|
|
|
Pasolini nei blog L'amicizia tra Pier
Paolo Pasolini
.
La foto di Enzo Siciliano è di Dino Ignani. Complimenti e ringraziamenti al fotografo. www.dinoignani.net In Enzo Siciliano, Vita di Pasolini, Rizzoli Milano, 1978 pag. 61 - “Il Setaccio” pubblica traduzioni da Saffo, Goethe, Hoelderlin (traduttrice Giovanna Bemporad, che, per ragioni razziali, si firmava Giovanna Bembo), da Machado (grande passione pasoliniana), da Baudelaire. Ma antifascista militante non era. Giovanna Bemporad, ebrea e perciò perseguitata, fu la prima a parlargli [a Pasolini] di una opposizione politica al regime.
I due divennero amici, e si incontrarono anche spesso nella casa bolognese di lei, - un enorme stanzone, un tavolo vastissimo e carico oltre misura di libri. In uno di questi incontri Giovanna chiese a Pier Paolo: “Sei fascista?” E gli parlò dell'antifascismo, e delle tragiche responsabilità del regime. pagg. 80-84 - La scuola. Pier Paolo chiese aiuto ai suoi amici di Bologna: - servivano insegnanti. Venne Giovanna Bemporad. Giovanna arrivava con la
sua leggenda umana e letteraria: creatura erratica: - si truccava di bianco
il viso per spallidirsi; rifuggiva la vita per una inesprimibile sublimazione
estetica.
Parlavano del sesso, dell'amore. Nel corso di una passeggiata, all'ascolto di qualcosa che le parve sentimentalmente azzardato, Giovanna rispose a Pier Paolo, sempre in spregio delle convenzioni: “Sono lesbica”. Giovanna aveva avuto fiuto per la “diversità” di Pier Paolo? Gliela ribaltava iperbolicamente in viso, per una inconscia ironia, assumendola su di sé? Probabilmente no. Ma la sensibilità di Giovanna poteva aver avvertito nell'erotismo di Pier Paolo la presenza dell'“anello che non tiene”. Pier Paolo sosteneva di essere vergine. La sua verginità stupiva i coetanei: - ciò che non stupiva era la sua innocenza palese. Facevano scuola di mattina. Il pomeriggio passeggiavano per i campi: un gran parlare di poesia e libri, ma ancora di più, come fra giovani di buone letture, della vita e della morte. La morte era una presenza ossessiva, obbligata, manieristica, nell'immaginazione di Giovanna. ... Il sentimento dell'eternità portava il colloquio fra i due amici verso i territori della fede e della religione. Giovanna faceva professione di ateismo. ... Una sera portò Giovanna a leggere una frase del De Profundis, nel testo conservato in sacrestia: Si iniquitate observaveris, Domine, / Domine, quis substinebit. ... A cena, in casa - Giovanna mangiava con i Pasolini, e dormiva presso alcuni loro parenti, - era una gara a scrivere vilote. Pier Paolo ne dettava una via l'altra. Insegnavano ai loro studenti quelle canzoni. Altro divertimento: - amavano entrambi il Foscolo: delle Grazie versificavano le parti incompiute. E fra i due era un punto d'onore scrivere il perfetto endecasillabo: più legata al formalismo neoclassico Giovanna, più libero nell'invenzione Pier Paolo. Si dicevano l'un l'altro che sarebbero stati i poeti della loro generazione. ... Giovanna aveva dettato la musica per altre due quartine, dedicate ai cinquecento anni della parrocchia di Casarsa. ... Musica profana, sempre della Bemporad, per quest'altra quartina... ... Al fine di togliere alla Bemporad le sue “vesti mostruose”, per cui militari e ragazzini la inseguivano per le strade e la fischiavano, Pier Paolo disegnò un abito canonico: “gonna di velluto rigato nero, camicetta bianca, cravatta sottile nera, calzettoni grigi e rosa, pullover rosa antico”. Un gioco. Ma un gioco che simulava un giudizio. Un giudizio che si