Pier Paolo Pasolini
La vita
.
Psicologia sessuale
e repressione..
di Cesare Viviani
...
"Non riusciremo
mai a rendere alla Chiesa
il male
che ci ha fatto"
.
I funghi velenosi
Secondo la cultura dei più,
tutto ciò che non è finalizzato va contro il codice del buon
senso. Per ogni cosa il suo significato. Un’ossessione è stata la
ricerca del senso della vita.
Tutti, o quasi, gli uomini
cercano un fungo nella selva oscura: beato chi l’ha trovato, il fungo della
sua vita. E i più lo trovano sotto diverse specie: un santino, la
tessera del partito, un distintivo, un profilattico, una fede al dito,
un paio di mutandine, i baffi del capufficio, il sorriso della suocera,
una pagina del libro di storia, una citazione in un saggio di Agosti, un
libretto di risparmio, la parola del Papa, la dispensa piena, un fiasco
vuoto, le scarpe lucide, i capelli sempre a posto, un carburatore in fase,
una foto di Fanfani o di Bouchet (Barbara), venti metri in apnea, la polluzione
notturna, la villa, la poltrona di Le Corbusier, la poltrona del direttore,
il potere, la mamma, il potere della mamma.
Ma ci sono anche quelli che
ritornano a casa a mani vuote. Eppure hanno cercato: è sembrato
loro di vederlo il fungo, più volte, ma poi accostando la mano al
cespuglio si sono accorti che era stata un’illusione: erano solo foglie,
cadute in modo tale da assumere la forma ricercata. (Erano sorrisi rivolti
in modo tale da assumere la forma dell’amore. Erano parole dette in modo
tale da assumere la forma della verità. Erano promesse fatte in
modo tale da assumere la forma della fede).
Dopo giorni e giorni di vane
ricerche, derisi dagli altri – "fortunati cercatori" – non reggono all’amarezza:
chi impazzisce ripetendo all’infinito storie di boschi e di stagioni, di
fungaroli e di foglie morte. E chi, addirittura, si uccide.
Poi ci sono anche coloro
che sono stati trovati morti per aver mangiato distintivi, tessere, scarpe
lucide, carburatori, poltrone, mamme: funghi velenosi. Ma qui il discorso
si farebbe lungo. Mentre ci basta aver narrato come tutto è impostato
sulla ricerca del significato.
Sì, mi si può
rispondere che se è stato così e non altrimenti, ciò
è dovuto al fatto che l’uomo storico così progrediva e cresceva.
E mi si può dire che è un’astrazione, una chimera pensare
che tutto sia stato sbagliato. O una fuga dalla realtà. D’accordo!
rispondo: noi siamo qui e non fuggiremo. Ma mi sembra che non possiamo
vivere senza un contatto più o meno intenso con i desideri, con
l’utopia, con un altro mondo. E che è suggestivo immaginare per
un momento che tutto sia stato sbagliato e pensare che questo mondo, dove
l’uomo impara sempre meglio a uccidere se stesso e gli altri, potesse essere
diverso, molto diverso da quello che è.
Santificato o peccato
Anche il sesso è sempre
stato finalizzato: tanto da costringere la donna a diventare madre, santa
o puttana. L’atto sessuale, santificato o peccato. E l’uomo, un dongiovanni,
un pederasta o un maritato.
Dunque si è sempre
avuto bisogno di un contesto da cui l’atto assumesse significato. Ma il
contesto è stato anche la via della società classista, dello
sfruttamento, dei genocidi e delle guerre. (Forse allora la eliminazione
del contesto – il nonsenso – può essere un momento di prassi alternativa,
tanto quanto esce dalla capacità di controllo di chi detiene il
contesto-potere?)
Adesso alcune ipotesi o esempi
o citazioni o episodi (questi ultimi tratti da esperienze non fantastiche)
più o meno riferiti al tema della repressione sessuale e dell’omosessualità.
