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Notizie Un ricordo di Pasolini
In occasione del trentacinquesimo anniversario della morte (2 novembre 1975), colgo l’occasione per parlare di un grande poeta, scrittore e regista, di cui ultimamente si sente spesso discutere, diventato ormai il simbolo di una superficiale lotta al conformismo di gruppi giovanili, i quali credono di riscoprire Pier Paolo Pasolini trascinandolo semplicemente sulle pagine dei social network. Per questa ragione scelgo di ricordarlo con occhio attento attraverso quello che lui stesso definisce il proprio film più puro, “Uccellacci e uccellini” (1966), emblema della funzione pedagogica dell’intellettuale che Pasolini ha cercato di svolgere per tutta la vita. La pellicola racconta la storia del cammino di Marcello (Totò) e di suo figlio Ninetto (un esordiente Davoli) lungo le polverose e deserte strade della periferia di Roma, in direzione di una meta che resta sconosciuta, e in compagnia di un corvo incontrato per caso e presto rivelatosi un intellettuale proveniente da “un paese chiamato Ideologia”, cittadino della “Città del Futuro” in cui risiede alla via Carlo Marx ecc… Il corvo è una chiara personificazione dell’autore, che, con sguardo distaccato, osserva il percorso e le avventure dei due e trae un significato da ogni evento esplicitandone la portata ideologica. La bestiola parlante racconta ai suoi compagni di viaggio la storia di “Uccellacci e uccellini”, allegoria delle differenze tra classi, della supremazia dei ceti più potenti (in questo caso i falchi) rispetto a quelli più deboli (i passerotti). Finita la favola continua il cammino dei tre amici con relative avventure. Il corvo, anarchico, marxista e veritiero (come lo definisce Pasolini) con una pungente ironia continua a commentare gli atteggiamenti e le vicende del padre e del figlio, finché i due, seccati di sentirlo, decidono di tirargli il collo e mangiarlo. Il finale coincide infatti con l’immagine dei suoi resti ammucchiati sulla strada bianca e polverosa mentre i due si allontanano sazi e spensierati dopo aver tolto di mezzo un intruso scomodo e noioso. ![]() Il film pertanto è una continua riflessione, una vera e propria enunciazione del pensiero pasoliniano che viene in luce attraverso il susseguirsi di eventi simbolici, caratterizzati da confronti di immagini e di posizioni. Il contrasto tra i falchi e i passerotti si riscontra per esempio tra Totò e Ninetto da una parte e una povera famiglia dall’altra, famiglia alla quale vogliono togliere la casa per morosità; successivamente però un abuso di potere viene subìto proprio dai protagonisti per mano dell’Ingegnere, un “uomo d’affari” al quale devono dei soldi, intransigente sul ritardo del pagamento. E’ un’opposizione di “altezze” dunque che caratterizza il contrappasso: in piedi i forti, a terra i deboli; così la donna, che supplica il signor Marcello affinché non sfratti la sua famiglia, si inginocchia mentre i due la guardano dall’alto; allo stesso modo Marcello e il figlio si giustificano con l’ingegnere, stesi al suolo dai suoi cani. ![]() E ancora, ripreso il cammino sulle strade dimenticate oltre la periferia, i tre incontrano una prostituta, dalla quale prima Marcello e poi Ninetto sono attratti; fa da sfondo a questa scena l’arida campagna e gli aerei che atterrano in lontananza. È notevole la contrapposizione tra la “battona”, figura tipica del sottoproletariato, e gli aeroplani, simbolo per eccellenza della diffusione del capitalismo. Tutte queste efficaci rappresentazioni che ho sin qui riportato, sono legate da un filo attraverso il quale si snoda l’ideologia di Pasolini. Lui stesso scrive di aver trattato in questo film un tema particolarmente difficile, quale la crisi del marxismo degli anni ’50 e la conseguente necessità di un rinnovamento del pensiero comunista attraverso l’accettazione delle nuove realtà (“lo scandalo del Terzo Mondo, i Cinesi, e, soprattutto, l’immensità della storia umana e la fine del mondo, con l’implicita religiosità, che sono l’altro tema del film”). Ognuna delle riflessioni che spuntano in “Uccellacci e uccellini” è perciò affrontata da una prospettiva sempre aperta a possibili contaminazioni quale è quella di Pasolini: un pensiero mai schierato, un’ideologia mai ortodossa; e soprattutto la sensibilità spiccata di un poeta che “continua a parlare a degli uomini che vanno non si sa dove” (corvo), che confessa si la sua impotenza ma senza escludere, allo stesso tempo, il bisogno di conoscere, “evangelizzare”, raccontare e amare quell’umanità sempre più incapace, forse, di ascoltarlo. ![]()
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