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Saggistica Leggere Pasolini
“Scritti corsari“ è una raccolta di articoli, saggi e recensioni pubblicati da Pasolini nel periodo 1973-75, ed è una perfetta testimonianza del ruolo che per Pasolini doveva avere un intellettuale in una moderna società ovvero quello di attento osservatore della stessa. Pasolini era un personaggio controcorrente in tutte le sue manifestazioni, siano esse artistiche o semplicemente esistenziali; ed è forse questo suo odio (a volte radicale ed estremista) nei confronti di qualsiasi conformismo, che lo ha portato ad essere criticato da destra (e questo è naturale viste le sue idee) ma anche da sinistra (e questo può sembrare forse meno naturale). Ed in questo senso è da rilevare anche la sua scelta di scrivere sul “Corriere della Sera” ovvero il giornale “borghese” per eccellenza, borghese come quella mentalità e quel conformismo che lui odiava. I temi trattati nei suoi articoli e saggi sono numerosi e stimolanti ma quello che probabilmente gli stava più a cuore era la “rivoluzione antropologica” in corso a suo avviso in Italia in quegli anni. E qui sta forse l’importanza degli “Scritti corsari”, nel loro essere non tanto, o non solo, una testimonianza storica ma anche una chiave di lettura per una serie di questioni che sono di grandissima attualità, prima fra tutte la globalizzazione. Pasolini infatti circa 10 anni prima che il termine fosse usato nella letteratura economica e almeno 20 anni prima che diventasse di uso comune aveva già provveduto a delineare il tratto più eversivo del processo in questione: l’omologazione culturale. Negli articoli di Pasolini ovviamente non si parla mai di globalizzazione, ma ciò non cambia il significato delle sue parole. Pasolini parla piuttosto di “nuovo fascismo” identificando con tale locuzione la cultura consumistica che il “nuovo potere” impone in maniera strisciante, e dunque più pericolosa, alle masse con il solo scopo di “standardizzarne” (Pasolini non usa mai questo termine che appartiene al gergo economico degli ultimi anni) i comportamenti e i desideri per trasformarli da individui a semplici consumatori. I mezzi di comunicazione di massa sono gli strumenti che il “potere” utilizza per portare a termine il proprio progetto, ed in particolar modo Pasolini si scaglia contro la televisione vista come strumento principe di tale fenomeno. E si consideri che negli anni ’70 la televisione, pur avendo già un grande seguito, non aveva ancora raggiunto l’importanza odierna. Ancora una volta Pasolini dimostra di saper guardare al futuro e non solo al passato (cosa di cui molti suoi detrattori a lui contemporanei lo accuseranno). Qual è dunque il pericolo? Il pericolo è che la televisione imponga attraverso i suoi programmi un modello culturale unico basato sull’edonismo, sul vuoto di morale, sull’egoismo e sulla superficialità. Se guardiamo la situazione attuale possiamo dire che Pasolini non aveva visto tanto male. Oggi molte persone considerano la televisione come unico e solo punto di riferimento e qualsiasi cosa vedano o ascoltino da quella “infernale scatola” la considerano la verità. Adesso come allora esistono però ancora tanti individui che riescono a pensare con la propria testa e che cercano di non farsi coinvolgere dalla valanga conformista che continua ancor oggi a minacciarci. Personalmente (per quel poco che può valere) considero la visione Pasoliniana forse un po’ troppo apocalittica: lui osserva un fenomeno che indubbiamente esiste ed è pericoloso ma che non è a mio avviso irreversibile. Finché esisteranno uomini che si opporranno con la forza delle proprie idee a questo lento processo di omologazione la speranza non sarà morta. Il cosiddetto popolo di Seattle, nonostante il suo essere fin troppo variegato e privo della necessaria unità, rappresenta un segnale che l’uomo come individuo non è ancora morto. Forse è anche naturale come in quegli anni Pasolini non fosse per nulla capito lanciando nel dibattito culturale temi così “moderni”. Si scagliava contro la lotta, definita da lui inutile e sterile, al “vecchio fascismo” e molti degli osservatori del periodo, impregnati di “vecchio antifascismo” lo attaccavano duramente per queste sue posizioni, in realtà all’avanguardia, accusandolo più o meno velatamente di essere un traditore. E’ anche vero che alcune posizioni pasoliniane erano provocatorie e a volte eccessive, e questo portava a facili equivoci e strumentalizzazioni. Per
esempio affermava che ormai nel modo di vestire e di parlare “un giovane
comunista e un giovane fascista” non potessero più essere distinti;
se ciò può essere vero per il vestiario (e personalmente
ritengo questo non molto importante) non è affatto vero per il modo
di esprimersi e di pensare.
Il progresso (quello vero che Pasolini distingue dal semplice sviluppo) è una conquista che ciascuno popolo dovrebbe avere il diritto di raggiungere. Poi in uno dei suoi articoli c’è una frase del tutto infelice: egli in sintesi afferma che anche in Unione Sovietica la gente si comportava tutta allo stesso modo perché non c’erano più le classi sociali, ma rispetto alle società occidentali ciò era avvenuto in maniera spontanea e non imposto dal “potere”. Su questo penso sia pacifico l’abbaglio pasoliniano in quanto il regime comunista era un regime sostanzialmente dittatoriale (dittatura di un partito su un intero popolo, di un comitato centrale su un partito e di un segretario del comitato centrale sul comitato centrale stesso) e dunque quanto di più lontano possa esistere dalla spontaneità. Ciò non toglie la grandezza dell’opera in questione che ci mostra come un grande scrittore e intellettuale debba con tutte le sue forze stimolare la gente su certi temi che ritiene importanti e che, vista la sua finezza e sensibilità, riesce a cogliere in maniera più precisa e a volte rapida. Oggi il ruolo di Pasolini sembra non essere ricoperto da nessuno anche se esistono ancora uomini che con le loro opere riescono comunque a dare il loro contributo da intellettuali alla società. Penso che ancora oggi Pasolini sia una figura con cui tutti noi dobbiamo confrontarci, magari con spirito critico, per poterci districare con più forza e consapevolezza in quella giungla che è la società odierna. Incipit: "Io non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca".Biografia: Racchiudere
in poche righe la biografia di Pasolini è un'impresa impossibile
vista la storia artistica ed esistenziale del personaggio. Pasolini è
stato uno degli intellettuali più completi che il nostro paese abbia
mai conosciuto.
Bibliografia consigliata: Romanzi
Poesie
Saggi
Film
Nota:
nonostante sia una bibliografia e non una filmografia ho ritenuto necessario
inserire i film più importanti perché sono essenziali per
completare e apprezzare il pensiero pasoliniano.
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