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La scomparsa di Enzo Siciliano Ho conosciuto Enzo
Siciliano...
Ho conosciuto Enzo Siciliano quando nel 1952 sono arrivato a Roma. Faceva parte di quella società letteraria al cui centro era Moravia e poi Pasolini, Bertolucci, Bassani, Soldati, la Morante. Ma Enzo era più accessibile, più alla mano, e fece da tramite tra me e loro. Era lui a introdurmi, a creare familiarità e facilitare i contatti, e poi col tempo, quando ero entrato - come si dice - nel giro, siamo diventati amici, un’amicizia fatta anche di ammirazione per la qualità intellettuale e l’intelligenza della letteratura che in Enzo era molto sottile e faceva parte davvero della sua vita. Enzo è stato a suo modo - un modo discreto e affabile - un maestro. Intorno a lui si sono formati molti scrittori che incoraggiava e con istinto infallibile riconosceva. Gli bastava poco per capire, leggendo una pagina, se chi l’aveva scritta aveva il talento per diventare uno scrittore. Non ha avuto vita facile Enzo, proprio perché si esponeva molto, proprio perché aveva molti amici eccellenti, proprio perché lavorava accanitamente in molti campi, letteratura, teatro, giornalismo, critica musicale, suscitava invidie e ostilità, si sa come questo avviene. Quando fu fatto presidente della Rai, questa ostilità si manifestò in modo clamoroso, e fu per lui causa di molta amarezza. Per fortuna quelli che lo amavano erano numerosi, molti gli dovevano riconoscenza. La rivista «Nuovi argomenti», di cui Enzo era l’anima, avava fatto conoscere i loro scritti, manteneva con onore una tradizione culturale iniziata con Moravia nel segno della laicità e dell’impegno, e aveva e ha tuttora un notevole potere di attrazione culturale. Come scrittore Enzo si era rivelato con racconti di una penetrante indagine psicologica, Racconti ambigui era il titolo di una sua raccolta, e l’aggettivo ben si adattava alla duttile insinuante complessità della sua prosa. Aveva scritto diversi romanzi, ma era anche un critico attento, con una solida base filosofica e una sensibilità fin troppo scoperta. Sapeva scrivere di critica come pochi e il suo saggismo aveva una qualità narrativa e un vigore che pochi riuscivano ad uguagliare. Questo veniva fuori anche dagli articoli che scriveva per i giornali. La sua conoscenza musicale era davvero straordinaria. Ricordo un giorno che al Gabinetto Vieusseux venne a mancare all’improvviso un oratore che doveva parlare della musica di Verdi, non ricordo di quale opera si trattava. Enzo lo sostituì e parlò per un’ora, in modo così suggestivo e avvincente che rimasi incantato. Da due anni, Enzo era in dialisi. A volte confessava di essere stanco, quattro volte a settimana doveva sottoporsi a dialisi, non è facile da sopportare. Eppure, nonostante il suo stato, fino all’ultimo ha osservato il suo impegno di scrittore, quello che per anni ha trasfuso nel diario che precede ogni numero di «Nuovi argomenti». Un diario molto personale in cui si parla della politica dei nostri giorni, della società, dell’Italia, di una delusione profonda per la decadenza del tempo presente che lui sentiva in modo assillante. E poi a tratti, come uno spazio di azzurro tra le nuvole, ecco apparire la descrizione della campagna intorno alla casa che aveva vicino a Todi, da lui molto amata, e dove credo abbia trascorso con la famiglia un periodo felice della vita. Appaiono i versi di un poeta, la citazione sempre molto particolare del brano di uno scrittore. Da questo diario viene fuori la sua sterminata cultura, davvero non so come abbia fatto a leggere e a sistemare nella sua memoria tanti libri. Enzo è stato colpito ieri a mezzogiorno da emorragia cerebrale. Come una fucilata che ti attraversa il cervello. Stava parlando con sua moglie Flaminia, ha detto: «Non ci vedo più». Ed è crollato. Lo avevo incontrato la sera prima a un ricevimento in casa di un’amica. Lo avevo visto conversare come sempre in modo brillante, con animazione. Avevo pensato che sopportava bene il suo stato, che forse forse non era così grave... Sto scrivendo di lui in fretta, in treno, con l’urgenza richiesta dal giornale. Mi sembra così strano scrivere di lui mentre lui non c’è più. Ricordo la sua felicità quando l’anno scorso mi diede il Premio Viareggio, il premio che dirigeva, per il mio libro L’estro quotidiano. Era così contento, Enzo, in quel momento.
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