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La scomparsa di Enzo Siciliano Altre notizie
La Stampa, 10 giugno 2006 L’amico Siciliano di Mirella Serri SI è spento ieri mattina in una clinica romana lo scrittore Enzo Siciliano. Da tempo era malato, le sue condizioni si sono d’improvviso aggravate giovedì a mezzogiorno. Lascia la moglie Flaminia e due figli, il pittore Bernardo e l’attore Francesco. La camera ardente è allestita nella protomoteca in Campidoglio. Oggi sarà possibile rendere omaggio alla salma dalle 8 alle 11.30. I funerali sono previsti per le 12.30 nella Chiesa di Santa Maria del Popolo, in piazza del Popolo con omagggi del sindaco Veltroni, di Alfredo Reichlin, di Giorgio Van Straten e di Mario Desiati. Romanzo e destini, così si chiama uno dei libri più belli di Siciliano. Tra autobiografia e memoria, il narratore vi rievoca lo scontro che opponeva, sul finire del 1963, il più tradizionalista Giorgio Bassani al gruppo della neoavanguardia, a quegli scrittori sperimentali come Nanni Balestrini e Valerio Riva che vedevano nell'autore del Giardino dei Finzi Contini l'esponente di una letteratura ormai superata. Non fu solo uno scontro fra tendenze culturali, scriveva Siciliano ricordando molto tempo dopo quegli epici Anni Sessanta, quando ci si poteva duramente sfidare per Fratelli d'Italia di Alberto Arbasino o per un giudizio su Eugenio Montale. Ma fu anche e soprattutto uno scontro tra Roma e Milano, una rottura insanabile tra due modi di concepire non solo la letteratura ma anche la vita. E proprio lo stretto connubio tra romanzo e destino, per il quale le concezioni della letteratura influenzano la vita, è stato l'egida, anzi la vera passione sotto cui si è svolta tutta l’esistenza dello scrittore, giornalista, musicologo, critico letterario, editore scomparso ieri. Una passione che è stata il filo di collegamento tra tutte le attività non solo di letterato, ma anche di organizzatore di cultura dell’ex presidente della Rai e direttore del Gabinetto Vieusseux. Non c'è dubbio che tra le opere di Siciliano spicchi in primo piano la sua splendida biografia di Pier Paolo Pasolini. E proprio insieme al regista, narratore e poeta friulano e ad Alberto Moravia, Siciliano, nato a Roma nel 1934, era stato lo scrittore simbolo della Capitale. A Roma ha esercitato i suoi molteplici estri, il suo piglio sicuramente polemico e battagliero, come quando giunse alla rottura con Elsa Morante per le sue critiche a La storia, la determinazione a scendere sempre nell'agone senza sottrarsi mai alle sfide e anche a cercare sempre nuovi impulsi e idee sul piano della cultura. I suoi strumenti potevano essere la direzione di una casa editrice, come la Giunti di Firenze, la condirezione della rivista "Nuovi argomenti", il fiuto narrativo di talent scout. Le sue mattine iniziavano immancabilmente con una telefonata a Moravia o a Cesare Garboli; le sue serate si concludevano con gli appuntamenti letterari. Per anni il salotto di Enzo e Flaminia Siciliano, nei pressi di viale Parioli, è stato il punto di ritrovo di tanti scrittori. Si trattava di autori che Siciliano stesso individuava come potenziali nuovi narratori e che teneva sotto le sue ali protettive, spingendoli a scrivere e a pubblicare. Dalla covata Siciliano sono