In memoria di Enzo Siciliano
 


Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998 
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"Pagine corsare"
La scomparsa di Enzo Siciliano

Enzo Siciliano, ricordo con Laude
al Todi Arte Festival 2006

Dal 15 al 23 luglio si è svolto il Todi Arte Festival 2006, l’annuale appuntamento ambientato nella cittadina umbra curato e diretto da Simona Marchini, appassionata di teatro, danza e musica.

Nell'ambito di tale manifestazione, il 16 luglio il Teatro Comunale ha messo in scena Jacopone di Enzo Siciliano, rappresentato per la prima volta proprio a Todi il 13 settembre 1986, tributo reso all’intellettuale appena scomparso da Giorgio Crisafi. Proprio a Todi, vent'anni fa, Enzo Siciliano - scrittore, saggista e critico - creò la "Settimana Tudertina". 

"Enzo era affezionato a questa cittadina."  - ha ricordato Simona Marchini - "Qui si ritirava per le vacanze o per scrivere un libro. Perciò abbiamo sentito il dovere di essere i primi a ricordarlo, rappresentando Jacopone, uno dei suoi testi drammatici più intensi e significativi. Proprio a Todi quest'opera vide la sua prima realizzazione."

Riportiamo qui di seguito ciò che Enzo Siciliano scrisse a proposito di Jacopone in un breve articolo apparso sull'"Espresso" del 1° luglio 1999: 

Abbandonati i negozi del mondo, pare in seguito a una sciagura che colpì la moglie morta, vuole il racconto, per il cedimento d'un pavimento avvenuto durante una festa cui partecipava a Todi, Iacopo Benedetti, forse notaio, vestì il saio grigio dei ''bizocchi'', si fece poi francescano. Un penitenziale irregolare, dato per ''matto'' dalle testimonianze dei contemporanei. 

Su queste notizie fiorì un ritratto leggendario dai tratti romantici, accentuato dal fatto che Jacopo, divenuto Jacopone, dettò un originalissimo laudario (*) che, per l'incontestabile spirito di rivolta contro i costumi del tempo, contro l'irreligiosità della gerarchia ecclesiastica (gli costò una dura galera), ma soprattutto per la rude novità della lingua, il dialetto tudertino, incarna un esempio eccelso della letteratura italiana delle origini. Lo studio di Suitner [Siciliano si riferisce a Franco Suitner, autore di un libro, Iacopone da Todi. Poesia, mistica, rivolta nell'Italia del Medioevo, Donzelli, Roma 1999] vuole fare chiarezza su leggende e ''pazzie'' ponendole in controluce sulla situazione morale e spirituale del tempo, un tempo dai connotati assai peculiari in Umbria, a seguito dell'esplosione del francescanesimo. 

La necessità di razionalizzare il fenomeno fa scrivere a Suitner che il modo in cui Jacopone concepì il suo essere religioso ''non ha nulla di stravagante e di rivoluzionario'', e prosegue: ''Il suo specifico è la coerenza, l'intransigenza con cui difende le sue scelte e le sue posizioni''. Dice ancora Suitner che l'immagine di follia da molti studiosi evocata ''riposa su una lettura ingenua delle laudi mistiche, che nella virulenza dei loro toni non sono indizio di individuale stravaganza ma si inseriscono in una specifica tradizione pneumatica''. 

Aggiungiamo che il tratto ''rivoluzionario'' di Jacopone sta solo nei modi in cui appunto usò il dialetto scavandone una evidenza finanche corporale. 

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(*) Si colloca nel 1260 la nascita della lirica religiosa al tempo in cui nacque a Perugia, sotto la guida di Raniero Fasani, la confraternita dei Disciplinati che usava come mezzo di espiazione la flagellazione pubblica. Il rito veniva accompagnato da canti corali che avevano come schema la canzone a ballo profana. Attraverso le laude, liriche drammatiche, pasquali o passionali secondo l'argomento religioso trattato, il movimento si diffuse in tutta l'Italia del Nord stabilendone il centro a Perugia e ad Assisi. È il Cantico di Frate Sole o Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi a essere considerato il più antico componimento in volgare italiano mentre solamente con Jacopone da Todi la lauda assunse una dimensione artistica.
 

Enzo Siciliano, ricordo con Laude
 

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