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In memoria di Enzo Siciliano Enzo Siciliano, intellettuale
raffinato
A come Appassionato. Enzo Siciliano era un grande appassionato di musica classica e nella sua adolescenza aveva dedicato tanto tempo agli studi di pianoforte e canto poiché sembrava doversi avviare ad una carriera musicale. Non è diventato musicista, Siciliano, ma la sua passione per la musica lo ha portato a scrivere “Carta per musica. Diario di una passione, da Mozart a Philip” e, soprattutto, la monografia “Puccini” (1977). Giacomo Puccini è considerato uno dei massimi compositori di opere di sempre. Il suo primo successo teatrale è “Le Villi”, su libretto di Ferdinando Fontana, cui seguì l’opera “Edgar”, che invece fu accolta con poco entusiasmo da pubblico e critica. Ma ormai le porte del successo si stanno per spalancare:”Manon Lescaut” (rappresentata nel 1893) riceve un'accoglienza trionfale rivelando al mondo il talento di Giacomo Puccini. Le opere successive, nate dalla collaborazione con librettisti del calibro di Giuseppe Giocosa e Luigi Illica, hanno segnato in maniera indelebile la storia dell’opera: la “Bohème” (1896), forse la sua opera più famosa, e “Madame Butterfly” (1904). Da un soggetto di Victorien Sardou trae il melodramma storico “Tosca” (1900) e nel 1926 realizza “Turandot” che rimane incompiuta. Tra le altre sue opere vanno ricordate “La fanciulla del West” e “Gianni Schicchi”. C come Cinema. È stato un rapporto d’amore quello tra Enzo Siciliano e il cinema. Il grande uomo di lettere era infatti un esperto in campo cinematografico come testimoniano le recensioni redatte per “L’espresso” e la direzione dell’Enciclopedia Treccani del Cinema, da lui tenuta nel 2003-2004. La passione per il cinema nel 1969 lo porta a dirigere la pellicola “La coppia”, tratta da un suo romanzo del 1966. D come di Rienzo. Nel 1973 Enzo Siciliano dedica al tribuno e politico Cola di Rienzo l’opera teatrale “Vita e morte di Cola di Rienzo”. Uomo di umili natali, Cola di Rienzo (1313-1354), da sempre affascinato dalla passata grandezza di Roma, tenta nell’Urbe dilaniata dai contrasti tra papi e baroni di proclamare la Repubblica romana, investendosi della carica di tribuno del popolo. Riuscito il colpo di stato costringe alcune famiglie della nobiltà romana a lasciare la città ed avvia una serie di riforme antifeudali. Abbandonato dal popolo, inviso a Papa Clemente VI, non sostenuto da molti comuni e costretto a fronteggiare la rivolta dei baroni, Cola di Rienzo fugge tra le comunità francescane della Maiella. Dopo essersi recato a Praga viene arrestato, portato ad Avignone ed infine liberato. Nominato senatore, rientra trionfalmente a Roma. Preso da smanie autocelebrative e fautore di nuove tasse, il tribuno diviene presto inviso al popolo che si ribella ed in tumulto viene ucciso dai rivoltosi. E come Eclettico. È stato uno dei più importanti ed eclettici intellettuali italiani della seconda metà del Novecento. Laureato in filosofia, Enzo Siciliano è stato uno dei protagonisti del dibattito culturale italiano degli ultimi decenni. Amico di Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Dacia Maraini e Giacomo Debenedetti ha curato importanti volumi sulla letteratura come “La letteratura italiana”, “Racconti italiani del Novecento” ed è stato direttore della rivista “Nuovi Argomenti” e del Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux a Firenze. Oltre ai romanzi, da “Racconti ambigui” (1963) a “La notte matrigna” (1975), da “Mia madre amava il mare” (1994) a “Il risveglio della bionda sirena” (2004) all’ultimo lavoro “La vita obliqua” (2006), ai lavori teatrali, da “Vita e morte di Cola di Rienzo” (1973) a “La casa scoppiata” (1987), a “Morte di Galeazzo Ciano” (1997) è autore di una importante produzione critica con i saggi “Prima della poesia” (1965), “Autobiografia letteraria” (1970), “Vita di Pasolini” (1978), “Moravia” (1982) e “Romanzo e destini” (1992). È stato inoltre collaboratore de “L’espresso”, il “Corriere della sera” e “La repubblica”. G come Galeazzo. Sposato con Edda Mussolini, era genero di Benito Mussolini, Galeazzo Ciano poco più che trentenne assurge alla carica di Ministro degli Esteri e diviene uno degli uomini più potenti sotto il regime fascista. Dopo essersi mostrato a lungo sottomesso alla forte volontà di Mussolini, nel 1942 prende le distanze dalla politica del Duce e lascia il Ministero degli Esteri nel 1943. Il 24 luglio dello stesso anno vota la sfiducia a Mussolini: gesto che pagherà nel 1944 a Verona con la fucilazione cui verrà condannato insieme ad altri quattro gerarchi dopo un sommario processo. Gli ultimi giorni di prigionia di Ciano a Verona sono raccontati