nate almeno un paio di generazioni di romanzieri, a cominciare dall'amico con cui era capace di passare intere nottate discutendo di letteratura, Franco Cordelli, per arrivare ai più giovani, come Edoardo Albinati, Marco Lodoli e Sandro Veronesi. Una società letteraria che l'antagonista Milano, già negli Anni Sessanta, ai suoi esordi, aveva ribattezzato come «il clan Moravia». E che avrà pure la sua icona cinematografica nella Terrazza di Ettore Scola. Ma Siciliano era capace di trasformare in «destino» molto speciale e letterario anche le etichette che gli venivano appiccicate. Come in Romanzo e destini aveva descritto le rivalità tra gruppi di narratori destinati a disegnare il futuro letterario della Penisola, in Campo de' Fiori rievocava la vita intellettual-quotidiana degli scrittori romani, le loro estati a Sabaudia, gli inverni nei salotti. Protagonisti, la coppia Moravia-Morante, Dario Bellezza e Laura Betti, Maria Callas, Attilio e Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Alain Elkann. La sua produzione narrativa è molto ampia, dai Racconti ambigui dell'esordio del 1963 a La coppia a Rosa pazza e disperata a La principessa e l’antiquario (premio Viareggio 1981) a Diamante. Quest'ultimo racconto, ambientato in Calabria, segue le coordinate di una narrazione in parte diaristica e in parte epistolare, una modalità di scrittura tra le preferite dal narratore. Con I bei momenti, dedicato alla vita di Mozart, vince il premio Strega nel 1998. I ragazzi del Sessantotto non lo avevano amato per una sua inclinazione un po' mitologica ed estetizzante. Anzi lo avevano osteggiato e avevano visto in lui un antagonista e un oppositore, proprio come Pasolini. Deprecando anche il suo ruolo di organizzatore di cultura. Un ruolo che lo ha sempre portato a intrecciare la passione politica con quella per la letteratura. Nel 1995 "Nuovi argomenti" di Siciliano accoglieva un lungo dialogo con Massimo D'Alema, ripercorrendo le orme della celebre intervista a Palmiro Togliatti ospitata dalla stessa rivista nel 1956, quando era diretta da Moravia. Nel 1994, non appena insediato il governo di Silvio Berlusconi, Siciliano, tra i primi, aveva lanciato un appello alla «nuova resistenza». L'esperienza della presidenza Rai nel 1996-‘97 si svolge anch'essa tra molte polemiche e battagliere sortite. Anche in questo caso Siciliano non tradisce la sua vocazione di promotore culturale cercando di potenziare e di rilanciare i programmi più impegnati, come la proposta che farà molto discutere di trasmettere in Tv la lirica in prima serata. La direzione dell'editrice Giunti, dell’Enciclopedia Treccani del Cinema, e la conduzione del Gabinetto Vieusseux di Firenze, una delle più prestigiose biblioteche d'Italia, rappresentano tutte la sua volontà di lanciare messaggi, di orientare la ricerca. Alla scomparsa di Garboli,
nel 2004, Siciliano gli succedette come presidente del premio Viareggio.
Proprio ieri dovevano essere resi noti i nomi degli scrittori partecipanti
alla selezione finale della competizione toscana. Un appuntamento che Siciliano
non si sarebbe voluto perdere. Ma, come lui scriveva a proposito dell'amico
Pasolini, «una morte non è mai una finis historiae;
ma la natura e la sostanza di un individuo vivono della loro irripetibilità.
