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Teatro Gli italiani e la Comédie-Française
"La festa" di Spiro Scimone, rappresentata in questi giorni sul palcoscenico parigino del Théatre du Vieux Colombier di Parigi, porta il drammaturgo siciliano nel gotha degli autori italiani entrati nel repertorio della Comédie-Française. Con la scelta di Muriel Mayette, prima donna a capo della Comédie-Française, di far entrare nel repertorio della Comédie il testo di Spiro Scimone "La festa" la Francia mostra un'inedita attenzione alla drammaturgia italiana. Ed è di grande prestigio per il drammaturgo messinese essere entrato nello storico Théatre du Vieux Colombier. La Comédie-Française si era mostrata sempre restia a volgere lo sguardo verso i talenti provenienti dal Bel Paese con le sole eccezioni di Carlo Goldoni, Luigi Pirandello, Gabriele D'Annunzio, Pier Paolo Pasolini e Dario Fo. Ripercorriamo con un rapido dalla A alla Z la storia delle fortune italiche alla Salle Richelieu, al Théatre du Vieux Colombier e allo Studio-théatre. A come Anni francesi. In difficoltà per l’azione dei creditori, che nel 1910 riescono far sequestrare l’arredamento della villa La Capponcina, D’annunzio decide di riparare in Francia in quello che definisce “il suo esilio volontario”. In questi cinque anni compone “Le martyre de Saint Sébastien” (1911) per la danzatrice russa Ida Rubinstein, che si trova a Parigi con i Balletti Russi di Diaghilev. Il lavoro viene messo in scena nel 1911 allo Châtelet, a Parigi, su musiche di Debussy, coreografie di Fokine e décor di Leon Bakst. Seppure scritta in versi francesi che si richiamano ai misteri cinquecenteschi l'opera mantiene lo stile sfarzoso ed aulico tipico dello scrittore abruzzese. Nel 1912 scrive la tragedia in versi “Parisina”, musicata da Mascagni e la commedia “Pianelle” con musiche di Pizzetti ed interpretazione di Ida Rubinstein. Nel 1913 viene rappresentato, sempre a Parigi, “Le chevrefuil” in francese, che verrà rappresentata anche in Italia con il titolo di “Il ferro”. Allo scoppio della grande guerra D’Annunzio rientra nel Bel Paese, dove prenderà parte a valorose imprese (il volo su Vienna e la beffa di Buccari). Nel repertorio della Comédie Française compare del grande poeta e scrittore abruzzese "La fiaccola sotto il moggio" del 1905 da molti considerato il suo miglior dramma dopo "La figlia di Iorio". Malinconico ritratto dello sfacelo di una famiglia borbonica, il testo ruota attorno alla figura di Gigliola che salvaguarda la fiaccola della vendetta contro una serva che le ha ucciso la madre e ne ha preso il posto nel cuore del padre. C come Campiello. Il "Campiello" è il testo che la Comédie-Française ha scelto per celebrare i trecento anni dalla nascita del grande commediografo veneziano e che è stato messo in scena alla Sala Richelieu dal 16 settembre 2006 al 31 gennaio 2007. La Francia ha, in effetti, avuto un ruolo importante nella storia di Goldoni il quale, a causa delle continue polemiche scatenate dalle sue opere e dalla rivalità sempre più spietata con Carlo Gozzi, nel 1762 si trasferisce a Parigi. Nella capitale francese, però, le amarezze si rivelano essere di gran lunga superiori alle soddisfazioni: è costretto a scrivere canovacci (lui che con la commedia scritta aveva inteso restituire dignità al teatro) e lavori in francese con un solo carattere (genere di commedia che aveva sempre avversato). La vena poetica però non lo abbandona e realizza gemme quali "Il ventaglio" (1764) e "Le bourru bienfaisant" (1771) (in italiano "Il burbero benefico"), che viene messo in scena alla Comédie française di Parigi il 4 novembre 1771. Tra il 1784 ed il 1787 stende
la propria biografia in francese intitolata "Mémoires” in seguito
gli viene affidato l'incarico di maestro di italiano della famiglia
reale ed ottiene una pensione dalla corte, che però gli viene tolta
dall'Assemblea legislativa del 1792 a seguito della Rivoluzione francese.