da Enzo Siciliano nella pièce teatrale “Morte di Galeazzo Ciano”. Nell’ambiente squallido e freddo della cella 27 viene rivisitato il nodo di rapporti ed affetti che legava Galeazzo Ciano a Benito ed Edda Mussolini in un crescendo di rimpianti, tormenti ed angosciose attese. J come Jacopone. Nel 1986 Enzo Siciliano pubblica il testo teatrale “Jacopone” che ha per protagonista un artista che si crede il fantasma del famoso frate tudertino. È un personaggio emarginato e solo, un poeta a cui nessuno dà ascolto, uno di quei pazzi di paese che si vedono spesso intenti a parlare da soli. Il vero Jacopone da Todi è un poeta del Duecento dalla vita e dall'opera caratterizzate da un misticismo che assume spesso i toni di un rigido rifiuto dei piaceri terreni e di una violenta avversione ad ogni forma di corruzione ecclesiastica. La sua opera letteraria è composta da 93 laudi e da componimenti latini e volgari di dubbia attribuzione (tra i quali l’inno “Stabat Mater”). Famose sono le laudi “O segnor per cortesia”, in cui implora Dio di inviargli disgrazie e malattie di ogni genere e gli attiri il disprezzo degli altri uomini, “Frate Ranaldo do’ si andato”, ironico ritratto di un frate dedito solo allo studio ed alla gloria terrena e “O Papa Bonifazio, molt’ài iocato al mondo”, violenta invettiva contro la Chiesa romana e la sua corruzione. Il capolavoro assoluto della sua produzione poetica è, comunque, “Donna de Paradiso” lauda drammatica, in cui la passione di Cristo viene rappresentata a più voci e la figura di Maria assurge, per la prima volta nella letteratura italiana, al ruolo di protagonista. M come Moravia. Al
grande amico Alberto Moravia, insieme al quale fonda la compagnia teatrale
“Il porcospino” (tra i fondatori vi è anche Dacia Maraini), Enzo
Siciliano dedica nel 1971 la monografia “Moravia”. Alberto Moravia esordisce
giovanissimo nel mondo letterario pubblicando nel 1929 “Gli indifferenti”
opera che descrive un mondo borghese "da incubo" rappresentato da personaggi
inebiteti ed impossibilitati all'azione, invischiati fino al collo nella
logica del denaro e del sesso, e presi da un sistema consumistico
che accettano passivamente. Raccontando il dramma della famiglia Ardengo,
Moravia biasima l'atteggiamento inerte della borghesia italiana di fronte
all'ascesa del fascismo.
N come «Nuovi Argomenti». Rivista letteraria fondata nel 1953 da Alberto Moravia e Alberto Carocci. Inizialmente bimestrale ed in seguito trimestrale, "Nuovi Argomenti" non si limita a trattare argomenti esclusivamente letterari ma ospita interventi politico-sociologi come quelli di Jean-Paul Sartre, Elio Vittorini, Italo Calvino, Eugenio Montale e Franco Fortini. Enzo Siciliano entra nella direzione della rivista alla seconda edizione (iniziata nel 1966), per poi essere direttore con Alberto Moravia e Leonardo Sciascia della terza edizione (iniziata nel 1982) e da solo della quarta serie iniziata nel 1994. P come Pasolini. Al grande scrittore, regista e drammaturgo Pier Paolo Pasolini, Enzo Siciliano ha dedicato l’importante monografia “Vita di Pasolini” (1978). Nato a Bologna nel 1922, Pier Paolo Pasolini trascorre una difficile infanzia tra la città felsinea ed il paese natio della madre, Casarsa in Friuli, dove conosce un arcaico mondo contadino che rimarrà sempre presente nel suo immaginario poetico e che fornirà la lingua dialettale che caratterizza la sua prima produzione poetica poetica “Poesie a Casarsa” (1942) e “La meglio gioventù” (1954). Sono anni tormentati, segnati dalle continue assenze del padre, da un potente amore per la madre e dall’uccisione del fratello per mano dei partigiani comunisti. Nel 1947 aderisce al Partito Comunista Italiano, di cui diventa un attivo militante: la sua inclinazione sessuale lo porta, però, ad avere problemi anche in seno al partito. Il suo desiderio di non nascondere la propria omosessualità, infatti, lo costringe a subire denunce e processi. Trasferitosi a Roma dopo aver perso il lavoro di insegnante, trova nel sottoproletariato urbano, con il suo avvilimento morale e materiale ma anche con la sua integra vitalità, il soggetto prediletto dei suoi romanzi. Nascono così “Ragazzi di vita”, affresco delle borgate romane e dei suoi abitanti costretti a vivere di espedienti, e “Una vita violenta” (1959), romanzo di formazione che racconta la storia di un giovane del sottoproletariato urbano e della sua presa di coscienza politica. Pian piano il suo interesse si sposta dalla letteratura al cinema e il 1961 vede il suo debutto dietro la macchina da presa con il film “Accattone”. Seguono “Mamma Roma” (1962) con Anna Magnani, “Il vangelo secondo Matteo” (1964) e “Uccellacci e uccellini” (1966), pellicola che segna