In memoria di Enzo Siciliano
 


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"Pagine corsare"
La scomparsa di Enzo Siciliano

Enzo Siciliano, la passione per la vita
Con Siciliano scompare l’ultimo respiro di una generazione di intellettuali, che ha scritto la storia migliore
della letteratura italiana del Novecento
 Emiliano Sbaraglia, Aprile On Line 10 giugno 2006

Scorrendo in questi giorni le infinite pagine che verranno dedicate a Enzo Siciliano, troveremo le varie identità di un percorso intellettuale oggi ormai non più ipotizzabile, non fosse altro per la mancanza pressoché totale di adeguato materiale umano [nella foto a destra, Enzo Siciliano interprete dell'Apostolo Simone nel "Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini].

Ricordare Enzo Siciliano significa infatti essere praticamente costretti a evocare le storie più importanti della letteratura italiana dell’intero Novecento, quelle storie che hanno vissuto e costruito il nostro Novecento, inaugurando un certo modo di vivere, comunicandolo attraverso un certo modo di scrivere. Prendiamo come esempio “Nuovi Argomenti”.

La rivista nasce nel 1953 da un’idea congiunta di Alberto Carocci e Alberto Moravia, divenendo subito (e lo è ancora) il laboratorio di incontro tra soggettività diverse, capace di coniugare felicemente cultura e politica. Si pensi soltanto alla tradizione di pubblicare la prima intervista del segretario del Partito comunista appena eletto, usanza che dopo Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta e Occhetto, viene mantenuta anche con D’Alema, Veltroni, Fassino.

Ma “Nuovi Argomenti” è stato soprattutto lo spazio ideale per conoscere e per conoscersi; Siciliano ne divenne segretario di redazione nel 1966, quando il binomio Moravia-Pasolini furoreggiava incessante, sollecitando discussioni e confronti, stimolando inchieste e reportages, cercando nuovi scrittori da proporre ai lettori. 

A partire dal 1972, Enzo assunse la direzione del trimestrale, e ne è rimasto direttore responsabile sino a ieri, condividendo la sua esperienza negli ultimi anni con gli scrittori Dacia Marini e Raffaele La Capria, il critico letterario Arnaldo Colasanti, il giornalista e neo-senatore Furio Colombo.

Alberto Moravia, e dunque Elsa Morante, e quindi Pier Paolo Pasolini, e poi Dacia Maraini, e inoltre Raffaele La Capria: se si torna a “Gli indifferenti” del giovane Moravia, scritti nel 1929, e si arriva a “I giorni di Antigone”, ultimo lavoro di Dacia Maraini da questa settimana nelle librerie italiane, ci troviamo un secolo di letteratura sotto gli occhi, la nostra migliore letteratura. Ma non basta.

Non basta, perché Enzo Siciliano ha rappresentato anche uno degli ultimi possibili esercizi di memoria attiva, il contatto pulsante tra una nuova generazione e “quella” generazione, tra chi vorrebbe scrivere imparando da chi ha scritto, non soltanto leggendo ma ascoltando parole, parole vere, impressioni e intuizioni sul mondo che è stato e sul mondo che sarà, mentre è in corso d'opera. Siciliano non amava il pregiudizio del grande letterato che misura con parsimonia il sapere da diffondere agli altri, bensì era pronto a scommettere sul giovane talentuoso, magari in paziente attesa di uno studio ancora da approfondire o di uno stile ancora da perfezionare; disposto a dare consigli, se richiesti, non solo di carattere professionale, ma anzi e soprattutto di spessore umano [nella foto sopra a sinistra, la copertina della biografia pasoliniana in edizione tedesca].

Durante le occasioni pubbliche di incontro (letture, presentazioni, interviste, premi e chissà quanto altro), spesso la voce di Enzo diventava flebile, si fermava, si commuoveva. Era accaduto ultimamente anche in occasione della laurea “honoris causa” in letteratura italiana, durante la sua lectio magistralis sull’autobiografia di Vittorio Alfieri, e nel novembre scorso, ricordando i trent’anni dalla morte del mai dimenticato amico Pasolini, del quale scrisse una “Vita” che già dal 1978 metteva in aperta discussione la versione “ufficiale” dell’omicidio all’Idroscalo di Ostia. Le lacrime però non erano il sintomo di una inguaribile nostalgia, o di un malessere diffuso nell’individuo: quelle lacrime erano il simbolo di una particolare voglia di vivere, il segno di una vita, stavolta la sua, che si nutriva della vita altrui, dei racconti di vita altrui, che curiosava nell’altro per trovare e tornare a confondere se stesso. Atteggiamento ambiguo, se si vuole, così come “ambigui” erano definiti nel titolo i racconti pubblicati dall’editore Feltrinelli nel lontano 1963, esordio brillante e chiacchierato dell’allora trentenne Enzo Siciliano, riproposti sul finire del 2004 proprio per celebrare i quaranta anni di attività letteraria.

Seguì poi tutto quello che troveremo in questi giorni nelle infinite pagine-coccodrillo, nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto, nelle biografie che lo consacreranno. A tutti, indistintamente, di questa morte rimarrà l’essenza vitale, riconoscibile in ogni sua traccia, indelebile per chiunque l’abbia respirata anche una sola volta.

 


Enzo Siciliano, la passione per la vita, di Emiliano Sbaraglia
 

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