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Il teatro

"Pagine corsare"
Teatro

Siamo tutti in pericolo
di Renato Palazzi
20 aprile 2007 - www.delteatro.it

Che magnifico spazio teatrale è il MIL di Sesto San Giovanni, un vecchio stabilimento della Breda a pochi passi dall’area - ormai di grande attrazione - della Bicocca, un tempo destinato alla fabbricazione di locomotive, oggi in grado di ospitare una sala di spettacolo, un museo dell’industria e del lavoro, mostre, punti di ristoro. Ristrutturato con eleganza e discrezione, è accogliente, comodo, dotato di un palcoscenico variamente modificabile e di una platea di duecento posti. Avere sedi culturali decentrate come questa è un segno di civiltà. Verrebbe da dire che non sembra di essere a Milano: e infatti non siamo a Milano, siamo a Sesto.
Vorrei avere la capacità di collegare un luogo del genere, la cui gestione è affidata al Teatro Filodrammatici, con le idee di Pasolini che vi vengono amorevolmente rappresentate e rivissute dagli attori Gianluigi Fogacci e Massimiliano Sbarsi: Pasolini, in fondo, denunciava l’omologazione, l’appiattimento intellettuale generato secondo lui soprattutto dalla televisione, e la disumanizzazione, la perdita di contatto sociale delle periferie: oggi, in un contesto ovviamente assai diverso, esperienze non rare come quella del MIL costituiscono di per sé, se non un decisivo baluardo, certo il segnale di una forte inversione di tendenza.

E veniamo allo spettacolo, che dal punto di vista dell’allestimento è logicamente alquanto scarno, un paio di sedie, un tavolino, un letto appoggiato alla parete di fondo su cui vengono proiettate foto d’epoca, mentre l’attenzione prevalente viene data al suo pensiero. Il copione, in questo caso, attinge a due articoli firmati per Il mondo e il Corriere della Sera, e alla celebre intervista che gli fece Furio Colombo il giorno prima che venisse ucciso. E sarebbe interessante chiedersi perché, invece dei testi creati apposta per essere recitati, sempre più spesso si preferisce portare alla ribalta i suoi scritti teorici, le sue pubbliche prese di posizione.

Il fatto è che il teatro di Pasolini risente sempre di un qualche appesantimento saggistico, mentre queste riflessioni arrivano più dirette, in un certo senso più lievi, allo scopo. Vi sono lucide intuizioni che già prefigurano modi di essere odierni: la perdita di identità causata dal benessere, i giovani "aggressivi fino alla delinquenza, o passivi fino all’infelicità". Vi sono opinioni forse discutibili, come la probabile sopravvalutazione dell’invadenza televisiva: sempre, però, dai suoi argomenti sembra affiorare una sottile tensione poetica, mentre tra le righe - come giustamente sottolinea la regia - si insinua una segreta percezione della morte.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Siamo tutti in pericolo, di Renato Palazzi

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