Il teatro

"Pagine corsare"
Teatro

Pasolini, la prima volta
Lucilla Morlacchi: "Ho scoperto un classico"
di Matteo Speroni
Archivio storico del "Corriere della Sera", 7 ottobre 1995

Lucilla MorlacchiLa paura dello straniero invasore, della guerra che avanza scavando sentieri di morte nella propria terra, l'angoscia dell' incombente sterminio etnico. "I Turcs tal Friul", scritto da Pier Paolo Pasolini, ancora ventiduenne, in dialetto casarsese, racconta dell' invasione turca in Friuli alla fine del quindicesimo secolo. E' un testo teatrale rimasto nell'ombra per decenni, fino a quando, l'anno scorso, Elio De Capitani ha coraggiosamente deciso di proporlo alla Biennale di Venezia con un allestimento corale che coinvolge una trentina di attori, tra i quali Lucilla Morlacchi, Giovanni Visentin, Fabiano Fantini, Renato Rinaldi.

Prodotto da Teatridithalia e dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con le musiche di Giovanna Marini, "I Turcs tal Friul", che sarà al Teatro dell' Elfo da lunedì a domenica prossimi, si muove tra dilemmi laceranti, tra scelte intimamente religiose o eroiche degli abitanti di un borgo che sta per essere travolto dalla violenza della guerra. Così, tra i protagonisti, nella stessa famiglia c'è chi si affida alla preghiera, come il giovane Pauli, o chi decide di lottare, come il fratello Meni, che morirà abbandonando il suo corpo senza vita alla straziante disperazione della madre Lussia, interpretata da Lucilla Morlacchi. "E' straordinario per me, che non sono madre - dice l'attrice - rappresentare il dolore di una donna che perde il figlio". Il suo, nonostante abbia poche battute, è un personaggio centrale nell'allestimento. 

Come ha fatto a costruire una figura di grande spessore con poche parole? "E' merito di De Capitani, che ha voluto portare in scena Lussia in un angolo, in un buco, muta, ma presente. E poiché so che lei è lì, ci devo essere anch' io, con tutta me stessa".

Lei, in passato, si e' dedicata soprattutto ai classici: Brecht, con Squarzina, Cechov con Visconti, ad esempio. Risale a pochi anni fa, poi, una memorabile interpretazione de "Le donne de casa soa", di Goldoni, con la regia di Gianfranco De Bosio. Di recente invece sembra attratta più da autori contemporanei. L' inverno scorso "Ritorni d' emozione", di Wenzel, oggi Pasolini... "No, no, non c'è nessuno spostamento. Ho la fortuna di poter scegliere tra le parti che mi vengono proposte. Così decido per ciò che mi piace, per ciò che ritengo coerente con la mia storia di attrice. E poi, senza dubbio, Pasolini è un classico".

Questa è la prima volta che porta Pasolini sul palcoscenico? "Addirittura non lo conoscevo, non lo avevo mai affrontato, neanche verso me stessa. Mi sentivo più vicina a Testori, forse perché era lombardo. Ma ora, scoprendolo, mi accorgo che fu un genio, purtroppo oggi non amato e considerato come dovrebbe essere. "I Turcs tal Friul", in particolare, è un testo eccezionale e inquietante: scritto durante l'invasione nazista in Friuli, parla di violenze di cinque secoli prima, e viene rappresentato oggi, con il genocidio della ex Jugoslavia alle porte. Inoltre, contiene persino delle premonizioni: c'è la sua morte, di Pasolini, in quest' opera".

L' impatto con il dialetto? "E' stato faticoso, anche se mia madre era friulana. Ma il dialetto è essenziale per capire lo spirito di gente che, ancora oggi, è attaccata alle proprie radici con un orgoglio e una dignità che noi milanesi non abbiamo più. Il pubblico, comunque, non deve spaventarsi: lo spettacolo si segue benissimo, anche se è recitato in casarsese".

C'è stata un' interpretazione che ha amato piu' delle altre? "Ricordo più le parti che avrei voluto fare meglio e che vorrei reinterpretare oggi. Purtroppo però è impossibile: il teatro in Italia sta vivendo un momento difficile, ed è già tanto se riusciamo a fare qualcosa. Inoltre ci sono personaggi necessariamente legati all'età: so che non potrò mai più essere Giulietta...".

 

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Pasolini, la prima volta. Lucilla Morlacchi: "Ho scoperto un classico", di Matteo Speroni

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