G come Giullare. Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1997, è un drammaturgo (ma è anche scenografo, pittore e regista) italiano molto apprezzato all'estero. Nel 1990 viene chiamato a collaborare con la Comédie française di Parigi, ed è la prima volta che viene offerta tale possibilità ad un regista italiano, per mettere in scena “Il medico per forza” e “Il medico volante” di Molière. Nel maggio del 2006 la Comédie-Française propone allo Studio-Theatre il monologo di Dario Fo “San Francesco giullare di Dio”. La scelta di una figura storica come quella di San Francesco come protagonista di un pezzo teatrale viene presa da Dario Fo quando si rende conto di come fosse stato il Santo stesso a definirsi “Giullare” e di come avesse sempre mostrato nel predicare grandi doti da comunicatore che in qualche modo lo avvicinavano all’arte dell’attore. Il Francesco di Fo tenta di far rappacificare il lupo con la popolazione locale stanca delle sue devastazioni e delle aggressioni alle persone ed al bestiame; suo intento è quello di fare del lupo un buon cristiano e lo ammansisce in modo da renderlo ben accetto dalla gente. Il santo scopre presto però che l’inedita bontà dell'animale ha fatto sì che gli abitanti del luogo approfittassero di lui e lo maltrattassero. Amaramente Francesco si rende conto del proprio errore: “…Gran presunzione ho avuto: io pensavo di poter trasformare un lupo in un buon cristiano e invece non avevo capito che, prima, dovevo cercare do trasformare i cristiani in buoni animali!”.
Per l’uomo il tentativo di fuga è rappresentato dalla diversità sessuale, resa simbolicamente attraverso l’atto, compiuto nel finale, di indossare indumenti femminili ed il conseguente suicidio in abiti muliebri diviene, nella necessità di rendere pubblica la verità raggiunta per permettere ad altri di realizzare questa unica possibilità di rivoluzionaria fuga da ciò che è percepito come normale, un autentico martirio. S come Scimone e Sframeli. Spiro Scimone (autore ed attore) e Francesco Sframeli (attore) sono i protagonisti della nuova scena italiana. Il loro sodalizio artistico nasce nel 1990, anno in cui La compagnia Scimone-Sframeli debutta con “Emigranti” di Mrozek per la regia di Massimo Navone. Tra i tanti lavori che i due portano in scena si deve menzionare almeno “Aspettando Godot” di Samuel Beckett. Spiro Scimone scrive nel 1994 la sua opera prima “Nunzio”. È la storia di due uomini che vivono relegati ai margini della vita:uno sempre in giro (forse è un sicario) l’altro operaio in malattia (il male lo sta uccidendo) sempre chiuso in casa; i due amici sono uniti dalla tematica della morte che il primo somministra per lavoro e che l’altro attende nel suo lento spegnersi. Il tutto è condito dall’uso di un siciliano agevolmente comprensibile. Nel 2001 dal testo teatrale viene tratto il film "Due amici" interpretato e diretto da Scimone e Sframeli. Nel 1996 Spiro Scimone scrive la sua seconda commedia, "Bar", sconsolato resoconto dell’incontro di due solitudini, quella del barista con il sogno di preparare aperitivi e quella del disoccupato perso dietro al miraggio di un lavoro che non arriverà mai. Non sembra esserci riscatto sociale per due personaggi costantemente in attesa di un domani migliore. Del 1999 è la commedia di Scimone "La Festa" impietoso ritratto di una famiglia media (padre, madre e figlio) nel giorno del trentesimo anniversario di nozze dei genitori: a dominare saranno insofferenze reciproche, antiche incomprensioni, ricordi devastanti. Cinque anni dopo la “Festa” Scimone scrive “Il cortile” , opera di sapore beckettiano con i protagonisti melanconicamente immersi nella spazzatura di una discarica ed in perenne attesa di tempi migliori. Del 2006 è “La busta”. S come Seria. “…La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte. - Ci mangeremmo tutti, signora mia, l’un l’altro, come tanti cani arrabbiati. - Non si può. - Io mi mangerei - per modo d’esempio - il signor Fifì. - Non si può. E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa: - “Oh quanto m’è grato vedervi, caro il mio signor Fifì!” Capisce, signora? Ma può venire il momento che le acque s’intorbidano. E allora…allora io cerco, prima, di girare la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr’otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio…” É il famoso discorso
delle tre corde che Ciampa fa alla signora Fiorìca ne “Il berretto
a sonagli”, commedia in due atti scritta da Luigi Pirandello nel 1916 ed
andata in scena nelle stagioni 2004-2005 e 2005-2006 al Théâtre
du Vieux Colombier (i classici di Pirandello sono tra le rare commedie
italiane rappresentate dalla Comédie-Française). Ciampa è
il tipico eroe pirandelliano, il ragionatore implacabile, che di fronte
all’ostinazione con cui la signora Fiorìca fa di tutto perché
la notizia del tradimento del marito con la giovane moglie di Ciampa divenga
di dominio pubblico, porta la situazione alle estreme conseguenze dettando
le sue condizioni: o la signora Fiorìca si dichiara pazza, facendo
così apparire l’illecita relazione come il parto della sua fantasia
malata, o per salvare il proprio onore si vedrà costretto ad uccidere
i due amanti. La signora Fiorìca si dichiara pazza e Ciampa che,
denudato della sua maschera sociale ha costretto la delatrice a tirare
la sua corda pazza per non dover tirare la propria, si lascia finalmente
andare ad una dissacrante e terribile risata.
