La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

UN ARTICOLO STORICO DA "LA REPUBBLICA"

Nel rendere omaggio a Pasolini,
De Simone ha compiuto un'operazione di grande interesse
Tutta la cultura che stiamo perdendo
di Dino Villatico
la Repubblica, 13 febbraio 1986

Roberto De SimoneVENEZIA - Un tempo, a mezzanotte di martedì grasso si uccideva Carnevale, un fantoccio che bruciando si portava via tutti i peccati dell' umanità. Cominciava la penitenza di Quaresima. Le origini della cerimonia sono però pagane. Nella Roma antica qualcosa del genere per esempio accadeva durante i "Saturnalia", e alle orge che ripristinavano l'innocenza e la libertà dell'età di Saturno, l'età dell' oro, succedeva l'espiazione attraverso la fatica (il "labor") della coltivazione dei campi. È a questa festa pagana, al suo perdurare nelle feste cristiane, che sembra aver pensato Roberto De Simone con La Cantata delle Ceneri. Nell'atmosfera leggera di maschere e sorrisi che si respirava al Teatro La Fenice, a mezzanotte De Simone ha introdotto violentemente un antico rito, la violenza culturale ed emotiva di un antico rito. Della Messa di Requiem in memoria di Pasolini, che costituisce la parte più importante della Cantata, ha già parlato Gino Castaldo da Napoli tempo fa. Ci ritorniamo su, perchè ci sembra di dover aggiungere alcune osservazioni. 

Nel Requiem, De Simone concentra l' esperienza di circa mille anni di musica occidentale: dal canto gregoriano agli spirituals. Ma il percorso "colto" del canto è in parte rimosso, fatto regredire alle sue radici "naturali" di voce non impostata, di voce "nuda". E qui potrebbe sorgere l'equivoco di un recupero popolare. Ma si tratta invece solo di una diversa impostazione della voce, egualmente "colta"; egualmente artificiale. Di qui la violenza emotiva di questo canto, la sua intensità, la sua densità umana. Accanto all'uso "naturale" della voce c'è poi la immissione di tecniche strumentali jazzistiche. Ma non come colore, come carattere più "facile", bensì come tecnica diversa, allo stesso modo che la voce può essere usata secondo diverse tecniche, ma tutte colte. 

Il motivo gregoriano del "Dies Irae" intonato dal sax tenore è uno dei momenti stregati di questo Requiem. L' intensità espressiva si concentra ed esplode poi in violenza emotiva nel "Libera me": qui il sovrapporsi delle diverse tecniche strumentali e vocali produce una pagina di grande complessità e straordinaria efficacia. Veramente un omaggio all'intreccio di livelli culturali diversi tipico dell' arte di Pasolini. Ma anche una lezione ai troppi recuperi di oggi: De Simone non recupera niente, costruisce, artificialmente, e sapientemente, il "collage" della cultura che stiamo perdendo. E commuove, perchè ciò che tocca è proprio questo grido della perdita, non il compiacimento di un impossibile ritorno alla "semplicità". Bravissimi tutti, l' orchestra dell' A.A.I.A.S., il gruppo James Senese, il coro diretto da Joseph Grima, e bravissimo il direttore Renato Pimentose a tenere insieme così complessa compagine. Ma due interpreti sono poi addirittura strepitosi: Giuseppe Di Vittorio, dalla voce duttile e trasformista, da contralto a tenore; e Antonella D' Agostino, la stupenda voce "nuda" del "Libera me". Tiziana Tramonti dava infine la sua bella voce al salmo di Pergolesi che ha preceduto il Requiem.

 

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INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
A "PAGINE CORSARE" 
DA OTTOBRE 1998











 


Nel rendere omaggio a Pasolini, De Simone ha compiuto un'operazione di grande interesse.
Tutta la cultura che stiamo perdendo, di Dino Villatico

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