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Saggistica Alì dagli Occhi
Azzurri.
Incontriamo Ali dagli Occhi Azzurri per la prima volta nella poesia Profezia, scritta probabilmente già nel 1962 e pubblicata nel volume Poesia in forma di rosa. Una dedica recita "A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato la storia di Alì dagli Occhi Azzurri". Poesia in forma di rosa esce nel 1964, ma nello stesso anno Pasolini scrive ancora una seconda versione della Profezia (peggiorata secondo me) e la mette nella importante raccolta di racconti, sceneggiature e progetti di film che va dal 1950 al 1965. Al volume, pubblicato nel 1965, l’autore addirittura dà il titolo di Ali dagli Occhi Azzurri collocando così tutto il materiale in una prospettiva sorprendente e nuova. Il titolo viene spiegato alla fine in una Avvertenza che descrive l’incontro con Ninetto in un cinema romano. Ninetto è un "messaggero" e parla dei Persiani. "I Persiani, dice, si ammassano alle frontiere. | Ma milioni e milioni di essi sono già pacificamente immigrati, | sono qui, al capolinea del 12, del 13, del 409... Il loro capo si chiama:| Alì dagli Occhi Azzurri [2]". Versi della Profezia ne troviamo infine nella predica di San Francesco nel film Uccellacci e uccellini (girato nell’inverno 1965/66). La citazione fatta nel film nella sceneggiatura non c’è, ma inserita più tardi, probabilmente durante il doppiaggio. Nella sceneggiatura la predica di San Francesco agli uccelli è quella della tradizione "Molto siete tenuti di lodare e benedire Iddio... perché vedendo questo, gli eretici si possono convertire e ritornare alla vera fede... [3]". Una visione di San Francesco piuttosto scontata, arciconosciuta, quasi noiosa, direi. Pasolini probabilmente ha capito questo e gli è venuta l’idea di mettere in bocca a San Francesco alcuni versi della Profezia. Così il santo si rivolge agli uccelli con ben altra forza: "Voi che non volete sapere e vivete come assassini tra le nuvole e vivete come banditi nel vento e vivete come pazzi nel cielo, voi che avete la vostra legge fuori dalla legge e passate i giorni in un mondo che sta ai piedi del mondo e non conoscete il lavoro e ballate ai massacri dei grandi". Ecco il Terzo Mondo nella sua crudele innocenza, nella sua feroce irrazionalità e nella sua esistenziale alterità. Come porsi dì fronte a questa alterità? San Francesco coglie il problema e continua la sua predica così: "Noi possiamo conoscervi solo attraverso Dio perché i nostri occhi si sono troppo abituati alla nostra vita e non sanno più riconoscere quella che voi vivete nel deserto e nella selva, ricchi solo di prole. Noi dobbiamo sapervi riconcepire e siete voi a testimoniare Cristo ai fedeli inariditi, con la vostra allegrezza, con la vostra pura forza che è fede". L’indicazione è precisa: ci troviamo di fronte ad una aporia, ci scontriamo con una pietra dello scandalo. L’esistenza del Terzo Mondo per il mondo industrializzato è scandalo, perché pone il problema non del concepire, ma del "riconcepire" l’altro, cambiando i "nostri occhi troppo abituati alla nostra vita", cosa che si può fare "solo attraverso Dio". Per vedere giusto ci vuole qualcosa che trascenda la nostra situazione. Dio è una specie di punto di Archimede, dal quale diventa possibile muovere il mondo. La leva della rivoluzione posa su questo punto. Né la sinistra ufficiale (ufficiale e non), né la chiesa ufficiale (nonostante gli sforzi compiuti durante il Concilio Vaticano II) erano allora pronti a riconoscere la necessità di "riconcepire" la presenza del Terzo Mondo come fatto organico, non separabile dalla nostra vita. D’altra parte era difficile cogliere allora il senso del concetto pasoliniano di "sottoproletariato". Come concetto sociologico faceva acqua da tutte le parti, ricorda Goffredo Fofi più volte [4]; come concetto politico pure, sostiene Salinari, che critica nel 1966 su L’Unità le posizioni di Pasolini come "terzomondiste" scrivendo: "Sì al coraggio con cui Pasolini... ci ricorda l’esistenza di tanta parte dell’umanità assillata da problemi diversi; diremo no al suo voler considerare proprio le zone sottosviluppate come centri motori della rivoluzione" e Pasolini gli risponde: "Ma io non ho mai fatto affermazioni di questo genere" e insiste sul "rapporto dialettico "scandaloso" dei popoli arretrati o sottosviluppati con la razionalità dei centri del neocapitalismo" e sul fatto che "un’unica linea così sembra unire i nostri sottoproletariati urbani e agricoli… con le tribù africane [5]". Pasolini rivendica un significato
sociologico e politico al suo concetto di sottoproletariato, ma sa bene
che esso non è riconducibile né alla sociologia, né
alla politica. Il sottoproletariato di Pasolini è un concetto altrettanto
teologico. La rappresentazione del sottoproletariato nel sacrificio e nella
crocefissione è rievocazione di un mito, ma anche descrizione di
una attualità bruciante: un passato che non è passato, ma
che ogni giorno si rinnova. In parole povere: il Terzo Mondo non ricorda
solo il nostro passato, ma lo è nel presente della società
industriale.
