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Teatro La religione del mio
tempo
* * * Voci di Gianluca Bottoni
e Alessia Olivetti
Brani tratti da “La religione
del mio tempo”- “La divina mimesis”- “Lettere luterane”-“Petrolio”, preceduti
da un prologo e con un intermezzo scritti dalla compagnia.
Roma, Mausoleo di Sant'Elena, © Giorgio Clementi [per gentile concessione] Terza tappa: Roma,
Mausoleo di Sant'Elena [
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In questo momento scenico, che segue due precedenti tappe del percorso pasoliniano sotto descritto, si è cercata un’ambientazione coincidente con la visione da parte del poeta-viaggiatore de “La religione del mio tempo” (testo base di questo ciclo di spettacoli), del film rosselliniano “Roma città aperta” in un quartiere che sembra avere una tendenza quasi naturale nel trasformarsi in scenario cinematografico: “Quasi emblema, in noi l’urlo della Magnani / sotto le ciocche disordinatamente assolute, / rinnova nelle disperate panoramiche, / e nelle occhiate vive e mute / si addensa il senso della tragedia. È lì che si dissolve e mutila / il presente, e assorda il canto degli aedi”scrive Pasolini, sottolineando anche un canone di bellezza vivo e reale. Sullo sfondo delle proiezioni di immagini, netto confronto di “forme”, mutuate dal metodo di insegnamento di Roberto Longhi “a diapositive”, è prevista la lettura drammatizzata dei versi di Pasolini attinenti, proprio in uno dei luoghi che evocano sia il film sia il ciclo di affreschi scelto come simbolo di questa confessione/esposizione, quella “Vera Croce” di Piero della Francesca, in cui agisce S. Elena, la madre di Costantino, sepolta pare proprio al terzo chilometro della Casilina, ai “due allori”. Le riflessioni in un’atmosfera visionaria di Torpignattara, mutuata da "Petrolio", coincidono con l’ultimo amaro Pasolini, in relazione al consumismo, all’ideale estetico del corpo, alla borghesizzazione, ai giovani, al sesso. Lo spettacolo si effettuerà
a settembre (22-23,sempre ore 21,30, ingresso libero, vIA Casilina
641) come chiusura del percorso iniziato ad Arezzo e, in questa occasione,
si presenterà l’intero iter creato sul poema, mettendo in scena
anche i due precedenti episodi.
Le precedenti tappe Prima tappa: Play Arezzo
Art Festival 6 luglio 2007 ore 23,30.
“Quelle braccia d'indemoniati, quelle scure ![]() Un percorso teatrale che vuole produrre una riflessione scenica sull’attualità de “La religione del mio tempo”, pubblicato nel 1961 con testi scritti tra il 1955 e il 1960. A partire dal rapporto con il maestro Longhi (attraverso le lettere dello stesso Pasolini sul suo mentore bolognese) da cui apprende quella figuratività che porterà nel cinema e nella poesia. La Chiesa e il Vangelo Secondo Matteo, un ideale spirituale e di bellezza oggi appiattito da altre pericolose mode estetiche, da altri idoli. La massa decisa a farsi corrompere al mondo. La Madonna del Parto, la concretezza della bellezza, e oggi più di 500 anni dopo, il nostro secolo come un grande magazzino luminoso. Il passo , il viaggio, l’andatura
corrisponderanno sia alla messinscena che al lavoro di riflessione sulla
narrazione, creando dopo il debutto ad Arezzo, una catena di episodi che
- come per il nostro lavoro su “Ragazzi di Vita” affrontato qualche anno
fa con la ricostruzione scenica degli episodi del romanzo nei luoghi del
testo - metteremo in scena laddove si svolgono.