fece chiaro quando, dopo la guerra, Giovanna pubblicò i propri versi e alcune traduzioni nel volume dal titolo Esercizi. Sul “Mattino del popolo” di Venezia, il 12 settembre 1948, Pasolini cita Cocteau: “I gesti dell'equilibrista devono sembrare assurdi a coloro che non sanno che egli cammina sul vuoto e sulla morte”. Le assurdità di abitudini e modi di Giovanna apparivano a Pier Paolo forme di difesa psicologica ed espressiva, - la poesia di Esercizi gli sembrò “non ancora del tutto affrancata d una sorta di dannunzianesimo e da una certa corporeità acquisita dalla lingua italiana attraverso una tradizione troppo letteraria”. Eppure, nella Bemporad, Pasolini trovava una positiva avversione al costume borghese, anche se per preconcetto inellettuale. E l'“imprudenza disorientante” del tono “alto” della sua lirica, - quella stessa gli sembrava positiva. Scriveva a Serra, il 26 gennaio 1944, partita la Bemporad da Casarsa: “Ho passato con lei molti bei giorni poetici, e fatto belle discussioni, ma in compenso in quanti pasticci mi ha messo qui in paese”. pagg. 105-106 - Giovanna Bemporad tornava a trovarlo. In quel dopoguerra la ragazza si era stabilita, tappa nella sua continua erraticità, a Venezia. Alcune giornate di festa le passava a Casarsa: e lì Pier Paolo la costringeva a partecipare ai balli paesani, alle bevute, invitandola a liberarsi dal martirio del suo estetismo. In una lettera del 20 gennaio 1947 le scriveva (Giovanna doveva aver trascorso il Capodanno con lui): Cara Giovanna, non ho salutato le tue immagini; questo tuo desiderio mi è parso troppo egoista. Possibile che proprio non ti sia saltato in mente di farmi salutare invece il vecchio gruppo casarsese dei nostri amici di Capodanno? Assolutamente non vuoi loro perdonare la colpa di non scrivere poesie? Lo so, adesso ti senti vituperata; scusami. La gente è sciocca, vile, confusa; ma c'è in essa un'aspirazione, un complesso di inferiorità che possono essere ancora considerati un residuo di astratta bontà; questo vale, e non deve essere trascurato da noi che abbiamo una coscienza. In fondo, tu hai un concetto molto romantico del poeta, e vuoi farti perdonare troppe cose perché scrivi dei versi, cioè hai del divino. Ma non sei ancora tanto superiore agli altri per non affliggerti se non ti perdonano...Undici giorni dopo, in risposta a una lettera di evidenti spiegazioni, Pier Paolo scriveva ancora: Cara Giovanna, grazie della tua buona lettera. Quando sembri persa dentro un inquieto e fatale buio, ecco che riemergi con ingenuità e candore; hai i tuoi amabili recuperi. Quando, questi recuperi, si rifletteranno all'esterno? Quando anche il tuo viso, i tuoi occhiali, i tuoi calzettoni, saranno luminosi di bontà? Quando canterai la Settima silenziosamente, senza insultare gli altri declamandola ad alta voce? pag. 239 - Una ragazza ebrea figlia di un importante avvocato, Giovanna Bemporad, giunse da Bologna per trascorrere qualche giorno con i Pasolini. Era un'amica d'università di Pier Paolo e di Mauri, una «vestale della poesia» che incarnava per gli amici l'idea del «Genio». La «nostra George Sand», come la definì Mauri, si dedicava a idee e libri con grande austerità; a Bologna, dove andarono a trovarla, «viveva in una casa dai soffitti alti in una stanza dai libri a terra. Pile di testi greci e latini» mescolati a Hölderlin, Rilke, Novalis. Vestiva come un uomo, «con i calzoni da avanguardista tirati alle ginocchia sotto un impermeabile privo di ogni colore»; «al braccio di Leopardi», disprezzava tutti gli autori