non posso dire tutto. E poi, a parte questo, oggettivamente, di fronte all'ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori, io stesso non vorrei dire certe cose. Quindi io mi autocensuro. Comunque, a parte questo, è proprio il medium di massa in sé: nel momento in cui qualcuno ci ascolta dal video, ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico. [...] in genere le parole che cadono dal video, cadono sempre dall'alto, anche le più democratiche, anche le più vere, le più sincere.
 

Gli Italiani...
L'Italia vive a vari livelli economici, culturali, storici. Questa varietà di livelli si rifrange negli individui, facendone dei casi sempre in po' impalpabili, sfuggenti, difficilmente definibili. D'altra parte ciò non li preserva dallo standard, dal conformismo, la standardizzazione si supera soltanto con la coscienza critica, con un alto, sviluppato, adulto, senso civile: e questo purtroppo non è il caso degli italiani, che sono dunque da una parte instabili, misteriosi, irrazionali - tendenti a sfuggire alle definizioni della media - d'altra parte sono elementarmente parificati e codificati, tendenti a rientrare sempre in un tipo medio meccanicamente fisso.

Complessi...
Comunque: il complesso psicologico, che le dicevo è determinato, ma non determinante. Da esso nascono molte possibili soluzioni. Può nascere, per esempio, il conformismo, per quanto ciò possa sembrare paradossale. L'anormale complessato, infatti - non volendo accettare l'anormalità che lo relega in una minoranza di diversi rispetto alla società dove vive, e anzi soffrendone orribilmente - tenta di inserirsi di prepotenza nella maggioranza, accogliendone e facendone suoi tutti i canoni, tutte le regole, tutte le istituzioni. E, come sempre succede, finisce, come si dice, con l'essere più realista del re. Non c'è nessuno che sia più fanatico, più duro, intransigente di un anormale che difende la norma. Per lo più tale tipo di anormale è represso: cioè non vuole accettare e addirittura nemmeno sapere la propria anormalità.

Tutto normale...
Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno, si presenta come normale - privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. L'uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.

 
La forza della ragione...
Io, per me, sono alieno dalla violenza: e spero, lo ripeto, che mai più si debba scendere in piazza a morire. Noi abbiamo un potente mezzo di lotta: la forza della ragione, con la coerenza e la resistenza fisica e morale che essa dà. È con essa che dobbiamo lottare, senza perdere un colpo, senza desistere mai. I nostri avversari sono, criticamente e razionalmente, tanto deboli quanto sono poliziescamente forti: non potranno mentire in eterno. Dovranno pur rispondere, prima o poi, alla ragione con la ragione, alle idee con le idee, al sentimento con il sentimento. E allora taceranno: il loro castello di ricatti, violenze e di menzogne crollera.

Leggere...
Una lettura non è mai pericolosa. Le uniche letture pericolose sono quelle che la Chiesa permette: una generica pornografia e l'evasione fumettistica (oltre che le opere edificanti prodotte dalla Chiesa stessa, che servono a rendere completamente irreali). In realtà la Chiesa teme le libere letture (ha tenuto fino a un secolo fa Dante all'indice): e il suo grande ideale sarebbe regnare su un popolo di analfabeti.

Il sesso...
Il male non sta nel sesso: considerare il sesso come un male è la follia del moralismo cattolico, che ha trovato, nella guida sessuale, uno dei modi di repressione e di ricatto. Sa invece qual è uno dei pericoli della sessualità giovanile? Quella di farla coincidere con il fascismo. Sì, il fascismo punta sul virilismo, sulla baldanza sessuale del giovane, per attirarlo a sé: vellica, per esempio, il suo narcisismo dandogli un narcisismo collettivo che si chiama Patria ecc. E sa qual è un altro pericolo? Quello della repressione dei propri istinti sessuali (che vanno dominati e regolati, ma non negati e odiati) : repressione che avviene sempre per ragioni moralistico-religiose, si capisce, per cui la personalità subisce un trauma e la patologia che ne consegue pesa per l'equilibrio sociale: perché i repressi quasi sempre diventano dei moralisti ipocriti e spietati e servono così il conformismo nazionale.

Rancori...
Il successo è, per una vita morale e sentimentale, qualcosa di orrendo e basta. Molti, troppi giornalisti hanno finito col rappresentare, un po' alla volta, questo mondo nemico che vuole che i suoi personaggi siano come lui crede che siano. E, un po' alla volta, ho finito col provare, verso di loro, una specie di rancore, di risentimento oscuro, di patologica irritazione; solo la vista di un'edicola, in certi momenti della giornata, puo' farmi star male.
 

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