Si è spento questa mattina a Roma Enzo Siciliano, dopo essere stato ricoverato, nel pomeriggio di ieri in seguito ad un’emorragia celebrale, nella clinica Villa Mafalda. A nulla è valso però il trasporto nella struttura medica, la vasta emorragia aveva già provocato danni irreversibili e alle 8 di questa mattina è avvenuto il decesso. A quanto riportato dall'agenzia di stampa Agi, "con ogni probabilità l'emorragia cerebrale di ieri pomeriggio, arrivata senza che ci fossero stati segnali nelle ore precedenti, è in qualche modo legata a un analogo - ma di minore portata - episodio verificatosi sei, sette mesi fa e dal quale Siciliano sembrava essersi del tutto ripreso. Tanto da proseguire nel suo lavoro di giornalista e scrittore". Stamane Siciliano avrebbe dovuto presenziare all'annuncio della cinquina del premio Viareggio di cui era presidente. Lui, che era nato a Roma nel 1934, e che poteva annoverare tra i suoi tanti amici Alberto Moravia, Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini (di cui scrisse una biografia Vita di Pasolini ed. Giunti nel 1978), aveva partecipato attivamente alla vita letteraria della città eterna. È stato uno dei più significativi scrittori italiani contemporanei, e un attento critico d'arte e di costume. Laureatosi in filosofia, prima di esordire in ambito letterario con Racconti ambigui nel 1963, aveva lavorato come insegnante e funzionario della Rai, di cui poi diventerà presidente tra il 1996 e il 1997. Alla prima opera fanno seguito, tra gli altri, La coppia del 1966, da cui lo stesso Siciliano trae un film come regista, presentato al Festival di Venezia nel 1969. Sin dall'inizio la scrittura creativa di Siciliano s'intreccia strettamente con la sua riflessione critica, tanto da rendere spesso difficile una precisa distinzione tra il narratore e il saggista. Tra il 1986 e il 1988 pubblica i tre volumi de La letteratura italiana. Direttore della rivista "Nuovi argomenti" insieme a Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Attilio Bertolucci e Leonardo Sciascia, Siciliano ha continuato la condirezione con Arnaldo Colasanti, Furio Colombo, Raffaele La Capria e Dacia Maraini. Dal 1994 al 1995 ha collaborato con la casa editrice Giunti, dirigendo la collana Novecento italiano. Dal luglio 1996 al gennaio 1998 è stato presidente della Rai; dal novembre 1995 al novembre 2000 ha diretto a Firenze il Gabinetto G.P. Vieusseux. Dal 2000 ha diretto l'Enciclopedia Treccani del Cinema e, dal febbraio 2004, era presidente della Commissione scientifica delle Scuderie del Quirinale e presidente del Premio Viareggio. "La morte di Enzo Siciliano è un lutto immenso per la letteratura e la cultura italiana". È quanto dichiarato da Pietro Folena (Prc-Sinistra europea) presidente della commissione Cultura della Camera. "Siciliano è stato uno dei protagonisti della letteratura italiana del '900. Ricordo con particolare nostalgia la sua collaborazione con la Federazione giovanile comunista negli anni '80, durante la mia segreteria, soprattutto in occasione del grande meeting giovanile del 1985 su Pasolini, al quale Siciliano era fortemente legato, che segnò una svolta anche culturale non solo per i giovani comunisti ma per l'intero partito. Alla famiglia di Siciliano - conclude Folena - va il cordoglio mio personale e dell'intera commissione Cultura della Camera". Tra le prime dichiarazioni
anche quella del sindaco della Capitale Walter Veltroni, "Ho appreso con
profonda tristezza della scomparsa di Enzo Siciliano. Era una persona a
me molto cara, una persona sensibile, colta, di una eleganza particolare".
Veltroni ha poi ricordato tutte le qualità e le molte attività
dell’autore romano, "Scrittore, critico d'arte e letterario, giornalista,
appassionato ed esperto di musica: era davvero un intellettuale nel senso
pieno della parola, e con la sua competenza, la sua curiosità umana
e professionale, la sua passione civile, ha attraversato la vita culturale
italiana degli ultimi quarant'anni, lasciando un segno prezioso, che rimarrà".
"Roma era la sua città, e a Roma è stato sempre legato, seguendone
con attenzione e partecipazione i cambiamenti, protagonista di quel fermento
e di quella intensa stagione letteraria animata da Pier Paolo Pasolini,
da Alberto Moravia, da Elsa Morante, e poi vivendo e lavorando sempre qui,
collaborando a l'Unità, a la Repubblica, a L'Espresso, come Presidente
della Rai, e ancora come Presidente della Commissione scientifica delle
Scuderie del Quirinale. Per tutto questo - conclude Veltroni - la cultura
del nostro Paese perde uno dei suoi protagonisti, e Roma, in particolare,
perde un suo profondo conoscitore e narratore, un grande amico".
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