moderni, tranne che per un minimo interesse per Saba. Mauri e Pasolini erano impietriti dalla soggezione: «non trovammo il coraggio di citare nemmeno Sandro Penna, nostro mito». Anni dopo, Giovanna avrebbe sposato un futuro senatore democristiano. pag. 248 - Una casa abbandonata ai confini del villaggio [Versuta] divenne la sua scuola. Due grandi corridoi su ciascuno dei due piani, e stanze da una parte e dall'altra. Qui Pier Paolo e i suoi cinque collaboratori si stabilirono, ricorrendo al cappellano di San Giovanni laureato in lettere, come prestanome per motivi legali. Dalla zona circostante giunsero una ventina di ragazzi e ragazze, figli semianalfabetizzati di contadini. Pier Paolo insegnava letteratura (compreso Dante) e storia cinque ore al giorno; Giovanna Bemporad greco e inglese, Cesare Bertotto Scienze, e Riccardo Castellani matematica. pag. 259 - Completata la parte strumentale, un coro interpretò delle «vilotis furlanis», con almeno una delle melodie composta da Giovanna Bemporad. pag. 295 - Che il suo fosse un ruolo gramsciano di intellettuale d'avanguardia, portatore di consapevolezza nella gente, sembrava chiaro. Il 20 gennaio 1947 [Pasolini] scriveva a Giovanna Bemporad: ... la gente è sciocca, vile confusa; ma c'è in essa una ispirazione, un complesso d'inferiorità che possono essere ancora considerati un residuo di astratta bontà; questo vale, e non deve essere trascurato da noi che abbiamo una coscienza.pag. 299 - Giovanna Bemporad, che [Pasolini] aveva visto a Bologna, aveva cominciato a mostrare tendenze eccentriche: «Indossava addirittura i calzoni “regolarmente” maschili; mi pare di trovarla in uno stato di involuzione». pag. 321 - ... la storia di un prete che organizza un doposcuola per ragazzini, e quella di una militante comunista: una giovane intellettuale, probabilmente basata su Pina Kalc e/o Giovanna Bemporad... pag. 323 - Verso la fine di marzo il volume di versi di Giovanna Bemporad Esercizi fu l'occasione di un'entusiastica lettera di apprezzamento. Quanto ai tentativi di recensirlo [scrive Pasolini], «qui in Friuli tutti i quotidiani mi sono interdetti perché, essendo reazionari, non vogliono la firma di un comunista». Ai primi di aprile, pochi giorni prima delle elezioni, riferiva a Giovanna che il «Mattino del Popolo» di Venezia sembrava non più interessato alla sua collaborazione. Si trattava di un falso allarme, ma in quel momento... pag. 337 - Agli inizi di agosto, Pier Paolo scriveva a Giovanna Bemporad che una recensione della sua poesia si era rivelata un'impresa impossibile: «Ho deciso allora di non fare una vera e propria recensione, ma un pezzo su te, la nostra amicizia, la tua vocazione, ecc.». Apparve sul «Mattino del Popolo» il 12 settembre col titolo Poesia della Bemporad, rilevando tra l'altro come quella sorta di poesia «diretta» (che affrontava i temi con un tono «alto», ma senza «nominarli») si tramutasse in una «imprudenza disorientante», forzando così i «compartimenti stagni» del tradizionalismo. Dopo la pubblicazione, le scrisse che non ne era soddisfatto, e che aveva intenzione di provare nuovamente, «magari per “Convivium” o qualche altra rivista»... Nell'autunno scriveva a Bemporad: «Cara Giovanna, questa sera (è una domenica raggiante) tornerò a Ligugnana. Sono disposto a quella “felicità” che sai». pag. 351 - Giovanna Bemporad, tornata a Bologna, non ne fu troppo sorpresa, e disse che l'aveva intuito; ma i ragazzi, che conosceva bene, furono secondo lei scioccati: «Per noi amici fu un po' un colpo di fulmine».
|
. |
|
|
|