La profezia In questa poesia Pasolini predisse trent’anni fa una specie di invasione di "extracomunitari" la quale si è poi verificata realmente. Scrive Pasolini: Sono sbarcati in Puglia ed erano albanesi, ma la descrizione è esatta. E Pasolini l’ha fatta agli inizi degli anni Sessanta, quando l’emigrazione italiana del dopoguerra verso l’estero raggiungeva il suo massimo livello e nessuno si sarebbe immaginato un’Italia paese di immigrazione e Boat people del Mediterraneo, le cui coste il Ministro Martelli voleva difendere con l’esercito. Nessuno. Pasolini fu l’unico ad avere questo "fiuto sociologico". Era l’unico a decifrare il messaggio di Ninetto, il "messaggero". Ma anche se questi fatti si sono avverati, essi comunque non costituiscono che l’aspetto esteriore della profezia. Il suo nucleo vero indica ben altro. Seguiamo la poesia, scritta, come abbiamo detto, in forma di croce [6].Alì dagli Occhi Azzurri La dedica chiama in causa
Sartre, al quale Pasolini deve la storia di Alì dagli Occhi Azzurri.
Pasolini lo ricorda allo stesso Sartre in un altro colloquio avvenuto nel
dicembre 1964. Ne era testimone Maria Antonietta Macciocchi, che pubblica
un resoconto su L’Unità del 22.12.64.
La poesia apre subito in tono biblico, racconta di un "figlio" che scende nella Calabria arida, dove: Ci troviamo nella Calabria della riforma agraria e l’amore poteva cominciare, perché…la luna color delle feci Già di Engels e di Kautsky la concezione del primo cristianesimo come precursore del movimento operaio [8]. Con una delle sue tipiche forzature Pasolini la capovolge parlando di "nuova cristianità". Ma il tempo non si compie e il figlio "tremava d’ira". Conosciamo dal Cristo del Vangelo pasoliniano questa ira. Un Cristo che non sorride quasi mai.…Era il tempo quando Ex oriente lux. La "nuova cristianità" invece finisce nelle secche del razionalismo occidentale. "L’operaio di Milano" lotta con "tanta grandezza" per il suo salario, ha "procurato inutilmente" la riforma agraria [9] al contadino del Sud e lo ha "modernizzato inutilmente". Due volte e a brevissima distanza appare questa parola terribile: "Inutilmente". Il sapere del figlio si scontra con il sapere "inutile" dello sviluppo e...Se egli non sorride E così il contadino del Sud compie il suo destino abbandonando la propria terra, emigrando verso "il meraviglioso sole del Nord", sostituendo ai suoi "feticci oscuri" quelli nuovi di zecca, i frigoriferi, la televisione e la "Divinità alleata" delle Commissioni Interne. E "tre millenni svanirono, non tre secoli, non tre anni". Finisce così una storia millenaria, più grande di un’epoca?...dei concimi chimici Irrompe nel nostro mondo un altro sapere, quello dell’irrazionalità [10], sbarca il Terzo Mondo non addomesticato e ci costringe ad un confronto con una concezione antitetica della vita [11], arrivano…Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere | è un vento ai quali si rivolgeva - come abbiamo visto sopra - la predica di San Francesco, un santo mistico, impregnato di "oriente [12]".essi non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per Con questa irruzione la poesia espande le ali, spicca in un volo onirico e dischiude una grandiosa sintesi profetica: "Essi" insegnano "ai compagni operai la gioia della vita", "ai borghesi la gioia della libertà", "ai cristiani la gioia della morte". Il finale unisce il "dolce Papa dal misterioso paterno testone campagnolo [13]" e Trotzky, il bolscevico "industrialista", ma anche simbolo dell’eresia. Questa profezia ricorda il titolo famoso che Carlo Levi ha dato a un suo libro di viaggio in Urss, Il futuro ha un cuore antico ma accomuna Pasolini in modo sorprendente anche ad un altro grande pensatore marxista eretico, a Walter Benjamin [14] Da origini e da sponde completamente diverse, il pensiero di Benjamin era giunto a due tesi, intorno alle quali ruota il suo pensiero: Non c’è rivoluzione senza un "nucleo ardente teologico" e, rovesciando il "prospettivismo" marxista-leninista: "Il compito principale della rivoluzione comunista consiste nella liberazione del passato". Di questo bisogno e delle sue strade ci parla la profezia poetica, onirica mistica di Pasolini.- distruggeranno Roma _____________________
1. Vedi Peter Kammerer, "L’uccellaccio
vola alto" in: Il Passaggio, anno V, n. 4-5, Roma 1992.
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