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Saggistica Sviluppo e progresso
di Pier Paolo Pasolini
Gli articoli ed i documenti di Pier Paolo Pasolini, raccolti in Scritti corsari, sono testi - che rivelano ancora una volta l’attenzione del grande scrittore per il suo paese, testi nei quali si indica e si ragiona su questioni e contraddizioni che nessuno allora vedeva, e si tracciavano anche linee di tendenza vicine a quelle della Scuola di Francoforte. È il Pasolini analista della degradazione antropologica e dell’apocalisse ventura. In questo senso i documenti, si situano su una linea di ricerca positiva, nonostante sia forte lo spirito polemico per l’apparente progresso ottenuto dai giovani del ’68. L'Italia - alla metà degli anni Sessanta - usciva da tutte queste trasformazioni, senza però un vero cambiamento. L’intervista (a cura di Massimo Fini) a di Pier Paolo Pasolini - “Europeo” del 26 dicembre 1974 - riscalda l’aria di pretese di libertà e di indipendenza dall’intolleranza che si era venuta a creare dal dopo rivoluzione del ’68 (e dall’antirivoluzione). Gli Scritti corsari rifiutano la libertà raggiunta, per ritornare a discutere sull’omologazione dei comportamenti che aveva prodotto una forte ondata di violenza rivoluzionaria. Che - in questo Pasolini - si traduce in opposizione al pensiero dominante marxista per riaffermare il nuovo progresso sociale. È una Italia chiusa e servile
quella di Pasolini che stenta a riconoscere, dandone prova
Facile pensare - in conseguenza
ai grandi promiscui agglomerati delle città ed alla circolazione di beni
nel mercato culturale - in che modo il rinnovamento abbia stimolato nuove
forme di pensiero intellettuale. Un paese che ha cercato tra l’altro
di aprirsi verso i mercati internazionali, riportando scarse risposte.
L’Italia, tuttavia, è rimastra nel suo ristagno. L’arte ha migliorato
Ma se si volesse, poi, negare tutto questo e la linea interpretativa degli Scritti corsari, allora rimane da decidere cosa fare del termine “vagabondaggio”. È una Italia che si ritrova sempre più povera. È la povera Italia tra le tante Italie. Del resto la secolarizzazione delle masse si era interrotta, ma non aveva portato al rinnovamento dello Stato che Pasolini intravede come nuova vitalità per le Istituzioni tradizionali (Chiesa, famiglia, scuola, ecc.). Per Pier Pasolini dà una visione per lo più organizzata di Lorenzo Milani. L’emergenza sociale ed educativa - che Don Milani fa di Barbiana - assume aspetti unici. Però ne legge - quasi esclusivamente - il rifiuto della Chiesa, proprio per la sua lontananza dalla struttura sociale tradizionale. In più si intravede in questo un sodalizio tra gli ideali del socialismo marxista delle piazze italiane condivisi dai manifestanti nelle piazze italiane del ‘68, cioè di giustizia e di uguaglianza con quelli dei poveri. Pasolini vede in Barbiana la luce di “una necessità morale di organizzazione” di Lorenzo Milani. Tanto che, oltre a parlare della forte affettività che il prete aveva per i ragazzi (e un po’ per incapacità dello Stato), negli Scritti corsari si trova l’aggancio per ribaltare la situazione e vederne la natura imitativa del comportamento educativo. C’è una sorta di specularità - secondo Pasolini - per cui i ragazzi, nella loro rivolta, potrebbero guardare ed imitare il sacerdote. Un miraggio, quello di Milani, lontano, ma che sarebbe entrato nella nostra società per la forza di rottura degli schemi convenzionali della sua scuola. Insomma, la critica è rivolta alla probabile disaffezione, che nei ragazzi di Barbiana avrebbe potuto portare al loro totale allontamento dalle Istituzione. Pasolini, tuttavia, lucido e spietato affronta ne “Lettera alla mamma” (o meglio ”Lettere di un prete cattolico alla madre ebrea) - “Tempo”, 8 luglio 1973 - la sua ricostruzione “che ha stabilito “nessi; ho fatto supposizioni e ho tentato interpretazioni, esattamente come si fa con un’opera di immaginazione, nei suoi rapporti con la realtà biografica e la cultura”. Polemicamente e antagonisticamente va contro ogni potere; definisce in sé la storia di inermi ed emarginati. Perciò è polemico con Lorenzo
Milani e le osservazioni di Pasolini ricadono sul sistema scelto. Vero
è che Pier Paolo Pasolini specifica l’immobilità che si trova nella
debolezza del rinnovamento cultuale ed educativo e non lascia da parte
l’aggressione del neocapitalismo alla società (giovani, donne, lingua,
società cultura ecc.) che entrano a fare parte del suo discorso.
I testi (documenti e degli
articoli, appartenenti agli Scritti corsari) fanno parlare di cambiamento
di idee che sono estranee alle cose che gli stanno intorno. Dà ciò viene
fuori tutto il profondo radicalismo di Pasolini. La critica è diretta
al sistema organizzato che ha portato i ragazzi
La diversità vissuta in
chiave mitologica si mette a confronto con gli altri. In qualche modo la
diversità è una forma di Mito e anti-mito che attraversa l’Italia tra
le mode. La figura del disadattato, infatti, ha perso il suo ruolo,
perché la povertà è entrata nelle culture del tempo.
La richiesta di accettazione
ideologica e politica che Pier Paolo rivolge allo Stato è a sostegno della
pluralità e della diversità dell’esistenza. È un fattore che non può
fare a meno di riaffermare. I grandi movimenti sociali non hanno purtroppo
liberato dalla paura del terrorismo dei “diversi” e delle loro scelte.
Tuttavia l’adulazione “ai giovani da una parte, e la soggezione prodotta
dal loro atteggiamento terroristico, ha impedito agli intellettuali di
pronunciarsi con sincerità e con la necessaria libertà critica” (Andrea
Valcarenghi: “Underground: a pugno chiuso” “Tempo”, 4 novembre
1973). Soprattutto ha saputo indagare i mali della nostra società. Ma
è stato anche in grado di mettere a fuoco quali erano le ansie della nostra
società. Pasolini con il suo lavoro di critico e regista è stato in grado
di essere maestro. Lo vediamo anche dalla sua posizione politica
nel giudizio sulla società e per come si è indirizzata nei problemi del
paese. Ma la sua è anche una ricerca che entra - col cinema nell’Italia
- dei comportamenti (soprattutto dall’esperienze del Neorealismo in poi).
Antropologia e ontologia sono continuamente riaffermate da cinema e indagine
giornalistica. È si vede dal tipo di approccio verso la società e come
voglia entrarci per mostrare i meccanismi del potere italiano dal suo interno.
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