il suo incontro con il grande Totò, “Teorema” (1968) e “Porcile” (1968). Porta sullo schermo classici della letteratura come “Il decameron” (1971), “I racconti di Canterbury” (1972) e “Il fiore della Mille e una notte” (1974) innervandoli di una forte carica erotica. Il suo eclettismo lo porta ad occuparsi anche di teatro ed a scrivere tragedie quali “Orgia” (1968), caratterizzata dall' unità di luogo e dalla presenza di tre soli personaggi: la tragedia si sviluppa attraverso il torturarsi a vicenda di un uomo e di una donna in un crescendo drammatico che si conclude con il doppio suicidio di due dei tre protagonisti, “Calderon" (1973), tragicommedia sulla questione del potere e le postume “Affabulazione” e “Pilade”. R come «Racconti ambigui». Nel 1963 Enzo Siciliano pubblica “Racconti ambigui” opera che mostra la capacità dell’autore romano di descrivere ed analizzare delicati casi psicologici. Il centro del romanzo è rappresentato dal racconto delle storie di personaggi che vivono al di fuori delle regole, combattendo per far accettare la loro diversità e pagando infine, per questo ostinato bisogno di venir accettati, un prezzo salatissimo. Omosessuali assassinati dall’amante di turno, ragazze obese e goffe annientate dall’indifferenza e dalla perfidia degli uomini, giovanotti inibiti nelle loro relazioni amorose da madri invadenti e possessive. Un mondo sommerso pieno di sofferenza psicologica e morale guardato con un occhio intriso di rara sensibilità e capacità di comprensione. S come summa. Pochi mesi prima di morire Enzo Siciliano finisce di scrivere il romanzo “La vita obliqua”. Si tratta di una sorta di “summa” dei topos letterari che percorrono tutta l’opera letteraria dello scrittore romano da “Racconti ambigui” a “La coppia” a “Rosa (pazza e disperata)” a “La principessa e l’antiquario” (premio Viareggio) a “Carta blu” a “Mia madre amava il mare” a “I bei momenti”. I suoi luoghi, i suoi assilli, le sue atmosfere tornano in una sonnolenta e sensuale provincia calabrese nella quale si svolgono le poco edificanti vicende della vita di Saverio, personaggio doppiogiochista e menefreghista nella cui vicenda biografica si può rispecchiare il tracollo morale dell’ Italia del Novecento. Nel personaggio de “u professuri” Siciliano ritrae una classe di intellettuali che di fronte al conformismo ed alla grettezza della massa abdica al suo ruolo di “faro” della nazione e si chiude in uno sterile atteggiamento orgogliosamente elitario. T come Televisione. Un servizio pubblico in grado di fornire agli spettatori prodotti di buon livello culturale. Questa era l’idea che Enzo Siciliano, che fu presidente della Rai dal 1996 al 1998, aveva della televisione italiana. Aveva già collaborato con la Rai negli anni dal 1960 al 1970 in un periodo in cui si riusciva a fare cultura in televisione ed a quel modello di servizio pubblico lui, raffinato intellettuale, intendeva rifarsi. Fu così, che da grande appassionato di musica classica, decise di mandare in onda in prima serata su Raiuno in diretta dalla Scala il “Macbeth” che apriva la stagione, attirandosi una marea di critiche. Visse diciotto mesi pieni di polemiche e quando si dimise volle mettere in evidenza uno dei mali cronici della televisione italiana di stato affermando: “Credo che i politici dovrebbero fare due passi indietro dalla Rai”. Resta da elogiare, comunque, il coraggio di chi effettua la scelta, ahimè impopolare in Italia, di fare cultura. V come Vieusseux.
Editore, letterato e uomo di cultura il ricco commerciante di origine ginevrina
Giovan Pietro Vieusseux (1799-1863) nel 1819 fonda a Firenze il “Gabinetto
scientifico-letterario G.P.Vieusseux”. Ubicato dentro Palazzo Strozzi,
il gabinetto di lettura mette a disposizione degli associati i più
importanti periodici francesi, inglesi ed italiani ed in breve si trasforma
in luogo di ritrovo delle più importanti personalità dell’epoca
ed in centro di discussioni di questioni culturali, tecniche e scientifiche.
Nel 1822 viene creata anche la biblioteca circolante che presta a domicilio
opere contemporanee e novità letterarie. Dal 1821 al 1833 su iniziativa
del gruppo di intellettuali riuniti attorno alla figura di Vieusseux viene
pubblicata l’ “Antologia” periodico che di fatto prende il posto che era
stato del “Conciliatore”. Nel 1966 Alessandro Bonsanti fonda l’Antologia
Vieusseux che viene chiusa nel 1986. Nel 1995 l’ “Antologia Vieusseux”
viene rifondata e diretta da Enzo Siciliano, che dirige anche il Gabinetto
scientifico-letterario dal 1995 al 2000. Occorre ricordare che il Gabinetto
Vieusseux fu diretto, dal 1929 al 1938, dal grande poeta genovese Eugenio
Montale.
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