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La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Maledetti lasciamenti
di Massimo Sannelli
http://www.ilcrise.com/

Con pochi altri, Tondelli giustifica inferno purgatorio paradiso: nella sua opera e in pieno Novecento finale – Tondelli appagava la tua idea antica: il suo decennio di lavoro riassume e riscrive la Commedia per eccellenza (in cui non tutto è realistico, non tutto è metafisico, non tutto è Italia e «sacco» e «merda» e non tutto è Beatrice; ma tutto è itinerario, per necessità). In dieci anni puoi essere, oggettivamente, TUTTO: ogni argomento e ogni stile. Il tempo può bastare.

Ora hai 34 anni e manca tutto. ed ecco – ti dici –, sei fuori gioco; tu sei fuori da tutto – e sei fuori di te. Ho l’età di Leo. Conosco «i maledetti lasciamenti»; e conosco la perdita di ciò che non si è toccato che con un dito – un dito solo, un dito veramente… [non ho finito di ragionare su mancanze oggettive; piacque, due notti, appoggiare la testa su un ventre magro, appena più largo della testa: lì sul diaframma conosciuto, perché la voce è adorata. Ho capìto Leo, che penetrava e pregava; toccava l’osso duro, che è sacro, premendo forte e dolce. Ma questo non è oggettivo. Questo è veramente un sogno: ed è dolce, è dolce – ma anche chi diede spazio al viso appoggiato deve andare, è ora – è giusto che sia così: maledetti lasciamenti!].

La famiglia legale non dovrebbe essere la sola madre. Leo è responsabile di sua madre, infelice, come degli Ebrei sterminati: non sono stato io, e perché me li fanno vedere? non sono stato io, e perché mi dici: da anni sto male. Chi è esasperato, soffrirà nei suoi occhi, prima di tutto: ciò che io vedo, io non voglio vederlo. Ma tu prevali sempre. Quindi le cose si sono sovrapposte di nuovo, a mio danno. Altri lo chiamano: educazione. Pasolini e la madre riposano accanto, «in un futuro aprile» che oggi continua. Chi evita esita, quando vive; infine muore. E sembra che abbia potuto dire, alla fine: «mamma, mi ammazzano». Chi evita le parole di chi ha evitato la vita, rimane ignorante. E «mamma», e «ammazzano», e «cazzo»: uniti in un solo detto finale, MI AMMAZZANO.

Pier Paolo voleva riposare a Chia, con Ninetto bello – lo disse chiaro: e pensava di morire presto? Pier Paolo pensava di morire – con Ninetto. Nessuno decifra chi penetra pregando. Ma facilmente Tondelli avrebbe scelto Berlino o il Marocco o Parigi – Tondelli avrebbe abbandonato l’Italia, come Pier Paolo redivivo, nell’alternativa dell’Africa. So che dell’Italia si muore. Dall’Italia ci si muove, per non perdersi – e anche questo pensiero frammenta lo stile, per somigliare alla vita (e alle parti della Particola frantumata in bocca: mangiarealtà, occhiobocca). L’ossessionato da madre e famiglia è ferito nella vista: io vedo, non voglio vedervi; vi vedo; e il ferito della vista mangia molto, beve di più, non mangia niente, o alterna eccesso con eccesso, «che vorremmo anche noi rigettare assieme alla Nanni». Solo la realtà è mangiabile senza schifo: gli strumenti dell’arte la incorporano presto).

Chi ha servito messa a Correggio e penetra Thomas non è un convertito. E’ stato sempre dentro (in tutti i sensi, sempre: l’amore e l’amore non sono stati negati, ma servìti): crede al Bambino nato e al Paziente della Croce – che forse non risorgerà: «senza nessuna speranza di resurrezione» – e allo Sposo a cui si baciano i piedi (Leo li bacia a Thomas, «con ardore»: «là dove è finitezza e separatezza»). «Il senso è nel corpo di Thomas». Che costa uno «sforzo», per sollevarlo e portarlo a letto: «solo una decina di passi in realtà»; come costa sforzo – uno «sforzo eccessivo» – portare la statua della Madonna, quando Leo era «appena adolescente». I due episodi sono simmetrici, con sensi invertiti: ma Thomas è più sacro della Madonna, e lo sforzo finisce bene e senza vergogna.

Leo che porta Thomas è una «madre con il figlio stretto in braccio». Nella processione, Leo deve sopportare la penetrazione della madre: «il legno della staffa penetrargli la carne», e la «vergogna» se lascerà la presa. Noi dobbiamo essere madri, soprattutto gli uomini – non i figli del senso di colpa. Questo senso di colpa è una persona.

Non ho memoria di Tondelli – ricordo l’annuncio al telegiornale: Pier Vittorio Tondelli è morto. Avevo già diciotto anni. Per mia stessa mano, ne ho scritto dopo e ora, obbedendo alla richiesta di poesia. Che, per inciso, non è la risposta migliore all’ombra che sussurra undici sillabe: «tanti proponimenti, tutto in merda».

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Maledetti lasciamenti, di Massimo Sannelli

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