Il Teatro

"Pagine corsare"
Teatro

Poesia in forma di prosa
Gabriella Trovato per tifeoweb.it

Si è da poco conclusa al Teatro Stabile di Catania la rappresentazione di "Porcile", una produzione del Teatro di Roma per la regia di Massimo Castri. L'opera è una delle sei tragedie scritte da Pier Paolo Pasolini nell'arco di un solo anno, il 1966, durante il quale fu costretto a letto per un lungo periodo a causa di una grave ulcera. 

Rifacendosi in modo abbastanza fedele al testo, Castri ne stravolge però l'ambientazione, dandogli un'impronta fiabesca in stridente contrasto con il testo, ottenendo così un risultato quasi onirico, forse ancora più inquietante. Un folto prato verde, una panchina, dei grandissimi fiori colorati si stagliano sullo sfondo nero (tutto in feltro e panno lenci, materiale che più di ogni altro richiama l'nfanzia).

Una scena di 'Porcile' per la regia di Massimo Castri
È il primo giorno di primavera e Julian (Antonio Peligra), protagonista della storia, compie 25 anni. Ida (Corinne Catselli), sua amica diciassettenne, cerca invano di conquistare il suo amore e di coinvolgerlo in politica, nella "prima e forse unica" marcia tedesca per la Pace. Ma Julian non prende parte, non si sbilancia, non aderisce ma non è nemmeno contro, perché sarebbe conformista anche da rivoluzionario... burlandosi di Ida, le dice che ha "un'altra cosa da fare", senza però rivelarle ulteriori dettagli e lasciando così insoddisfatta la sua curiosità. I loro dialoghi sembrano essere scollegati dalle loro azioni, dal loro esserci: si rincorrono come bambini contendendosi una palla, si rotolano nel prato in una dinamica di lotta giocosa che non trova equilibrio. I vicendevoli dispetti si mutano repentinamente in richieste di perdono, con un linguaggio infarcito di "trallallero-trallallà" e burle infantili anche quando si discute del pisciare o meno sul muro di Berlino.

Dal successivo dialogo di Ida con la madre di Julian (Ilaria Genatiempo), apprendiamo poi che il ragazzo si è chiuso in uno stato di catalessi: rigido a letto con i pugni serrati, custodisce dentro sé i suoi segreti, alienato da tutti e alieno agli occhi di tutti. Ai suoi familiari non resta altro che fare delle ipotesi sul suo dolore, sui suoi segreti, sul suo carattere indefinito. La stessa Ida infatti dirà: "di Julian non si può dire altro se non che è".

A questo punto che compare la figura di Hans Gunter (Mauro Malinverno), investigatore privato (a metà tra la Pantera Rosa e Dick Tracy, con tanto di impermeabile e cappello) al servizio del sig. Kloz (Paolo Calabresi), padre di Julian e ricco industriale tedesco, il quale rivela di aver scoperto i nefasti crimini nazisti commessi dal sig. Herdhitze, suo rivale in affari. La scena muta d'atmosfera con l' ingresso in scena proprio di Herdhitze (un bravissimo Milutin Dapcevic), che a sua volta riesce a ricattare Kloz rivelando il segreto di Jiulian: il suo erotismo zoofilo nei confronti dei maiali chiusi in un porcile non lontano dalla tenuta paterna. Da questo reciproco ricatto nasce la fusione e la complicità tra i due uomini d'affari, che da questo momento in poi figureranno sulla scena come li disegnerebbe Grosz, con la testa di maiali.

Nel frattempo Julian, dopo un onirico confronto con Spinoza (Miro Landoni), primo filosofo della ragione, torna ancora una volta dai suoi maiali... e sarà l'ultima. La tragedia è al suo epilogo. I contandini (Davide Palla, Miro Landoni, Vincenzo Giordano) giungono come in una processione funebre per dare a Herdhitze la notizia della sua morte, proprio durante la festa che celebra la fusione. Julian è stato sbranato dai maiali oggetto del suo amore, di lui non è rimasto niente, nemmeno un dito, un ciuffo di capelli, una suola di scarpa, un bottone. Vista l'assenza di tracce, Herdhitze intima ai contadini il silenzio sull'accaduto e sulla sua agghiacciante risata il sipario si chiude.

È uno spettacolo che lascia il segno, non solo per la bravura degli attori e per il coraggio delle scelte del regista, ma anche perché nella figura di Julian è impossibile non rivedere quella dello stesso Pasolini, e un triste presagio della sua morte atroce. L'amore di Julian per i maiali (da lui stesso definito come uno "stato di grazia quasi mistico"), il suo mutismo, la sua introversione, la sua regressione all'infanzia e la sua assenza voluta sono gli unici mezzi per alienarsi da un mondo che non lo capisce, che pare impossibile cambiare e a cui non vuole partecipare... il mondo dei maiali, della borghesia malvagia o di quella qualunquista e superficiale... ma in egual misura colpevole.

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FOTO: due scene da Porcile per la regia di Massimo Castri; Ugo Tognazzi, il signor Klotz, nella versione cinematografica di Porcile di Pier Paolo Pasolini.
 

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Poesia in forma di prosa, Gabriella Trovato

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