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"Pagine
corsare"
La scomparsa di Enzo
Siciliano
Enzo Siciliano, ricordo
con Laude
al Todi Arte Festival 2006
Dal 15 al 23 luglio si è
svolto il Todi Arte Festival 2006, l’annuale appuntamento ambientato nella
cittadina umbra curato e diretto da Simona Marchini, appassionata di teatro,
danza e musica.
Nell'ambito
di tale manifestazione, il 16 luglio il Teatro Comunale ha messo in scena
Jacopone
di Enzo Siciliano, rappresentato per la prima volta proprio a Todi il 13
settembre 1986, tributo reso all’intellettuale appena scomparso da Giorgio
Crisafi. Proprio a Todi, vent'anni fa, Enzo Siciliano - scrittore, saggista
e critico - creò la "Settimana Tudertina".
"Enzo era affezionato a questa
cittadina." - ha ricordato Simona Marchini - "Qui si ritirava per
le vacanze o per scrivere un libro. Perciò abbiamo sentito il dovere
di essere i primi a ricordarlo, rappresentando Jacopone, uno dei
suoi testi drammatici più intensi e significativi. Proprio a Todi
quest'opera vide la sua prima realizzazione."
Riportiamo qui di seguito
ciò che Enzo Siciliano scrisse a proposito di Jacopone in un breve
articolo apparso sull'"Espresso" del 1° luglio 1999:
Abbandonati i negozi
del mondo, pare in seguito a una sciagura che colpì la moglie morta,
vuole il racconto, per il cedimento d'un pavimento avvenuto durante una
festa cui partecipava a Todi, Iacopo Benedetti, forse notaio, vestì
il saio grigio dei ''bizocchi'', si fece poi francescano. Un penitenziale
irregolare, dato per ''matto'' dalle testimonianze dei contemporanei.
Su queste notizie fiorì
un ritratto leggendario dai tratti romantici, accentuato dal fatto che
Jacopo, divenuto Jacopone, dettò un originalissimo laudario (*)
che, per l'incontestabile spirito di rivolta contro i costumi del tempo,
contro l'irreligiosità della gerarchia ecclesiastica (gli costò
una dura galera), ma soprattutto per la rude novità della lingua,
il dialetto tudertino, incarna un esempio eccelso della letteratura italiana
delle origini. Lo studio di Suitner [Siciliano si riferisce a Franco
Suitner, autore di un libro, Iacopone da Todi. Poesia, mistica, rivolta
nell'Italia del Medioevo, Donzelli, Roma 1999] vuole fare chiarezza
su leggende e ''pazzie'' ponendole in controluce sulla situazione morale
e spirituale del tempo, un tempo dai connotati assai peculiari in Umbria,
a seguito dell'esplosione del francescanesimo.
La necessità di razionalizzare
il fenomeno fa scrivere a Suitner che il modo in cui Jacopone concepì
il suo essere religioso ''non ha nulla di stravagante e di rivoluzionario'',
e prosegue: ''Il suo specifico è la coerenza, l'intransigenza con
cui difende le sue scelte e le sue posizioni''. Dice ancora Suitner che
l'immagine di follia da molti studiosi evocata ''riposa su una lettura
ingenua
delle laudi mistiche, che nella virulenza dei loro toni non sono indizio
di individuale stravaganza ma si inseriscono in una specifica tradizione
pneumatica''.
Aggiungiamo che il tratto
''rivoluzionario'' di Jacopone sta solo nei modi in cui appunto usò
il dialetto scavandone una evidenza finanche corporale.
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(*)
Si
colloca nel 1260 la nascita della lirica religiosa al tempo in cui nacque
a Perugia, sotto la guida di Raniero Fasani, la confraternita dei Disciplinati
che usava come mezzo di espiazione la flagellazione pubblica. Il rito veniva
accompagnato da canti corali che avevano come schema la canzone a ballo
profana. Attraverso le laude, liriche drammatiche, pasquali o passionali
secondo l'argomento religioso trattato, il movimento si diffuse in tutta
l'Italia del Nord stabilendone il centro a Perugia e ad Assisi. È
il Cantico di Frate Sole o Cantico delle creature di san
Francesco d'Assisi a essere considerato il più antico componimento
in volgare italiano mentre solamente con Jacopone da Todi la lauda
assunse una dimensione artistica.
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