Il teatro
 

Pier Paolo Pasolini
Il teatro
Riflessioni, approfondimenti, resoconti

2005
Petrolio - Appunto 55 bis
Gianluca Riggi
Compagnia L'Archimandrita
Teatro Furio Camillo


Ninetto DavoliLa compagnia L'Archimandrita ha presentato al Teatro Furio Camillo un lavoro tratto dall'ultima opera di Pier Paolo Pasolini, Petrolio. Il regista Gianluca Riggi dopo lunghi mesi di lavoro sul romanzo incompiuto dello scrittore ha tratto Appunto 55 bis, mise en espace legata a uno dei capitoli più duri ed espressivi dell'intera opera letteraria pasoliniana. 

L' Appunto 55 è quello del Pratone della Casilina e il protagonista, Carlo, narra i suoi venti rapporti sessuali avvenuti durante una sera con ragazzi di Centocelle in cambio di qualche biglietto da mille lire. Il lavoro di Riggi si concentra su cinque di essi (interpretati da Ivan Marcantoni, Ginevra Sammartino, Stefania Rodà, Gamey Guilavogui, Marian Rosu e da Marco Cupellari nel ruolo del protagonista Sandro) ambientandoli in una realtà contemporanea. 

Lo spettacolo è il frutto di una "dialettica" con un autore scomparso attraverso una improvvisazione continua degli attori: per ritrovare tutto ciò che nella propria vita potesse essere riportato all'esperienza narrata dall'autore, cercare le similitudini e su queste creare una drammatuirgìa che, distanziandosi dal testo, potesse ritornare al testo nella scrittura finale dello spettacolo. Tutto è basato e ricercato - conclude la nota - attraverso le tecniche dell'improvvisazione portate alle estreme conseguenze: «Il non detto mai a nessuno prende il sopravvento su ciò che si dice a tutti, il non dicibile su tutto ciò che è lecito dire; coinvolgendo emotivamente lo spettatore, ma senza indurlo a nessuna forma di giudizio, vincendolo nelle descrizioni particolareggiate e poetiche dell'autore».

«Si tratta di teatro di narrazione e ho cercato di attualizzare il racconto chiedendomi soprattutto che volti avrebbero oggi quei ragazzini di borgata degli anni '60», spiega il regista. Attraverso la descrizione di quegli incontri Pasolini apriva un dettagliato squarcio sulla società in cui viveva, sui figli del popolo, i sottoproletari innocenti e puri che nel suo cinema avranno lo sguardo sognante del Ninetto di Uccellacci e soprattutto di Riccetto de La sequenza del fiore di carta

«Oggi al posto di quei ragazzi di periferia ci sono altre persone che vivono ai margini. Ho immaginato così un rumeno nella parte di un ragazzo di vita e ho chiesto a tutti gli attori di attenersi ad un canovaccio prestabilito ma di improvvisare ogni sera»...
 


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