*Seconda tappa: Festival
Pasolini,
La seconda tappa, che riguarda l’amore del poeta per la Tuscia, vivrà di un debutto al Festival Pasolini a Soriano nel Cimino. L’ispirazione dell’episodio nasce da quell’alto Lazio dove” la nebbia fa sembrare il piano da Vetralla al Circeo, una palude africana” e si articola attraverso brani di poesia, prose (invettive ai giovani dell’ultimo periodo dell’autore, scritte probabilmente proprio dal suo rifugio di Chia), eco di film (“Il vangelo secondo Matteo” girato nella Tuscia e che ci riporta a Piero della Francesca). Dopo la riproposizione del primo momento aretino, la scena si svilupperà approfondendo la riflessione pasoliniana sulla ricchezza della natura e della vita contadina, minacciati da nuovi modelli. -----------------------------------------
Infotel per il pubblico: 06 69606333 Comunicazione e contatti per G.B.Studio: Tel.3483741642 mail.g.b.studio@tiscali.it per la stampa, Claudia Rocco: 3478137296 -----------------------------------------
L’esperienza è proseguita con Ettore Majorana in collaborazione con studiosi e addetti ai lavori, aprendo un capitolo su teatro e scienza che ha visto momenti spettacolari in teatri e scuole e una conclusione, per il centenario della nascita del grande fisico siciliano all’Auditorium Parco della Musica. Durante la presente stagione le tematiche affrontate sono state: l’anniversario del grande poeta persiano Rumi, con una serata di spettacolo all’Auditorium Parco della Musica e quella di una psicologia dell’emergenza, legata agli incidenti stradali, con lo spettacolo “Il vetro e l’anima” tratto da una racconto di Pino Roveredo. Pasolini rappresenta un ritorno, dopo aver frequentato anni addietro Ragazzi di vita e Il padre selvaggio. VEDI ANCHE, IN "PAGINE
CORSARE":
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* * * Fotografo italiano le cui fotografie e reportage sono state pubblicate su numerose riviste nazionali e internazionali. Ha vissuto per molti anni a New York (Usa) dove ha collaborato intensamente per Panorama, Week-end Viaggi, Fortune e Forbes. È specializzato in fotografia di viaggio, reportage, people e ritratto. Lavora inoltre nel campo della pubblicità, con Fondazioni, Enti, Aziende e Università italiane ed estere. Collabora sia con la Provincia di Roma che con la Regione Lazio per la realizzazione di libri monotematici. Accompagna all’attività fotografica quella dell’insegnamento della fotografia presso Licei e altri istituzioni, e la produzione di documentari televisivi (BBC, Discovery Channel). Da anni fotografa con macchine digitali professionali, da due stagioni segue da vicino il lavoro teatrale di Gianluca Bottoni. ![]() [ * ] L'imponente mausoleo Sant'Elena, oggi inserito nella magnifica cornice del Parco Labicano (detto anche Villa De Sanctis), è una delle più preziose testimonianze dell’arte funeraria paleo-cristiana esistente in tutta l’area romana. Venne costruito negli anni tra il 326 e il 330 d.C., secondo quanto attestano i bolli sui laterizi. È il grande mausoleo, secondo alcuni inizialmente destinato a servir da sepoltura per lo stesso imperatore Costantino, nel quale venne invece sepolta la madre di questi, Sant’Elena Augusta imperatrice, deposta in un sarcofago in porfido sul quale sono scolpite scene di battaglia, conservato oggi nei Musei Vaticani. Le dimensioni del mausoleo, a pianta circolare, sono di m. 27,74 di diametro esterno e di m. 20,18 di diametro interno. L’altezza, in origine, era di m. 25,42. Nel cilindro inferiore aveva otto nicchie, alternativamente rettangolari e semicircolari, una delle quali costituiva l’ingresso. Quella di fronte all’ingresso doveva contenere il sarcofago di Elena. In corrispondenza delle nicchie, nell’anello superiore, si aprivano otto finestre ad arco. Il mausoleo aveva una copertura a cupola, il cui peso venne alleggerito con l’inserimento di anfore (pignatte), oggi ben visibili a causa del parziale crollo della volta. È proprio da questo particolare che ha origine il nome di Torpignattara con il quale è conosciuto il rudere e che denomina l’intera zona circostante. Abbandonato dopo la traslazione delle reliquie di Elena nella chiesa dell'Ara Coeli al Campidoglio, durante il Medioevo venne usato come fortilizio e abitazione. Nel secolo XVII fu costruita, all’interno del sepolcro, una chiesetta dedicata ai santi Marcellino e Pietro. [Giorgio Clementi] |
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con dedica a Piero della Francesca, a cura di Gianluca Bottoni |