1. L’omosessualità,
che è una delle modalità di realizzazione della sfera affettiva
e che, quindi, dovrebbe avere possibilità di attuazione così
come le altre, riceve invece una valutazione morale (e a volte una sistemazione
pseudoscientifica) tale da essere stata considerata una espressione contraria
alla natura.
2. A proposito del concetto
di natura, è utilissimo sapere che gli animali in stato di libertà
praticano l’omosessualità ma non sono omosessuali permanenti. La
loro società, infatti, non li condiziona al legame permanente.
3. La società del
capitale, dove il tempo e lo spazio sono solo quelli della produzione,
non tollera le esigenze improduttive dell’uomo. Così come impedisce
la ricerca di un tempo e di uno spazio individuali. Impossibilitato a cercare
una misura propria e spesso ignaro di questa possibilità, ciascuno,
o quasi, finisce per organizzare la sua psicologia con un insieme di "pezzi"
mutuati dalla cultura dei più.
4. In una comunità
dell’Oregon, sorta nel 1960, si attua un’esperienza di liberazione sessuale
(la cosiddetta "pedagogia orientata"). Uno dei riferimenti teorici è
questo: «Dato che non si può avere una sessualità infantile
senza condizionamenti, si incoraggiano i bambini al polimorfismo, che è
già, secondo noi, una loro spiccata tendenza». Uno dei metodi
è quello della soddisfazione di ogni stimolo presentato. Il risultato
è sorprendente: «Non ci sono esasperazioni o figure tipiche
nel comportamento sessuale dei nostri giovani», scrive l’animatore
della comune, «tanto liberamente essi hanno potuto esprimere in vari
modi la loro sessualità».
5. L’autopunitività
è uno dei fondamenti della cultura dei più. Anche un proverbio
dice: "chi ride il venerdì, piange il sabato la domenica e il lunedì".
6. Nella coppia omosessuale,
l’attivo e il passivo non fanno altro che riprodurre lo schema disparitario
della coppia eterosessuale.
7. Ho sentito dire: «Non
capisco perché i genitori, subito così solleciti a soddisfare
gli stimoli della fame, della sete e del sonno dei figli appena nati e
cresciuti, siano poi così insensibili di fronte allo stimolo della
loro sessualità».
8. «Non abbiamo ancora
elementi per decidere che cosa accadrebbe se si lasciassero sviluppare
in pace i bambini: crescerebbero come piccoli selvaggi oppure percorrerebbero
da soli una serie di graduali mutamenti anche in assenza di un aiuto esterno?»
Anna Freud, Il periodo di latenza.
9. «La razionalità
capitalistica, in quanto è nella sua essenza una forma di violenza,
estranea e antagonista rispetto ai bisogni reali della maggioranza degli
individui, è costretta a schiacciare sul nascere ogni proposta che
appaia irrazionale, insieme a ogni sospetto di una razionalità alternativa».
Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria.
10. La vera castrazione e
il vero complesso di Edipo non consistono, forse, nella implacabile riduzione
delle infinite potenzialità del bambino a poche possibilità
di significato? «Nell’età in cui il bambino impara a padroneggiare
il vocabolario della sua lingua materna, egli prova un gusto evidente a
"sperimentare giocando" con questo materiale; accosta le parole senza badare
al senso, pur di ottenere l’effetto piacevole dato dal ritmo e dalla rima.
A poco a poco gli vien tolto questo divertimento, e alla fine non gli sono
più consentite che le combinazioni verbali dotate di senso».
Sigmund Freud, Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio.
11. Al giovane si dice: «Non
andar mai con gli uomini». Alla giovane si dice: «Non andar
mai con le donne, e stai attenta agli uomini». Ma l’individuazione
sessuale si può avere attraverso le esperienze e non attraverso
le proibizioni!
