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Teatro Siamo tutti in pericolo
![]() E veniamo allo spettacolo, che dal punto di vista dell’allestimento è logicamente alquanto scarno, un paio di sedie, un tavolino, un letto appoggiato alla parete di fondo su cui vengono proiettate foto d’epoca, mentre l’attenzione prevalente viene data al suo pensiero. Il copione, in questo caso, attinge a due articoli firmati per Il mondo e il Corriere della Sera, e alla celebre intervista che gli fece Furio Colombo il giorno prima che venisse ucciso. E sarebbe interessante chiedersi perché, invece dei testi creati apposta per essere recitati, sempre più spesso si preferisce portare alla ribalta i suoi scritti teorici, le sue pubbliche prese di posizione. Il fatto è che il teatro di Pasolini risente sempre di un qualche appesantimento saggistico, mentre queste riflessioni arrivano più dirette, in un certo senso più lievi, allo scopo. Vi sono lucide intuizioni che già prefigurano modi di essere odierni: la perdita di identità causata dal benessere, i giovani "aggressivi fino alla delinquenza, o passivi fino all’infelicità". Vi sono opinioni forse discutibili, come la probabile sopravvalutazione dell’invadenza televisiva: sempre, però, dai suoi argomenti sembra affiorare una sottile tensione poetica, mentre tra le righe - come giustamente sottolinea la regia - si insinua una segreta percezione della morte.
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