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Teatro Testamento di sangue
Il 27 luglio 2006, presso il Chiostro di sant’Agostino di Soriano nel Cimino, nell’ambito del III Festival Pasolini, si è tenuta la rappresentazione teatrale Testamento di sangue di Dario Bellezza, regia di Nuccio Siano. Un’opera tratta dall’omonimo testo del poeta Dario Bellezza, scomparso dieci anni fa, dove Nuccio Siano è anche protagonista, nel dramma di un mondo ai margini della realtà che ci colpisce come un pugno nello stomaco. In un’ambientazione essenziale si incontrano e si scontrano diversi personaggi, figli di una Roma periferica e marcia, e di un decennio, gli anni ’90, che diventa l’emblema di un mondo in decadimento e privo di qualsiasi valore. Un disfacimento culturale ed emozionale, sublimato nella figura del Poeta, interpretato magistralmente dallo stesso Siano che, con il suo modo di esporre un pensiero diviso tra brutalità umana e sensibilità artistica in un italiano a volte assurdamente aulico, rappresenta le due facce della mediocrità borghese. Il Poeta è innamorato di Ivan, ragazzo posto a simbolo della gioventù e della bellezza, destinato alla morte fisica per sfuggire a quella spirituale, causata dal prematuro disfacimento di ogni valore e da un progressivo imborghesimento. Il ragazzo in qualche modo sembra essere predestinato alla prima delle due: si muovono intorno a lui un Terrorista e un Travestito, entrambi devastati dalla droga e dall’ambivalenza della loro coscienza. Tutti questi personaggi sono
legati tra loro dai fili manovrati da una Morte sfacciata e puttana. L’eredità
pasoliniana viene raccolta e rielaborata per essere resa attuale. Testamento
di sangue ci propone una galleria di personaggi-tipo, uomini invisibili
che si muovono dietro l’ombra di una società che fa finta di continuare
a credere al mito del ’68, del benessere, della felicità.
Quella di mettere in scena un lavoro carico di momenti di pura poesia, è un’impresa ardua e spesso si rischia di cadere nel retorico o nel cattivo gusto. La forza dei dialoghi e la violenza espressiva dell’opera di Dario Bellezza, vengono invece messe in risalto da una regia asciutta, ma allo stesso tempo carica di trovate che enfatizzano il nucleo centrale della visione del poeta. Testamento di sangue è la chiara dimostrazione che, malgrado la triste situazione dello spettacolo in Italia, sia dal punto di vista culturale che da quello economico, è ancora possibile imbattersi in lavori di grande intensità, in grado di farci immergere completamente in un mare di desolante e sublime poesia.
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