Théâtre du Vieux-Colombier
- 21 rue du Vieux-Colombier, Paris 6e
avec Cécile Brune, La Femme et Lucile Arché, La Fille: Alain Fromager, L’Homme Collaboration artistique
Cécile Falcon
Composée d’un prologue et de six épisodes, Orgie demeure une énigme écrite avec la nostalgie d’un temps immémorial où la voix n’était pas langage. Dès lors, les mots suivent une harmonie rythmique et mélodique qui envoûte et confine au rituel. Trois personnages anonymes : Homme, Femme, Fille, entament un dialogue fait de songes, de souvenirs, de confessions, de fantasmes. Tours et détours du désir, telles des volutes, circonscrivent un secret « familial ». Les frontières du réel et de l’interdit sont méthodiquement transgressées, sous-tendues par une tension rageuse et vitale. Évoluant dans un au-delà, ces trois ombres meurtries nous placent devant le caractère indéchiffrable de nos actes et le chaos des possibilités dont nous sommes entourés. Traducteur des dramaturges
grecs et latins, Pasolini est nourri de cette langue poético-politique
qui domine le théâtre antique et dont on retrouve ici la trace.
Pier Paolo Pasolini est né à Bologne en 1922 d’un père militaire et d’une mère institutrice. La mort brutale de son frère, résistant anti-fasciste et tué par des communistes italiens sous influence titiste, le marqua considérablement. Devenu enseignant et dénoncé pour détournement de mineurs, il perd son poste et est exclu du Parti Communiste italien. Après deux ans de chômage, il retrouve un emploi dans une école privée. La publication de son premier roman Les Ragazzi en 1955 lui vaut la notoriété et le scandale. En 1961 il réalise son premier film Accattone. L’exceptionnelle diversité des registres qu’il a traversés : poésie, roman, cinéma, théâtre, essai critique et théorique, font de lui un exemple parfait de l’intellectuel engagé. Le 2 novembre 1975 il est assassiné sur la plage d’Ostie dans des conditions non encore élucidées. Formé au théâtre
lycéen puis universitaire, Marcel Bozonnet commence sa carrière
d’acteur en 1966 avec Le Cimetière des voitures d’Arrabal. Il travaille
avec Marcel Maréchal, Patrice Chéreau, Alfredo Arias, Antoine
Vitez, Philippe Adrien avant d’être engagé en 1982 dans la
troupe de la Comédie-Française. Il y passe 10 années
fructueuses, jouant Gorki, Corneille, Racine, Goldoni, Jean Genet, Brecht,
Molière… En 1993, il est nommé directeur du Conservatoire
national d’art dramatique et, entre 2001 et 2006, il a été
Administrateur général de la Comédie-Française.
Il a mis en scène plusieurs spectacles dont La Princesse de Clèves
d’après le roman de Madame de La Fayette, Didon et Enée
de Purcell pour le Festival d’art lyrique d’Aix en Provence, Antigone
de Sophocle, et récemment, Le Tartuffe de Molière,
à la Salle Richelieu et Mon corps mon gentil corps, dis-moi…
de Jan Fabre interprété par Clotilde de Bayser, au Studio-Théâtre.
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Orgie, de Pier Paolo Pasolini |