12. Partendo dalla considerazione
che l’omosessualità (anche quando è comunicata) si forma
sempre nel clima del divieto assoluto di attuarsi come "una delle modalità
di realizzazione della sfera affettiva", sempliciotta e vetusta appare
la citazione che segue: «[A Pasolini] dissi che l’omosessualità
è dovuta a un mancato sviluppo e ad una regressione del comportamento
erotico a fasi immature, preadolescenziali. È il prolungamento dei
giochi sessuali dei ragazzetti. È l’impulso sessuale che non arriva
ad orientarsi verso la donna per troppo rispetto...» Cesare Musatti,
"L’Espresso", 16 novembre 1975.
13. Infatti, così
come la repressione sessuale, anche il "mancato sviluppo" riguarda tutti.
Distinguere allora omosessualità e eterosessualità (la cui
differenziazione, oggi, si verifica, sulla base di una pesante e generale
repressione, solo per casuali dinamiche psicologiche ed esistenziali, sempre
interpersonali) assume il solo significato di rafforzare la repressione
e il meccanismo di emarginazione.
14. Distinguere il comportamento
erotico in fasi immature e mature, vuol dire presupporre un arco esistenziale
progressivo ed evolutivo, tendente alla "maturazione". (In questa logica,
la ricomparsa di cose passate è sempre regressione). Ma la "maturazione"
(nel modo in cui s’intende) non è altro che un riferimento, più
o meno diretto, a un modello di cultura di marca efficientista che almeno
gli psicoanalisti dovrebbero riconoscere ed evitare subito.
15. Uno slogan, non del tutto
banale: «Siamo tutti uguali (più o meno) in quanto a sesso.
Mentre potremmo essere tutti diversi, l’uno dall’altro. Invece molti sono
costretti a essere "diversi"».
16. «Cancellare per
sempre la realtà borghese e non apportare modifiche parziali!»
rispondono alcuni omossessuali autonomi collegati al "Fuori" a Franco Fornari
che ripete la classica formuletta: «L’omosessuale identifica se stesso
con la propria madre e immagina il proprio partner come il sostituto di
se stesso bambino». "Corriere della Sera", 12 febbraio 1975.
17. Dicono anche le più
ortodosse ricerche di genetica umana che «Le alterazioni cromosomiche
e ormonali, le carenze ghiandolari e le alterazioni genitali non comportano
l’omosessualità. Tra questa e un qualunque dato clinico non esistono
correlazioni di sorta».
18. Tutte le pratiche sessuali
non finalizzate alla procreazione hanno significati diversi (o nessun significato)
ma non certo inferiori a quelli della procreazione. Il significato del
gioco, per esempio. Un gioco "improduttivo" e "disorganizzato", senza tempo,
ripetitivo, apparentemente senza senso: un gioco all’infinito: dove il
sesso si libera delle finalità per ritornare a essere semplicemente
la soddisfazione di un bisogno fisico (istinto), il raggiungimento di un
piacere. Dove il sesso non è più distinto per "categorie"
o per "tipologie", ma ritrova la sua unità e la sua autonomia nella
possibilità di una realizzazione libera da ogni obbligata finalità
e per questo anche finalizzata, libera da ogni obbligata uniformità
e per questo anche uniforme, libera da ogni obbligato orientamento e per
questo anche orientata.
E per finire, torniamo al
contesto e alla sua psicologia. Perché tutto abbia un significato,
si è costituita persino una possibilità di interpretazione
(di significazione) anche di ciò che sembrava irriducibile alla
ragione e non codificabile (ed ecco, appunto, l’analisi dell’inconscio).
Ma ciò ha voluto dire altresì la formazione di una gabbia
di razionalità sempre più asfissiante. Invece, molte cose
che "non si possono spiegare" o che non è immediatamente utile spiegare
potrebbero restare senza significato, come momenti della nostra vita dinamici,
aperti, come potenzialità indeterminate. Anche perché nessuno
può garantire che il significato sia sempre necessario alle cose.
Maggio 1976
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Da AA.VV., Dedicato a
Pier Paolo Pasolini, Gammalibri (Kaos Edizioni), Milano 1976, già
nel n. 7 della rivista letteraria «Salvo imprevisti» (per gentile
concessione dell'Editore)
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SU
VITA E MORTE
DI
PIER PAOLO PASOLINI
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